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Com'è fatta la casa-labirinto di Xavier Corberò, in costruzione da 50 anni

La stupefacente impresa architettonica dello scultore catalano, un luogo surreale e metafisico in perenne costruzione

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© Salva Lopez

Se è vero che Xavier Corberò è il più noto e influente artista catalano dai tempi di Antoni Gaudi, questa si può certamente considerare la sua Sagrada Familia. Una straordinaria casa-labirinto che si estende per quasi 50 mila metri quadrati a Esplugues de Llobregat, un sobborgo di Barcellona, a cui il visionario scultore ultra-ottantenne lavora da più di metà della sua vita. Un’opera folle e grandiosa, che è ben lungi dal dirsi conclusa.

@ Salva Lopez

Tutto è iniziato nel 1968, quando Corberò ha rilevato un terreno agricolo in quello che un tempo era un insediamento romano, come testimoniano le molte grotte e cunicoli sotterranei. Quest’eredità storica rivive nella casa, che incorpora geometrie classiche trasfigurate da un afflato metafisico.

La definizione di casa in realtà è riduttiva per un sito che in quasi cinquant'anni di lavori ininterrotti è giunto ad annettere nove edifici, con altezze che variano dai due ai sei piani, e quasi 400 archi. Sono proprio questi il motivo dominante nell’immaginifica costruzione di Corberò. “Le linee curve”, spiega l'artista, “sono meno insultanti degli angoli retti. Generano un senso di pace”. E allora ecco che sequenze ipnotiche e interconnesse di archi si accatastano le une sulle altre. Orientarsi in questo labirinto è come camminare in un quadro di De Chirico.

© Salva Lopez

L'altro elemento architettonico onnipresente sono le scale. Spezzate o infinite, dritte o a spirale, alcune collegano i vari spazi, altre non portano da nessuna parte. Echi dei mondi impossibili di Escher, in cui il tratto surreale mutuato dall’amico Salvador Dalì incontra un'insaziabile sete di infinito. L'uomo è fatto per ascendere, proiettarsi verso l'altro, e la scala incarna questa aspirazione. Meglio ancora se a spirale, avviluppata su se stessa come il nastro di Moebius, a evocare una continuità, un eterno movimento, anche filosofico.

© Salva Lopez

All'esterno, la vertiginosa architettura medievaleggiante, interamente realizzata in pietra locale, è avvolta da una vegetazione rigogliosa e invadente: palme, vitigni, rampicanti. Vasche e piscine diventano specchi verde-azzurri, fatti apposta per moltiplicare gli archi, ancora e ancora.

La meraviglia prosegue all'interno, dove il labirinto si frantuma in grotte, ambienti e percorsi improbabili. Degli ascensori collegano i diversi livelli. A volte una porta scivola elettricamente, rivelando una stanza imprevista. 25 sono le camera da letto, e altrettanti i bagni, senza contare le aree espositive e i laboratori di quella che a tutti gli effetti è una gigantesca, stupefacente galleria. Ovunque compaiono le sculture del maestro, per lo più figure antropomorfe in marmo o basalto, a grandezza naturale, che sembrano aggirarsi, come ospiti muti e serafici, in questo universo parallelo.

© Salva Lopez

Corberò vive in quella che si chiama "La Torre", la principale struttura dell'intero complesso, che vanta un drammatico atrio di vetro a sei piani, che scende fin sottoterra per ospitare una sorta di Museo. A pianta circolare, attorniato da vetrate che disegnano un ottagono, questo “pozzo di cristallo” costituisce il cuore della struttura, un caleidoscopio che proietta incredibili giochi di luce sugli interni in legno e in pietra dell'edificio.

© Salva Lopez

Cortili analoghi, chiusi in gabbie di vetro e assediati dalla vegetazione, affiorano in molti punti: oggi se ne contano una dozzina e ad essi soprattutto è affidato il compito di intrappolare e distribuire la luce, con straordinari effetti scenici.

© Salva Lopez

Le stanze appaiono sobrie nella loro monumentalità: le linee pure, le altezze spropositate, i muri candidi creano un'atmosfera sospesa e rarefatta, resa viva dalla ricerca di una perfetta imperfezione, nei materiali come negli arredi. Corberò ama le cose che raccontano una storia, che sembrano venire da lontano, e così anche le crepe nel legno o i solchi nel basalto sono imbevuti di bellezza.

© Salva Lopez

L’arredamento riflette appieno l'anima del proprietario: è un mix eclettico di mobili, tutti rari e preziosi, ma giocosamente assemblati. L'unica regola è suscitare emozione, tenersi alla larga dalla noia. E allora ecco pezzi d'epoca, tra cui letti e separé cinesi, sedie Biedermeier, poltrone di Le Corbusier, ma anche tappeti mediorientali, zanne d'elefante, una panca Amish e valigie di Louis Vuitton.

© Salva Lopez

L’arte è negli occhi di chi guarda, secondo Corberò, perciò ogni oggetto, ogni angolo, ogni arco o gradino assume significato grazie all’esperienza di chi lo osserva. Tutti possono così partecipare di questo miracolo, un Tempio dell'immaginazione che è al contempo un’epica sfida architettonica e una meditazione sul lavoro interminabile dell'artista.
“Quello che cerco di fare non deriva dalla ragione” dice Corberò, "quello che cerco di fare, sempre, è poesia".

 

© Salva Lopez

salvalopez.com/exhibit/xavier-corbero/

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di Elisa Zagaria / 3 Agosto 2017

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