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Disegnare la spiaggia

A due passi dall’acqua

Tende da nomadi, piattaforme di legno, scalinate in pietra, percorsi sinuosi che simulano le onde: progetti firmati per luoghi inaccessibili e a due passi dall’acqua per trasformarli in punti di osservazione e relax.

I circa 40.000 chilometri di coste europee sul mare presentano una gran varietà di paesaggi, e ognuno ha la sua spiaggia. Sull’acqua, in una forma o nell’altra, si affacciano quasi tutte le città del mondo, e dove c’è acqua c’è quasi sempre un porto, e una spiaggia. A Milano c’è appena stato un referendum municipale sul futuro del suo ex porto, la Darsena: la cittadinanza vorrebbe che diventasse un’“area ecologica”; si vedrà. Le spiagge vanno insomma a braccetto con l’urbanità; e chi si reca sull’affollato litorale romagnolo, o della Costa del Sol o della Bretagna, più che inseguire il mare e la natura, cerca forse il binomio città-divertimento, che insieme fanno la città balneare. Un’idea di cosa sia diventata la città balneare oggi ce la danno Parigi, Amsterdam, Basilea e Copenhagen, con le loro riviere e i loro ombrelloni in centro. Una città balneare, se cercassimo di definirla, è una città dove un confine preciso e tagliente separa l’inizio e la fine tra terra e acqua, dove è possibile interfacciarsi con l’idea dell’infinito e del viaggio, e dove il cielo e il sole si riflettono in quella sostanza immateriale, l’acqua – indispensabile ma pericolosissima – che oggi nel XXI secolo non fa più tanta paura.

Le spiagge sono più spesso di quanto non si pensi opere di ingegneria addolcite e ricoperte di sabbia dorata, portata in loco fresca e igienizzata ogni anno; lunghi tratti di costa – tutta la Liguria, per esempio – sono in realtà infrastrutture armate e protette così da accogliere spiagge, moli, banchine, dighe, strade e ferrovie, frangiflutti e ormeggi, trecento chilometri di attrezzature. Tutto ciò parrebbe in contraddizione con il mito caraibico (sabbia, sole, aperitivo con ghiaccio) che ci viene quotidianamente trasmesso dalla televisione, ma nella realtà ingegneria e romanticismo sono nel mondo d’oggi due facce della stessa medaglia. Esiste un’infinita gamma di declinazioni possibili del tema spiaggia; gli architetti, lasciandosi titillare dalle opportunità della sabbia e dell’orizzonte del mare, disegnano, scolpiscono, modellano e si divertono come fossero bambini alle prese con i loro primi castelli fantastici.

Proviamo a immaginare a che cosa pensano gli architetti, ma anche i politici, gli esperti turistici e di marketing, quando disegnano le spiagge: la spiaggia come luogo di avventura, indimenticabile, fotogenica, una palestra di giochi, forme e colori, lì apposta per il consumo dei giovani e delle famiglie. Ma anche la spiaggia come luogo sicuro, un fun park sotto casa, addomesticato come un cinema o un supermercato. Il più delle volte l’architettura della spiaggia e le sue attrezzature sono forme ondeggianti preferibilmente in legno, ma anche in cemento o in materiali sintetici, a ricordarci nostalgicamente le dune, le onde, e le straordinarie forme generate dall’erosione del vento (il lungomare di Benidorm, per esempio); gli ombrelloni, le pedane, le baracche possono essere rimosse d’inverno, quando scema la voglia d’aria aperta e il mare può diventare cattivo. Dalla Spagna all’Inghilterra, dalla Costa Azzurra alla Turchia, è un pullulare di idee di design di ogni tipo, spesso con una vena di humour sarcastico, a volte dal gusto pop. Le spiagge, che per molte amministrazioni balneari costituiscono una delle principali fonti di reddito, possono essere anche tendopoli colorate a carattere stagionale (così le disegnava Aldo Rossi), dove ciascuno di noi è libero di spogliarsi fisicamente e mentalmente di tante abitudini superflue e ingombranti, e riflettere sul fatto che la spiaggia è sinonimo anche di sbarchi, esili ed emigrazioni drammatiche e clandestine (anche oggi, lo sappiamo bene).

I progetti di spiaggia/costa più interessanti e sensibili sanno mettere insieme il divertimento edonista (che si paga tanto e subito) e la contemplazione melancolica (che costa poco). Un buon esempio in questo senso è il ponte-passerella lacustre realizzato a Rapperswil sul lago di Zurigo, un progetto tipicamente radical-svizzero: qui possiamo letteralmente camminare sull’acqua, osservando, ascoltando e pensando. Anche il progetto di Vinaròs in Spagna, un sistema modulare di tanti esagoni di legno adagiati sulla scogliera irregolare di roccia, è molto poetico, riprendendo i temi della zattera sospinta a riva e della solitudine in cui precipita chi ci tiene all’abbronzatura.


di Sebastiano Brandolini / 25 Luglio 2011

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