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Le Fabbriche dei Sogni

Per i 50 anni del Salone del Mobile

In occasione dei 50 anni del Salone del Mobile, Triennale Design Museum affida ad Alberto Alessi la sua quarta edizione dedicata agli uomini, alle idee e alle imprese che hanno decretato il successo del design.

Ciak, si gira. Scena prima. Il Design Museum della Triennale cambia pelle per la quarta volta. Si smonta Quali Cose Siamo di Alessandro Mendini per mettere in scena un altro racconto: quello di Alberto Alessi, curatore della nuova mostra per il museo del design, e di Martí Guixé, art director del progetto. È il 28 febbraio, una giornata piovosa qualunque. Qui, nel Palazzo dell’Arte di Milano, tra scatoloni da imballare, rumori ciechi, polvere e disordine, il look total black dei protagonisti. I due passano defilati nell’ampio ingresso, infilano le scale e sfuggono allo sguardo. Ciak, si gira. Scena seconda. Siamo al primo piano. Nel cuore creativo dello storico edificio, i protagonisti de Le Fabbriche dei Sogni, il titolo della mostra. Qui l’atmosfera è rilassata, concentrata, ma easy. Sul piano del tavolo, tra schizzi di progetto, dove inconfondibile si riconosce la mano di Martí, matite, ritagli di fogli e un’idea concreta del catalogo non ancora in stampa. Tutto è ancora in divenire. A parete, un enorme poster bianco, dove in sequenza scorre il racconto della storia del design italiano degli ultimi cinquant’anni visti attraverso gli occhi di Alberto Alessi. “Con un tempo esageratamente breve, la scorsa estate il Cosmit - l’ente che organizza il Salone del Mobile di Milano e che festeggia quest’anno i suoi 50 anni - mi ha affidato l’incarico. Il tema suggerito era proprio quello delle Fabbriche del Design, fenomeno al quale ho dedicato dieci anni di lavoro e di passione. Accettare e coinvolgere Martí Guixé, con il quale ho avuto modo di collaborare, è stato un attimo. Esclusa l’ipotesi di dare un taglio epico alla lettura, l’immagine che mi ha subito catturato è stata quella di una dimensione decisamente più leggera. Allegra, fantasiosa, infantile e sospesa fra le atmosfere dolci e surreali delle favole di Lewis Carroll e di Antoine de Saint-Exupéry”. Martí raccoglie l’invito senza alcuna perplessità o timore. “Sono spagnolo, è vero”, precisa, “ma ho studiato qui. Sono praticamente di casa”. Amicizia, stima e collaborazione sono i valori che Alberto mette in scena, un collante che lega le chiacchierate intellettuali con i vecchi maestri e le esperienze sul campo da imprenditore, e attraverso i quali il curatore ha codificato la visione delle fabbriche del design italiano. Sono laboratori di ricerca, realtà imprenditoriali tipiche della nostra cultura, diverse e contrapposte alle Industrie di produzione di grande serie. “Ciò che le caratterizza”, sottolinea Alessi, “è l’agire paradossale, ovvero la capacità di mediare fra un fare creativo di tipo poetico-artistico e i vincoli del marketing. Un assurdo dal punto di vista industriale, che predilige le logiche produttive”. La testimonianza di circa 60 imprenditori racconta come il design in Italia dia forma ai sogni e non ai bisogni, obiettivo quest’ultimo della produzione in serie”. Dal sogno alla metafora il passo è breve. “Il percorso espositivo è fluido, naturale. Un viaggio nel paese delle meraviglie”, interviene il creativo spagnolo. “Varcare la soglia del museo vuol dire entrare nel mondo dell’immaginazione. Sorprendersi, stupirsi, sobbalzare di fronte all’inaspettato”. L’idea si traduce in emozione reale con la scultura di un’enorme testa di Arcimboldo - fatta non di verdura, ma di mobili - posta all’ingresso del percorso espositivo. Un segno forte che accoglie divertendo e ci indica quale direzione seguire, segnato da un altro elemento straniante: una linea invisibile, la Borderline - intuibile dalla disposizione degli oggetti - che distingue il possibile dall’impossibile e separa idealmente i progetti vincenti dai fiaschi, altro tema caro al curatore. Infiliamo gli occhiali della fantasia e lasciamoci condurre nel cuore della mostra, ordinata secondo una sequenza di 12 capitoli pensati per raccogliere circa 200 oggetti-simbolo della storia del nostro progetto. All’orizzonte, il viaggio tra mostri totemici, codici affettivi, linguaggi trasgressivi e metafore. Come quella del Buon Giardiniere che semina ciò che crede giusto. Vale a dire: “le Fabbriche del Design producono oggetti tanto poetici quanto i frutti della testa di Arcimboldo”. Chiude così Martì Guixé che con Alberto Alessi ci conduce all’uscita.

Info: Le Fabbriche dei Sogni, Triennale Design Museum, viale Alemagna, t. 02.724341, www.triennale.it. Fino al 26/02/2012. Catalogo Electa.


di Paola Carimati / 14 Aprile 2011

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