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Palladio protagonista di una detective-story? Ecco il mistero (svelato)

Al Palladio Museum di Vicenza Alessandro Scandurra racconta con un allestimento il caso misterioso del volto di Palladio

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Filippo Romano

Figlio di un mugnaio e di una casalinga, un apprendistato (oggi diremmo stage) da scalpellino e poi l’incontro con il conte-poeta umanista Giangiorgio Trissino dal Vello d’Oro: è la storia di Andrea Palladio, che ha regalato al mondo opere come La Rotonda o il Teatro Olimpico di Vicenza, ma anche i Quattro libri dell'archittettura, testo in cui definisce i canoni classici gli ordini architettonici ma anche le proporzioni formali di ville e palazzi.

Su di lui, il grande mistero del volto risolto dopo 500 anni di falsi, equivoci ed errori: del più conosciuto architetto degli ultimi cinque secoli non esiste un ritratto cinquecentesco. Per questo motivo gli inglesi, nel Settecento, inventarono un volto di Palladio, che compare all’inizio della prima traduzione in inglese de I Quattro Libri dell’Architettura, pubblicata a Londra dall’italiano espatriato Giacomo Leoni fra il 1715 e il 1720. Pochi anni più tardi gli italiani risposero con un ritratto diverso, pubblicato sulla guida al Teatro Olimpico del 1733.

Tutte le foto: Filippo Romano

Una storia affascinante come una puntata di Sheldon, con protagonisti tutti italiani - main characters Polizia Scientifica, Soprintendenza belle arti e paesaggio di Verona, Rovigo e Vicenza, storici dell’arte del Palladio Museum - tecnologie vecchie e nuove - dalle ricerche d’archivio ai raggi x ed age progression - e set internazionale che da Vicenza è arrivato fino a Londra per scoprire il falso Palladio “cinese” della Royal Collection d’oltremanica.

Ad aprile 2017 il “cold case” è stato risolto con due ritratti che ci fanno conoscere il vero volto di Andrea Palladio: uno proveniente dalla Rotonda palladiana, comprato a inizio '900 da un russo e portato a Mosca; l’altro acquistato a un mercatino delle pulci in America, del pittore Bernardino India.

La detective story è ora in mostra a Vicenza, ovviamente al Palladio Museum, raccontata da Alessandro Scandurra grazie a un allestimento scenografico dei 12 dipinti “imputati”, accanto ai quali il visitatore trova dei tavoli luminosi con i “reperti” ritrovati nell’indagine: radiografie di quadri, sezioni stratigrafiche che evidenziano la successione di pellicole pittoriche, antiche fotografie, documenti. In questo modo è possibile verificare le ipotesi proposte in mostra e ritrovare il “proprio” Palladio.

“L’allestimento è pensato per moltiplicare in una moltitudine le immagini collezionate nel tempo; così, le riflessioni ci accompagnano in un percorso alla scoperta dei nostri sguardi. Pannelli specchianti contrapposti segnano un andamento spezzato e le angolature producono un particolare effetto di riflessione continua tra palazzo, ritratti e persone. Cercare il volto di Palladio significa capire perché Palladio, a differenza dei suoi colleghi, non ha voluto la sua immagine per effigiare i propri scritti: è soltanto la loro diffusione, infatti, è la vera testimonianza del suo pensiero. Una diffusione democratica della sua architettura, riproducibile come un kit di montaggio”, spiega Alessandro Scandurra di Scandurra Studio.

Ma resta ancora un mistero: perché Palladio non volle ritrarsi nei suoi libri? Riflette Guido Beltramini, curatore della mostra: "Forse per una certa ritrosia veneta, ma penso fosse piuttosto una volontà di potenza. I suoi libri sono un manuale per cambiare il mondo, istruzioni per un'architettura utile, bella e poco costosa, che vive nel futuro. Se avesse inserito il suo volto, sarebbe stato “solo” il libro di Palladio. Così invece è il libro di tutti noi".

Andrea Palladio. Il mistero del volto
fino al 27 giugno 2017

www.palladiomuseum.org

www.scandurrastudio.com

SCOPRI ANCHE:
Andromede, l'opera ritrovata di Auguste Rodin


di Carlotta Marelli / 17 Maggio 2017

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