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Philippe Glade ha immortalato le architetture effimere del Burning Man

Le immagini della città di Black Rock, che ogni anno prende forma per una settimana nel deserto del Nevada

Ogni estate dal 1986, decine di migliaia di persone si danno appuntamento nel deserto del Nevada, tra venti di oltre 40 km orari, un sole rovente e temperature che la notte scendono in picchiata per il Burning Man, quello che gli organizzatori definiscono “non un festival ma un catalizzatore della cultura creativa del mondo”.

In queste condizioni estreme ogni anno nasce la città di Black Rock, fatta di architetture effimere che occupano la spazio di una settimana e, al termine del festival, non lasciano traccia.

Guidati da dieci principi messi nero su bianco da Larry Harvey nel 2004, tra i quali l’autosufficienza, l’inclusione, l’espressione radicale, i burners estate dopo estate costruiscono un’utopia urbana in grado di sopportare vento e tempeste di sabbia, di proteggere dal caldo durante il giorno e dal freddo nella notte, sempre secondo la  filosofia del Leave no trace. 

Ad eccezione delle immagini: il fotografo francese Philippe Glade, storico burners, ha cominciato a immortalare le strutture effimere del Burning Man nel 1996 e, dopo un primo volume pubblicato nel 2011, presenta oggi la sua seconda raccolta fotografica intitolata Black Rock City, NV: The New Ephemeral Architecture of Burning Man (edito da Real Paper Books). Oltre 200 immagini scattate tra il 2011 e il 2015 in cui racconta la città di Black Rock come fosse un agglomerato urbano qualsiasi, com tanto di pianificazione urbanistica, servizi igienici e persino un aeroporto, oltre alle imponenti dimore temporanee.

Definendolo "un sondaggio di rifugi temporanei e nomadi", Glade ha incluso didascalie e riferimenti che fanno di questo volume non un semplice coffe-table book ma anche un prezioso libro di riferimento per architetti e urbanisti: “Ogni immagine del libro ha una funzione, illustra una tecnica, un disegno particolare, non c'è nessun filler, nessun quadro gratuito”.

www.realpaperbooks.com


di Carlotta Marelli / 18 Luglio 2017

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