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Film e architettura, 10 storie d'amore

Relazioni (pericolose e non) tra cinema e opere d'architettura, in cui ciascuno contribuisce al racconto dell'altro

10-film-architettura

Quello del cinema è un campo piuttosto vasto e pieno di contesti dove l’architettura gioca un ruolo fondamentale, sia per l’aspetto estetico e il tono che il film trae da essa, sia per l’utilizzo degli spazi che il regista piega al suo volere. Questa è una lista (non certo una classifica) di storie d'amore tra film e architettura, di opere che fanno di questa relazione un’arte: Per quanto in alcuni casi l’occhio venga rapito da qualcosa che conosce, non è essenziale che vi siano architetture famose o palazzi storici ultra noti sullo sfondo, ma un insieme di elementi per cui il film, senza quel determinato contesto non sarebbe stato lo stesso.

 

1. Ladri di biciclette - Vittorio De Sica

Partiamo dall'Italia, perché se abbiamo qualcosa di cui vantarci, questa è sicuramente la cornice in cui i nostri film venivano ambientati durante l'epoca d’oro del cinema made in Italy, la prima menzione è quindi ovvia, quasi banale, ma doverosa.

Il riconosciutissimo capolavoro di Vittorio De Sica è una rappresentazione storica e grafica dell’Italia del dopoguerra, una Roma ancora piena delle sue bellezze contrapposta alla povertà di chi ne componeva il tessuto sociale.

 

2. La Grande Bellezza - Paolo Sorrentino

Non è un caso che in coda a Ladri di Biciclette ci sia il celebre film di Paolo Sorrentino. I due raccontano non solo la stessa città in due epoche e contesti sociali assolutamente contrapposti, ma quello di Sorrentino antepone a tutto la sua trasformazione, “disegnandola” con il suo vestito più sfarzoso, appariscente e forse vuoto. Un punto di vista sulla Roma simbolo di un capitale creativo nato proprio negli anni 50, rivista 60 anni dopo, cambiata nel tessuto urbano, nell’impatto grafico, che ancora si fregia di una grande bellezza che di concreto ha solo la facciata evocativa di un tempo ormai passato.

 

3. Deserto Rosso - Michelangelo Antonioni

Lasciamo le grandi bellezze per avventurarci in un mondo più ostile e alienante: quella in cui Michelangelo Antonioni ambienta il suo “Deserto Rosso” è una Ravenna industrializzata, meccanizzata e alienante, usata come metafora per descrivere lo stato d’animo della protagonista. Qui non è una città dalla forte identità ad essere il complemento, ma l’architettura di natura industriale che assale l’inquadratura, in una fotografia stupefacente per l’epoca e una Monica Vitti in uno dei suoi ruoli più complicati.

 

4. Lost in Translation - Sofia Coppola

Tokyo è famosa per le sue insegne al neon, la sua densità urbana, i suoi eccessi stilistici ed estetici. La storia d’amore mancata di Sofia Coppola, invece, ritrae la città sullo sfondo di un insolito Bill Murray (nel ruolo che lui stesso ha dichiarato essere il suo preferito, tra tutti quelli da lui recitati), e una giovanissima Scarlett Johansson, in maniera delicata, una Tokyo sfuocata, quasi immersa in un acquario in cui i due protagonisti si sentono pesci fuor d’acqua.

 

5. The Grand Budapest Hotel - Wes Anderson

Sembra quasi paradossale usare la parola “concreto” affiancata a uno dei registi più fiabeschi degli ultimi anni, Wes Anderson, incentra concretamente il suo film su un edificio di fantasia, Il Gran Budapest Hotel, modellandolo in post produzione, da una struttura abbandonata situata in Germania, nello specifico il Görlitz Warenhaus Department Store, e ispirato esternamente dal Palace Bristol Hotel in Repubblica Ceca.

 

6. Shining - Stanley Kubrick

Uno dei film più amati di tutti i tempi, in questo caso, ancor più del precedente, l’edificio è parte integrante della storia, le sue stanze, i suoi corridoi, i colori dei suoi interni sono un mezzo determinante per creare l’atmosfera claustrofobica e surreale che caratterizza questo cult senza tempo.

 

7. Blade Runner - Ridley Scott

Un altro cult per un altro genere, il noir fantascientifico basato sul famoso libro di Philip K. Dick prende forma in una delle trasposizioni cinematografiche meglio riuscite di sempre. Questo grazie anche alla ricostruzione di un immaginario grafico che resterà nella storia degli effetti speciali, come la città che, dichiara il regista, è stata ispirata da una “Hong Kong in una brutta giornata”, il complesso industriale di Teesside in Inghilterra e dai lavori dell’architetto italiano Antonio Sant’Elia.

 

8. The Neon Demon - Nicolas Winding Refn

Una Los Angeles che diventa un bombardamento di inquadrature perfette e luci “alla Michael Mann”, in un metafilm molto ambizioso che cerca di rappresentare la vacuità del mondo della moda, affiancando una resa grafica quasi violenta nella sua minuziosità, a una trama completamente svuotata di significato.

 

9. The Fall - Tarsem Singh

Avvalendosi di una trama dove la linea tra realtà e fantasia è molto labile, The Fall, è un film che riesce a inanellare una serie di edifici, opere architettoniche e location assolutamente varie ed eterogenee.

 

10. Manhattan - Woody Allen

Un altro oggetto di culto cinematografico per chiudere la lista, un film che non ha assolutamente bisogno di presentazioni, per un regista al picco della sua qualità. Il famosissimo quartiere Newyorkese fa da da sfondo a una delle sue rappresentazioni più eleganti, semplici e romantiche, accompagnato da un jazz delicatissimo a farne da colonna sonora.

 

Fuori lista: James Bond - Tutti

Se dovessimo guardare al franchise cinematografico dell’agente segreto più affascinante e famoso della storia, probabilmente si meriterebbe un articolo a parte per la mole di location, edifici e scorci celebri che riesce a mostrare in video durante la sua prolifica carriera.

SCOPRI ANCHE:
13 videoclip musicali in architetture famose


di Alessio Gentile / 3 Febbraio 2017

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