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Almono, la finta città di Uber per testare le auto driver-less, sta per cambiare destino

Era una vecchia acciaieria, oggi è una città popolata dalle auto-robot, presto diventerà città-laboratorio dell’innovazione. E ha già un nuovo nome

almomo-uber
James Knox Photography

Provate a cercare Almono sulla carta geografica, probabilmente non la troverete, ma è a tutti gli effetti una città, con una gigantesca rotatoria, automobili finte, manichini che sbucano all’improvviso, semafori, segnali stradali e contenitori al posto degli edifici.

Una riproduzione fedele del traffico cittadino, circondata da una recinzione di telo nero, che sorge su una porzione di terreno un tempo occupata da una grande acciaieria lungo il fiume Monongahela a Hazelwood, nella periferia di Pittsburgh, in cui le robot-car di Uber imparano a guidare nel mondo reale, testando nuovi software di guida autonomi sulla pista prima che vengano utilizzati sulle strade pubbliche

Candidato ad ospitare il secondo headquarter di Amazon o un supercomputer, per ora il terreno è regno indiscusso di Uber, che ha già chiesto al consiglio comunale di espandere di 1.000 metri quadri di Almomo di altri 1.200 metri quadri, mostrando la fiducia del colosso nella guida driver-less, un destino ancora incerto (Waymo, la società spinoff di Google, ha denunciato Uber sostenendo che la società ha rubato proprietà intellettuali e segreti commerciali per portare avanti il programma).

Foto: Annie O’Neill 

Destino in continua evoluzione anche per questa città, appartenuta un tempo ai nativi americani e acquistata nel 1758, testimone di un rapidissimo processo di industrializzazione guidato dalla Jones & Laughlin Steel Company. Alla fine degli anni Novanta, complice il declino di Pittsburgh come città industriale, l'area venne progressivamente abbandonata . Da allora si sono susseguiti innumerevoli progetti e piani di sviluppo, rimasti sulla carta, fino ad oggi, quando la nuova gestione guidata da Rebecca Flora ha dato nuovo impulso a una visione futura e fattibile dell'area, che da pochi giorni è stata ribattezzata Hazelwood Green, ed è stata rilanciata sul mercato come città-laboratorio dell’innovazione, un modello di sviluppo sostenibile basato su un progetto del 2015 di Perkins + Will che potrebbe ospitare uffici, residenze, industrie leggere, negozi, parchi e spazi pubblici.

I primi progetti sono già cominciati, con piste ciclabili e un sito web ricchissimo e in continuo aggiornamento che racconta la storia della città e il suo futuro. Intanto, mentre si aspetta l’inizio dei lavori, che dovrebbero partire nel 2018 interessando anzitutto la Main Street, le automobili di Uber continueranno a prepararsi, e si fanno portatrici di un futuro autonomo e coraggioso per tutti, automobilisti e non.

 
di Carlotta Marelli / 19 Ottobre 2017

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