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Blade Runner, dietro le quinte di uno dei film più architettonici di sempre

In attesa di Blade Runner 2049 tutte le opere e gli architetti che hanno influenzato il paesaggio del primo film, costruito interamente con modellini

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Blade Runner 2049, che come noto trae ispirazione dal famoso romanzo dello scrittore Philip K. Dick, uscirà nelle sale italiane il prossimo 6 ottobre e finalmente potrà rispondere alla domanda che attanaglia da tempo tutti gli appassionati del suo fortunato predecessore, sarà veramente all’altezza? Villenueve riuscirà a raccogliere la pesante eredità lasciatagli da Ridley Scott e Harrison Ford, rispettando l’estetica, l’atmosfera noir e l’equilibrio tra profondità e intrattenimento, che furono gli elementi che elevarono Blade Runner da buon film di fantascienza a pilastro cinematografico dalla fruizione così trasversale?

Tutte domande lecite e anche divertenti, ma al di là delle variabili: attori, regista in stato di grazia e tutte quelle eventualità irripetibili o meno, che possono fare di un film una catastrofe o appunto, un capolavoro, esiste un aspetto di Blade Runner che è una costante, quella che nel 1982 creò un vero e proprio immaginario dal niente, un paesaggio fantastico ma credibile, dettato dalle linee guida di Dick ma reso concreto e palpabile da Scott e dal concept artist Syd Mead, il designer Lawrence Paul e l’art director David Snyder. Esterni e interni che spesso sono stati definiti di deriva futurista, ma che in realtà, sarebbe più appropriato definire Post moderni

 

 

Come dichiarato dal regista l’idea di partenza fu quella di prendere spunto da Hong Kong durante una brutta giornata di pioggia, il suo intento era quello di presentare una città multietnica vittima di un’aggressiva e sconsiderata globalizzazione, economica e culturale, in cui grattacieli e sedi di multinazionali erano stati costruiti sulle macerie della vecchia, che era diventata il desolante rifugio di tutti quelli che erano stati danneggiati da questo processo, e la simbolica cornice di un progresso distruttivo e incurante dei valori umani. Il rimando ovviamente alla stratificazione sociale rappresentata architettonicamente dal gigantismo dei palazzi presenti in Metropolis di Fritz Lang del 1927, altro riferimento dichiarato di Scott. 

 

La struttura esterna dei palazzi è invece pesantemente influenzata dai progetti dell’architetto italiano Antonio Sant’Elia e dalla visione urbana dei lavori dell’artista francese Moebius (a cui venne anche chiesto di partecipare alla realizzazione del film, ma che rifiutò a causa di altri impegni lavorativi, pentendosene successivamente). Furono utilizzati principalmente la Ennis-Brown house, progettata nel 1924 dall’architetto Frank Lloyd Wright, per l’abitazione del protagonista Rick Deckard, passando per le vie intorno al  Million Dollar Theatre fino ad arrivare alla location in cui è ambientata la scena finale, quella della pluricitata frase  “Ho visto cose che voi umani…”, dimora degli androidi e del loro progettista, il Bradbury Building costruito nel 1893 da George Wyman e disegnato da Sumner Hunt, famoso per i suoi intricatissimi interni che alternano pattern di scale, ascensori a gabbia e una corte centrale a cielo aperto. La componente noir che invece rese affascinante la resa estetica è basata sulla celebre opera Nighthawks del pittore Edward Hopper, e da alcuni espedienti tecnici, come la perpetua presenza della nebbia, che serviva a rendere lo spazio più claustrofobico e ad ovviare al problema che le riprese vennero effettuate in una location dove i palazzi erano bassi, mentre la panoramica della Los Angeles del futuro presentava le gigantesche strutture intorno a cui volavano gli spinner, le automobili fluttuanti su cui si muovono i personaggi del film. Blade Runner non si servì delle nuove tecnologie, ma fu uno degli ultimi film ad utilizzare un approccio vecchia scuola per gli effetti speciali, modellini in scala, fondali e altri espedienti “analogici” rendendo ancor più peculiare e artigianale tutto il dietro le quinte della sua realizzazione, un fascino che partiva quindi dalla base, su cui venne poi costruito a suon di narrativa, regia, fotografia e recitazioni eccellenti, dal punto di vista sia tecnico che culturale che emotivo, uno dei film più amati di tutti i tempi.


di Alessio Gentile / 28 Settembre 2017

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