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Elle Decor Italia

Neo pop

Lo yacht dipinto da Jeff Koons

Guilty, un’opera d’arte galleggiante con lo scafo dipinto da Jeff Koons e pareti interne decorate da artisti contemporanei. Un progetto di Ivana Porfiri, che coniuga interior e yacht design.

Esiste un fil rouge che lega un’architettura galleggiante sull’acqua a una ancorata alla terra ferma? “Quello che ho cercato di ottenere con questo progetto” - spiega Ivana Porfiri, creativa dell’omonimo studio - “è esattamente cancellare qualsiasi confine tra architecture e yacht design”. Punto di partenza, uno stampo già esistente di uno scafo lungo trentasette metri, ma vincolato a un posto barca dalle dimensioni predefinite, di trentacinque metri. Il risultato, un’imbarcazione con la prua tagliata - perfetta per ridurre di circa due metri la lunghezza dello scafo - che ha trasformato un limite in un simbolo forte, quasi uno statement. Il resto? È stato ideato liberamente seguendo le funzioni che l’armatore-collezionista d’arte Dakis Joannou ha indicato alla creativa. E così sono state le destinazioni d’uso, sia interne che esterne, a generare in maniera molto naturale e intuitiva il disegno dello yacht.

“Per semplicità ho diviso Guilty in tre volumi sovrapposti” – sottolinea la designer - “la carena, che nonostante il taglio ha mantenuto invariate le linee d’acqua, con le cabine degli ospiti; lo spazio intermedio dedicato al ponte di coperta che comprende la plancia di comando verso prua e, più a poppa, un salone open dedicato al relax comune; infine il ponte superiore, separato, e completamente dedicato all’armatore. Per trasferire a bordo elementi della contemporaneità progettuale di terra, ho lavorato sulla luminosità - le parti vetrate hanno superfici superiori al consueto - e la visibilità - i vetri sono quasi verticali - prerogative spesso assenti in un’imbarcazione. Ho quindi migliorato la vista verso l’esterno, sia nell’area dedicata al comandante, che in quella armatoriale”.

A restituire il feeling da abitazione anche la suddivisione degli spazi, dove vengono adottate soluzioni domestiche, come le pareti continue, totalmente bianche in Corian. La scelta del colore neutro applicato a murate e paratie, è dettata dal desiderio di sottolineare i riflessi del mare. La luce è ulteriormente accentuata dall’uso di vetri dicroici per i lucernari che colorano in tutte le gradazioni dell’arcobaleno i raggi che filtrano, regalando energia e vivacità agli spazi. Una conquista impareggiabile per donare leggerezza agli interni, annullando qualsiasi confine con il paesaggio circostante, che fluisce quasi sostituendosi alla decorazione. “Inoltre” - sottolinea Ivana Porfiri - “le superfici verticali devono essere neutre per lasciare libera l’espressività delle opere d’arte contemporanea, collezionate dall’armatore”.

Guilty è infatti una vera e propria galleria galleggiante: nel main deck un’opera a disco di Anish Kapoor realizzata con esagoni specchianti che capovolgono l’immagine riflessa; sul ponte armatore Feelings di Martin Creed, un neon a luce pulsante con riverberi che s’infrangono sulle vetrate; sottocoperta, nelle cabine, invece Wow, un’installazione disegnata sul muro di David Shrigley e una tela oversize con la scritta Guilty - da cui prende nome la barca - firmata da Sarah Morris.

Spazi candidi e sobri che fanno da contrappunto all’estetica pop, bizzarra e ultra colorata dello scafo esterno. Anch’esso un’opera d’arte contemporanea, maxi, firmata da Jeff Koons. Un disegno camouflage ideato ad hoc dall’artista, che ha dovuto considerare la superficie della barca come un immenso foglio bianco, dove le linee spigolose e i volumi articolati hanno contribuito a completare il dipinto. Fatto di segni geometrici che hanno il compito di annullare le forme, di crearne di nuove e di confonderne la sagoma, e di colori forti e decisi che contribuiscono a rendere la silhouette più astratta. Un progetto innovativo, un manifesto viaggiante, che stupisce e racconta la storia di chi ci vive.


di Sonia Audoly / 8 Luglio 2010

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