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La crisalide di acciaio corten color rubìno di un nomade metropolitano

Sergey Makhno firma una casa audace e lineare a contatto con la natura

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@ Sergey Makhno

‘Rosa’, come un fiore che si insinua a fatica tra le rocce. Come l’alba che sfoca i contorni aguzzi delle montagne. Come la ruggine che vela l’acciaio corten e lo rende vivo. Questo è il nome che lo studio Sergey Makhno ha scelto per la sua ultima creazione, una casa in montagna, suggestiva e selvaggia, che con la sua silhouette monolitica dalla sfumatura inconsueta si staglia contro il paesaggio drammatico e aspro.

Adagiata tra i monti ucraini come un oggetto misterioso, Rose House ha l'aspetto solido e lineare di un volume compatto, semplice solo in apparenza. Chiusa, rigida e protetta se osservata dall'esterno, come avvolta nella sua crisalide di acciaio color rubìno, all'interno la casa cambia volto, diviene aperta e fragile, grazie all'alleanza tra due elementi essenziali come l’acqua e il vetro.

@ Sergey Makhno

All’'ossatura principale, in cemento e lamiera di corten, corrisponde infatti un'anima complessa e segreta, che si articola in geometrie interconnesse, dove l'interazione tra la luce e l'ombra, il vuoto e il pieno, la realtà e il suo doppio, si fa mutevole e fluida.

@ Sergey Makhno

A mediare tra gli opposti è la piscina coperta (con annesso terrazzo), intorno alla quale la casa si dispone, tingendo di rosso l'acqua in cui è riflessa. Una figura virile e imponente sorveglia lo spazio: è la scultura a grandezza naturale di un uomo, in bronzo e vetro, firmata dall'artista ucraino Nazar Bilyk. Un elemento incongruo nello scenario naturale, si dirà. E invece no. Perché la casa non si arrende alla natura, ma la fa propria, la assorbe al suo interno, la intrappola nelle vetrate a tutta altezza che risucchiano il paesaggio, e così facendo inesorabilmente la altera, proprio come uno scultore alle prese col ritratto di un uomo.

@ Sergey Makhno

All'interno, i 160 metri quadri che compongono la casa sono pensati per adattarsi alle esigenze di chi la abita, un “nomade metropolitano” in fuga dalla città, che vuole sentirsi libero, senza vincoli e costrizioni: i muri scorrevoli possono dunque apparire e scomparire, creando zone funzionali diverse, accomunate dallo stesso afflato minimale e astratto.

@ Sergey Makhno

Così nascondersi tra i monti in cerca di pace non si riduce a una mera immersione nella natura, ma si trasforma in qualcosa di più: uno scambio intenso, un'esperienza conturbante. Il paesaggio accoglie la casa in corten come se fosse sempre stata lì, si imprime nei suoi occhi di vetro e acqua, e così facendo vince l'austera fissità delle forme architettoniche, infondendo loro un po' della sua energia primitiva.

 

 

@ Sergey Makhno

mahno.com.ua

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di Elisa Zagaria / 25 Luglio 2017

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