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Elle Decor Italia

Il futuro è nel mondo

Il design di Stephen Burks

Il designer americano Stephen Burks e la sua mission: un progetto globale, un ponte che unisca i paesi in via di sviluppo a quelli industrializzati.

Nato a Chicago 42 anni fa, Stephen Burks, professione designer, fa il suo debutto sulla scena internazionale nel 2000 presentando una scaffalatura in acciaio rosso vivo per Cappellini. Da allora, con la sua società, Readymade Projects, che ha sede a Brooklyn, continua a prestare il proprio contributo a prestigiose aziende come B&B Italia, Boffi, Missoni, Moroso e Vitra. A Milano, durante il Salone del Mobile 2011, Burks presenta un modello di lampadario sospeso in alluminio battezzato IO che ha creato per la prima collezione retail nel settore illuminazione di Swarovski. Tuttavia, pur non trascurando le sue collaborazioni con i maggiori produttori, attualmente la sua vera passione è coniugare la creatività dei paesi in via di sviluppo con il potere e l’influenza di forti brand internazionali. Primo fondamentale esempio del nuovo percorso intrapreso, M’Afrique, l’esposizione da lui allestita su un’idea di Patrizia Moroso per l’edizione 2009 del Salone. Per la mostra ha utilizzato tessuti africani per rivestire famosi pezzi firmati per Moroso da progettisti del calibro di Ron Arad, Patricia Urquiola e Tord Boontje, mescolando quindi il lavoro di giovani designer dell’Africa con opere frutto della creatività dello stesso Burks. La strategia di base è impegnare il mondo industrializzato per aiutare il terzo mondo a svilupparsi, “grazie anche al supporto di brand molto conosciuti che vendono meglio il concept”, spiega. Per Burks, operare nei paesi in via di sviluppo è quasi più interessante e stimolante che lavorare con le grandi aziende europee già affermate. “Lavoro a un progetto vero che si ispira a culture reali. Il design può trasformare l’economia. L’Italia era un paese ancora in progress al termine della seconda guerra mondiale: tutti i grandi brand multinazionali di oggi sono nati da lì, fondati da singole famiglie. Basti pensare a società come Moroso, B&B Italia, Missoni”. Burks ha osservato quello che è accaduto nella penisola e lo considera un modello di sapienza artigianale alla base di business che potrebbero diventare super-brand tra cinquant’anni. “Nel XXI secolo è arrivato il momento di andare oltre il design europeo”, afferma. “Io sono pronto per un approccio diverso”.

Burks constata un’enorme differenza tra come il design è concepito in America e in Europa. Negli Usa il successo dei designer è totalmente legato a quello delle aziende. “L’accento posto sull’autore di un lavoro è tipicamente europeo”, afferma. “Non è che negli Stati Uniti siamo a corto di talenti, ma l’approccio è stato storicamente diverso. È duro riuscire a far sentire la propria voce nel coro, a essere riconosciuti”. Burks spiega che gli è servito del tempo per scoprirsi un creatore indipendente. Oggi il mondo del design è molto diverso. “Ci sono i blog, inesistenti fino a dieci anni fa, che amplificano la comunicazione. Siamo stati trasformati in produttori di immagine. Inoltre il numero di prodotti che vengono sfornati al giorno d’oggi è davvero pazzesco.” Al momento Burks ha in cantiere diversi progetti. La primavera lo vede impegnato non in una, ma in due mostre per altrettanti due musei newyorkesi. Con la sua società, Readymade Projects, ha attualmente aperto una personale intitolata ManMade, presso lo Studio Museum ad Harlem, dove presenta i lavori realizzati facendo ricorso alle tecniche tradizionali di intreccio dei canestri in Senegal. Sta anche curando un’esposizione al Museum of Art and Design di New York, che ha aperto i battenti a maggio con il titolo Are You A Hybrid?. La rassegna rintraccia l’influenza che i paesi in via di sviluppo hanno esercitato a partire dalla metà del secolo fino ai giorni nostri, sia sul suo lavoro personale, sia su quello dei suoi contemporanei nell’ambito del design, dell’arte e della fotografia. Inoltre è curatore per il 2011 di Blickfang, il gruppo internazionale che promuove il design fatto a mano. E sempre a maggio, all’ICFF, l’International Contemporary Furniture Fair di New York, proporrà il lavoro di From The Source, piccola azienda indonesiana specializzata nella lavorazione del legno, di cui è direttore artistico. E per quanto riguarda il futuro? “Immaginiamo che il futuro sia adesso”, spiega. “Ne ho una visione colorata, condivisa e pluralista. Dove le idee più importanti, la gente, i luoghi si integreranno in maniera ibrida nella natura!”. Info: www.readymadeprojects.com


di Arlene Hirst / 5 Maggio 2011

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