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I 5 documentari di architettura del 2018 sono questi. E arrivano tutti da Copenhagen

L'architettura al cinema come strumento di inclusione per popoli alla ricerca di identità in 5 documentari presentati al Copenhagen International Documentary Festival

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Frame dal documentario Tarpaulins della regista Lisa Truttmann

I documentari di architettura non sono certo qualcosa che sbanca i botteghini. Ma ai film gli architetti guardano con un occhio diverso da tutti, e la tipologia del documentario ha sviluppato un filone apposta per lo.

Per scoprirlo sarebbe bastato fare un salto al Copenhagen International Documentary Festival, una delle rassegne più importanti del mondo sul cinema documentario.

Numerosissime le visioni aperte al pubblico, per un genere che non trova sempre lo spazio che meriterebbe sui palinsesti free, e che non esiste proprio al cinema.

Svariate le produzioni, europee e internazionali, d’inchiesta o di costume, di giovani promesse alle prime esperienze e di venerabili maestri come Abel Ferrara.

Tra i film proposti, anche una ricca offerta di film di architettura e design: ecco i cinque documentari tra cinema e architettura più belli presentati al Copenhagen International Documentary Festival 2018.

Leggi anche: I 9 documentari di architettura da vedere nel 2018

Ex Libris - The New York Public Library

In più di tre ore, l’acclamato regista Frederick Wiseman confeziona il suo personale atto d’amore alla New York Public Library.

Attraverso il lavoro quotidiano e chiacchierate con personaggi d’eccezione come Patti Smith, la biblioteca emerge come il ricettacolo del pensiero civile e della cultura prima ancora che della conservazione e della memoria.

Un luogo che per assolvere a un compito tanto importante per la società deve essere progettato per essere inclusivo e democratico.

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Tarpaulins

Cosa succede quando una casa è invasa dalle termiti? Viene ricoperta da un telo variopinto da contrada medievale per la disinfestazione. No, non è una scena di Breaking bad, ma il documentario di architettura di Lisa Truttmann.

Lungi dal voler semplicemente dissezionare le fasi del processo, questo film è una riflessione a 360° sul rapporto tra edificio e ambiente, tra grande e piccolo, e sulla fascinazione che può risiedere dove meno ce l’aspettiamo.

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Central Airport THF

Quello di Karim Aïnouz è uno splendido film su un aspetto poco nota dell’immigrazione in Germania.

Il primo aeroporto centrale di Berlino, il THF, costruito nel ’23 e ora circondato da un parco apprezzato da residenti e turisti, era a lungo dismesso e riconvertito in rifugio temporaneo per circa 3000 richiedenti asilo.

Un microcosmo commovente, fatto di speranza e accettazione, ricavato da quello che era un non luogo per eccellenza e che invece ha da insegnare al mondo intero.

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Extinction

L’artista portoghese Salomé Lamas si reca nei territori dell’ex Unione Sovietica, in Moldavia, dove tutt’ora sopravvive uno Stato non riconosciuto dalla comunità internazionale, la Transnistria.

Ufficialmente siamo in Moldavia, dove seguiamo il giovane Kolya in uno Stato fantasma dai confini indefiniti su cui torreggiano i monumenti fatiscenti del regime comunista, ripresi in un drammatico bianco e nero.

Piazza Vittorio

Piazza Vittorio a Roma è considerata da alcuni un semplice indice del periodo di degrado che la capitale italiana sta attraversando. Ma a guardare con occhio più attento ci pensano Abel Ferrara e l’amico Willem Defoe.

Incontrando la gente che vivacchia intorno alla piazza, scopriamo un panorama variegato, multiculturale e tollerante, in cui i problemi non mancano ma che sembra avere la forza necessaria per reagire.

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di Stefano Annovazzi Lodi / 5 Aprile 2018

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