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Le 10 case di cui avete letto nei romanzi

Le case abitate da famosi scrittori che hanno ispirato i loro romanzi più noti

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Damian Entwistle via Flickr

Quante volte, leggendo un libro, avete cercato di immaginare gli scenari evocati tra le pagine? Che si tratti di luoghi reali o di fantasia poco importa: la geografia letteraria è prima di tutto una mappa dell'anima, di chi scrive e dei suoi ricordi. Le case dove i grandi autori hanno vissuto spesso non si limitano a testimoniarne il passaggio, ma ne incarnano il percorso umano e poetico. Tra quelle mura sono nati personaggi, sogni, tormenti che poi si sono persi per il mondo, consegnati all'immaginazione dei lettori perché li facessero propri, strappandoli al seno che in origine li aveva nutriti. Ma la letteratura, come la vita, lascia un'impronta sulle cose. Magari lieve, sbiadita dal tempo, eppure indelebile. Ed è per questo che si può ancora cercare Joyce tra le vie della sua amata-odiata Dublino, o respirare il profumo della lavanda come Virginia Woolf in mezzo alla brughiera.

Le case assomigliano a chi le abita, ne assumono facilmente vezzi e difetti, ma al contempo plasmano il carattere, influenzano l'umore: un’architettura tetra e opulenta, intrisa di passato, ospiterà pensieri più contorti, mentre una casa umile ma vivace e piena di sole, lascerà la mente libera di giocare. Noi ne abbiamo raccolte dieci, spaziando dall'Inghilterra (con l'aiuto del Guardian) all'America Latina. Dieci mondi in bilico tra realtà e fiction, dove altrettanti nomi illustri della letteratura hanno vissuto e concepito alcune tra le loro opere più note. Dieci modi per rivivere insieme storie immortali che continuano ad emozionare, attraverso i luoghi che le hanno ispirate.  

Jane Austen - Godmersham Park, Kent (Inghilterra)

Figlia di un modesto pastore anglicano, Jane Austen non aveva certo vissuto nel lusso. Almeno fino a quando il fratello Edward, adottato da una coppia di ricchi parenti senza figli, non ereditò le dimore di Godmersham e Chawton. La prima, monumentale, elegante residenza in stile italiano, traboccante di servitù, ospitava regolarmente balli ed eventi mondani. La seconda, meno maestosa ma altrettanto affascinante, era la perfetta casa di campagna dell’aristocrazia inglese più snob. Qui la scrittrice sperimentò da vicino fasti e privilegi del mondo che poi avrebbe con tanto acume raccontato, arrivando persino a convincersi, come scrisse alla sorella Cassandra, che solo lì si potesse davvero essere felici.

 

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Charlotte Brontë - Norton Conyers, Yorkshire (Inghilterra)

Come Jane Austen, anche la maggiore delle sorelle Brontë, figlia di un curato, entra nel mondo dell'aristocrazia dalla porta di servizio. Svolge infatti il lavoro di istitutrice, che la porta nel 1836 a Norton Conyers, Yorkshire. La dimora, imponente, pittoresca e lugubre allo stesso tempo, atterra ben presto tra le pagine di Jane Eyre, con il nome di Thornfield Hall. A quanto pare è il luogo giusto per segregarci una moglie pazza. Il romanzo non tralascia nessun dettaglio: persino la scala nascosta dietro la galleria del primo piano è la stessa. Anche il baronetto dal carattere impetuoso che se ne serviva per le sue scorribande notturne non passa inosservato. A lui l'autrice si ispira per tratteggiare il ritratto del byroniano, controverso Rochester, innamorato di Jane, ma legato suo malgrado alla prima sposa, pazza appunto, che si aggira al terzo piano.

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Virginia Woolf - Talland House, Cornovaglia (Inghilterra)

Un luogo incantato, avvolto da prati verdi e accarezzato dalla brezza del mare. Siamo in cima a un dolce pendio e in lontananza si scorge il profilo di un faro. Qui la piccola Virginia trascorreva i mesi da luglio a settembre insieme alla sua numerosa famiglia e agli amici che venivano a godere la quiete del posto. Un'infanzia felice, in mezzo alla natura, in uno scenario idilliaco, prima che il destino beffardo spazzasse via tutto, portandosi via in pochi anni la madre e due fratelli. In Gita al faro, l'autrice torna idealmente a Talland House, in Cornovaglia. Il suo è un viaggio delicato e dolente nel ricordo, fino a quel luogo ormai mistificato in cui tornano a vivere i suoi amati fantasmi.

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Agatha Christie  - Lawn Road flats, Hampstead, Londra (Inghilterra)

La campagna cede il posto alla città, quella che cambia volto e rinasce dalle macerie dopo la seconda guerra mondiale. È qui che Agatha Christie si trasferisce negli anni 40, scegliendo come dimora un palazzo appena costruito, figlio dell'utopia modernista. Con le sue geometrie audaci e le infinite finestre a nastro, l’edificio testimonia la metamorfosi urbana e finisce per contagiare anche l'ambientazione dei romanzi. Pensiamo ad esempio alla casa moderna e piena di luce de Nella mia fine è il mio principio. L'architettura razionale e astratta è capace di celare misteri e orrori, ancor più inquietanti quando camuffati dietro un'apparenza rigorosa. Ripristinare l'ordine, arginare il caos: questo è sempre il fine dell'indagine. Lo stesso ordine che la regina del giallo poteva ammirare ogni giorno, affacciandosi al suo balcone.

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Marcel Proust - 102 Boulevard Haussmann, Parigi (Francia)

Dopo una carrellata di donne, è il turno di un uomo. Per scoprire il suo mondo, lasciamo l'Inghilterra e ci fermiamo a Parigi, in Boulevard Haussmann. È qui che la città rivela la sua anima più moderna, ed è qui che Proust decide di trincerarsi nel passato, chiudendo fuori il nuovo, per dare alla luce il suo capolavoro. La zona non gli piaceva, ne detestava colori e rumori, ma non poteva pensare di vivere in un luogo che sua madre defunta non avesse mai conosciuto. Così si trasferì al numero 102, ma lo riportò indietro nel tempo: sigillò porte e finestre, isolò la sua camera col sughero, tagliò fuori il panorama con pesanti tende di velluto e riempi lo spazio di vecchi mobili ingombranti. La casa divenne dunque uno scrigno nostalgico, cupo, ma rassicurante, un luogo dell'anima, sottratto all’incubo del futuro. Il rifugio ideale da cui partire alla ricerca del tempo perduto.

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Ernest Hemingway - Finca La Vigia, L’Avana (Cuba)

Ben altre atmosfere, ariose e piene di luce, sono quelle che caratterizzano Finca La Vigia, tenuta cubana in cui Ernest Hemingway scrisse alcune tra le sue opere più significative, come Per chi suona la campana e Il vecchio e il mare. Lo scrittore americano scoprì Cuba per caso, quando nel 1928, di passaggio con la famiglia, visitò L’Avana. Fu amore a prima vista. A incantarlo era soprattutto la pesca d’altura dei marlin, un’arte in cui si cimentò, divenendo amico di molti marinai e pescatori locali. Per questi ultimi le porte della sua casa erano sempre aperte e le chiacchiere, innaffiate dal rum, si protraevano fino a notte fonda. A uno di questi veterani della pesca è ispirato il protagonista de Il vecchio e il mare.

Un post condiviso da Nicole Najafi (@nicolenajafi) in data:

 

Gabriel Garcia Marquez - Casa natale, Aracataca (Colombia)

Restiamo in America Latina per visitare Aracataca, il pittoresco villaggio colombiano divenuto celebre col nome di Macondo nel capolavoro di Garcia Marquez, Cent'anni di solitudine. Siamo nel distretto del Magdalena, sotto la Sierra Nevada de Santa Marta, tra le piantagioni di banane dove si insediò la United Fruit negli anni ’20: scenografia ed eventi sono gli stessi del romanzo. Márquez è nato qui, in questa terra umile, arcana e selvaggia, ne ha assorbito i miti e le leggende, trasfigurandoli in un’epopea immortale. La sua casa, oggi un museo, è ancora lì, piccola e fiabesca, col suo tetto bizzarro e davanti un tappeto di fiori. È tra queste mura che lo scrittore ha imparato a sognare, plasmando il suo mondo fantastico a immagine e somiglianza di questa realtà fuori dal tempo.

 

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Thomas Mann - Buddenbrookhaus, Lubecca (Germania)

Benvenuti a Lubecca, la città dei Buddenbrook. È in questo borgo medievale, fatto di strade tortuose e guglie aguzze, che Thomas Mann viene alla luce, figlio di un'agiata famiglia borghese che da metà 800 abita in una superba casa rococò. La dimora, teatro di drammi e riti familiari, cornice sontuosa dei destini del giovane Thomas e dei suoi cari, diviene la casa dei Buddenbrook, il luogo in cui si condensa l’essenza e la decadenza della borghesia europea. Tutti i personaggi del romanzo rimandano a persone reali; le sale del palazzo, fedelmente descritte nei minimi particolari, tutte le tradizioni e le storie che vi venivano custodite, confluiscono nella scrittura. L’autore mette a nudo il suo mondo, e così facendo fa i conti con se stesso, a partire da quel rifugio dorato, ma attraversato da mille ombre e tensioni, che lo ha visto bambino.

Un post condiviso da Susanne Dirkwinkel (@knotensusi) in data:

 

James Joyce - No. 15 Usher's Island, Dublino (Irlanda)

James Joyce odiava Dublino, eppure ne era ossessionato, al punto da affermare che se un giorno la città fosse andata distrutta, attraverso i suoi romanzi sarebbe stato possibile ricostruirla. Le descrizioni minuziose di luoghi e strade sono una costante nelle opere di Joyce, ma una casa in particolare ne ha segnato l'immaginario, meritandosi un “tributo” nel racconto più noto di Gente di Dublino, I Morti. È la residenza di Usher’s Island, una palazzina georgiana “scura e scarna” davanti al fiume, dove risiedevano gli zii del piccolo James. E certamente una delle feste svoltesi dietro quella facciata rossa ha ispirato la cena al centro del racconto, un evento mondano che diventa un crocevia di vite e ricordi, ossessioni e turbamenti. La casa era stata abbandonata a se stessa, e cadeva a pezzi, quando un fan dello scrittore irlandese ne ha preso in carico il restauro. E proprio la fedele ricostruzione del libro ha guidato i lavori.

 

Un post condiviso da Patrick Boyle (@patrickmboyle) in data:

Giuseppe Tomasi di Lampedusa - Villa Lampedusa, Palermo (Italia)

L'ultima tappa di questo viaggio immaginifico non poteva che essere in Italia. Qui, a un passo dal mare di Sicilia, in un'atmosfera sontuosa e decadente, incontriamo Tomasi di Lampedusa, che trasse ispirazione dal palazzo della sua famiglia per l'ambientazione del suo romanzo più noto, il Gattopardo. Ecco allora Villa Lampedusa, a San Lorenzo Colli (fuori Palermo), la piana in cui nel settecento l'aristocrazia locale costruiva le proprie dimore fuoriporta. Il maestoso edificio, coi suoi riti mondani e il suo sfoggio di opulenza, diviene lo spunto per il principesco Palazzo Salina del romanzo, un tempio di ricchezza e privilegio impermeabile ai rovesci della Storia. Oggi solo i muri esterni tengono in vita quella dimora in cui l’autore passava le estati, ma il fascino è rimasto immutato.

Un post condiviso da Valeria (@__valerialetizia) in data:

 
di Elisa Zagaria / 22 Agosto 2017

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