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L'art déco di Asmara

La capitale Eritrea fu la meta dei progetti più ambiziosi degli architetti italiani negli anni '30.

asmara-art-deco-fotografie
Getty Images

Se pensiamo all’Art Déco, l’ultimo posto che ci viene in mente è l’Eritrea. Eppure la capitale Asmara è da poco stata nominata patrimonio dell’umanità dall’Unesco proprio in virtù delle sue bellezze architettoniche risalenti alla prima metà del ‘900.

La politica coloniale italiana nel continente nero, cominciata durante la fine dell’800 e segnata dall’autoproclamazione di Vittorio Emanuele III Imperatore d’Etiopia nel 1936, culminò infatti nell’epoca fascista.

 

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Il regime aveva favorito l’emigrazione nella capitale eritrea Asmara ove, negli anni ‘30, metà della popolazione era in effetti italiana. Stile di vita, tecnologie (tra cui biciclette e automobili) e impianti urbanistici occidentali furono esportati insieme a una libertà di espressione artistica che in patrie era soffocata dal rigido conservatorismo.

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Molti architetti si cimentarono dunque in costruzioni ambiziose e futuristiche quali cinema, sale da gioco, bar che ora vengono riscoperte e che a suo tempo valsero alla città l’appellativo di “Piccola Roma”.

Ne è un fulgido esempio la stazione di servizio Fiat Tagliero, completata da Giuseppe Pettazzi nel 1938 che, con caratteri da locandina cinematografica, svetta sulla forma di un aereo.

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O anche le piste da bowling.

 

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O il Cinema Impero.

 

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O ancora numerosi bar, sospesi in un’atmosfera d’altri tempi.

Un trend che continuò per alcuni decenni, come dimostra il garage IRGA di Carlo Mazzetti del 1961.

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Nonostante il Paese sia ancora lontano dal diventare una meta turistica, la popolazione sta scoprendo il tesoro che custodisce. Un’eredità che, se non può certo ripagare delle vessazioni che il popolo locale ha dovuto subire, può costituire una ricchezza per il futuro.


di Stefano Annovazzi Lodi / 21 Agosto 2017

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