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Dove abitavano i grandi architetti?

6 case disegnate per sé e i propri cari dai padri nobili dell'architettura moderna ci offrono una prospettiva unica sul loro mondo artistico e privato

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Edelteil

Come sono le case degli architetti più famosi del passato? Un conto è disegnare per gli altri, interpretando i loro desideri, adattandosi alle loro esigenze. Tutt'altra storia è disegnare per sé. Chiunque ha in mente la casa dei propri sogni, figuriamoci un architetto. Realizzare la propria dimora, quella dove crescere i propri figli, sperimentare idee, rappresentare valori, può essere la sfida di una vita. Perché la piena libertà espressiva, la possibilità di dare voce a bisogni e ossessioni che altrove sarebbero stranieri, tramuta una casa nella Casa, un modello assoluto, l'idea stessa di ciò che è famiglia e al contempo manifesto poetico e lascito artistico. Come si sono comportati i grandi architetti di fronte a questa impresa? Quanto del loro modo di immaginare e strutturare il mondo è rimasto impigliato alle case dove hanno vissuto? Scopriamolo insieme attraverso sei testimonianze d’eccezione, sei case divenute musei, in cui si può vagare alla ricerca dello spirito dei loro visionari abitanti.

Casa e studio di Frank Lloyd Wright – Oak Park, Illinois

Questa casa dalle geometrie semplici, quasi archetipiche, è il luogo che Frank Lloyd Wright disegnò per sé e per la sua famiglia. Nel tempo sarebbe divenuta un laboratorio per sperimentare idee rivoluzionarie, ma prima di tutto doveva custodire gli affetti. Il grande architetto era infatti appena convolato a nozze nel 1888 quando, a soli 22 anni, grazie a un prestito di 5,000 dollari da parte del suo capo Louis Sullivan, acquistò il terreno a Oak Park, per costruirci la sua dimora. All'esterno, l'elemento che subito balza agli occhi è il grande frontone che sembra quasi sospeso da terra. La pianta aperta, le ampie vetrate, il profilo pulito in cui predominano le linee orizzontali sono tutti segnali di modernità. L'interno è il luogo in cui Wright ha potuto osare, ampliando e riconvertendo più volte gli ambienti nel corso degli anni. Gli arredi sono quasi tutti realizzati da lui e spesso affiorano da pareti e pavimenti, sotto forma di armadi, credenze o sedili incassati. L'architetto preferiva plasmare lo spazio, piuttosto che ingombrarlo con elementi estranei e disgiunti. Degna di menzione è la sala da pranzo, ricavata dall’ampliamento della cucina originaria. Qui Wright crea uno spazio dentro un altro spazio: il pannello decorativo che incornicia le luci diventa il fulcro della stanza, mentre le sedie dall’alto schienale disegnano quasi un recinto. Vetri istoriati decorano i soffitti anche nella stanza dei giochi e nello studio, l’aggiunta più importante alla struttura, datata 1898, nettamente distinta dalla parte privata, ma caratterizzato da dettagli e materiali comuni che creano un filo conduttore. Qui videro la luce alcune delle opere più influenti del 900 e la Prairie School vi celebrò il suo periodo d’oro. Presenza fissa era l'amico e collega Richard Bock, cui si devono le sculture che adornano l'esterno. Nel 1909 Wright lasciò la casa e la moglie per seguire un’altra donna in Europa, l'edificio cadde in rovina prima che la Fondazione Wright lo riportasse agli antichi fasti, facendone una meta imperdibile per gli amanti dell'architettura.

 

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Casa di Walter Gropius – Lincoln, MassachuttesQuando Walter Gropius, padre del Bauhaus ed esponente di punta del movimento moderno, si trasferisce nel New England, ne resta da subito affascinato. La casa che disegna nel 1938 per la sua famiglia e in cui vivrà fino alla morte omaggia la tradizione architettonica locale e l'idilliaca natura circostante, introducendo al contempo forti elementi di modernità. Perfetta espressione del classico razionalismo “bianco”: la casa si presenta come un semplice volume a due piani, sormontato da un tetto piatto. Le terrazze e le grandi vetrate a nastro favoriscono il dialogo tra interno ed esterno. Al piano terra troviamo la zona living, che racchiude la sala da pranzo e lo studio, isolato da una innovativa parete in vetrocemento; il livello superiore ospita le camere da letto e una terrazza coperta che conduce al giardino tramite una scala a chiocciola. Se il legno e i mattoni riecheggiano la tradizione americana, cemento, vetro e acciaio parlano il nuovo linguaggio modernista. Come prevede la filosofia del Bauhaus, ogni aspetto dell’edificio e del paesaggio che lo avvolge è pianificato perseguendo il massimo dell’efficienza e della semplicità. L’interno abbonda di pezzi unici che assecondano l’unione tra design e industria, dai panchetti giapponesi curvilinei e minimal alle sedie da pranzo in tubolare e tela, realizzati da Marcel Breuer usando i manubri della sua bicicletta. Oggi la casa è un museo, attorniato da un meraviglioso giardino, di cui il grande architetto scelse personalmente ogni pianta.

 

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Casa di Philip Johnson / Glass House – New Canaan, ConnecticutQuesta casa vi ricorda qualcosa? Se state pensando a un'altra struttura di vetro, la celeberrima Farmhouse di Mies Van der Rohe, avete ragione. Philip Johnson trasse ispirazione da quel capolavoro per realizzarne uno non meno ragguardevole, considerato tutt'oggi uno dei massimi esempi dell'architettura moderna. La Glass House, costruita nel 1949 in una piana verdeggiante del Connecticut, è costituita da un blocco interamente in vetro, adagiato su un podio di mattoni disposti a spina di pesce. La struttura è sorretta da sottili pilastri d’acciaio che Johnson ha voluto rendere ancor più discreti, confondendoli con i più leggeri montanti delle finestre. Proprio qui sta la principale differenza rispetto a Van der Rohe, che aveva optato per pilastri con profilo ad "H", separati dai piani orizzontali e così accentuati. Attraverso le vetrate si scorgono i mattoni che rivestono un volume cilindrico, destinato a custodire il bagno e il camino, l'unico spazio chiuso di un ambiente privo di partizioni, totalmente open space. Questo cilindro emerge dal soffitto e sbuca fuori dalla casa divenendone il motivo architettonico più distintivo. Accanto alla casa di vetro ce n’è un'altra tutta di mattoni, volutamente contrapposta. Johnson e il suo compagno sceglievano alternativamente l'una o l'altra per passarci i fine settimana. Prima di morire, l'architetto si accertò che la casa diventasse patrimonio collettivo aperto al pubblico e sono ancora tantissimi i visitatori che accorrono ad ammirare questo luogo etereo e pieno di pace.

 

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Casa di Oscar Niemeyer / Casa das Canoas – Barra de Tijuca, Rio de Janeiro“Preferisco la curva arrotondata. E' simile alla forma umana”. Questo diceva il grande architetto brasiliano Oscar Niemeyer parlando dei suoi disegni. La Casa das Canoas a Rio de Janeiro, con le sue linee morbide e sensuali, incarna alla perfezione questo credo. Costruita tra il 51 e il 53 su due livelli (pubblico il primo, privato il secondo), la casa esalta il cemento armato come materiale mai così flessibile, che Neimeyer sa piegare ai suoi desideri, creando linee ininterrotte e sinuose, che sembrano avvilupparsi attorno alla rigogliosa vegetazione circostante. Le forme fluide che dominano l'intera opera, conferendole una dimensione plastica e scultorea, ammorbidiscono il funzionalismo dell’architettura razionalista cui lo stesso Niemeyer, erede di Le Corbusier, appartiene. Il loro andamento, enfatizzato dai semplici pilastri neri che sostengono il tetto, riflette le montagne intorno, sottolineando l'appartenenza alla natura che per l'architetto è di vitale importanza. La mano dell'uomo non deve invadere ma assecondare il paesaggio, e allora ecco che la casa segue il naturale dislivello del suolo, si lascia invadere dalla vegetazione (come nel caso della sporgenza di granito che dalla piscina penetra all’interno) e al pianterreno si apre all'esterno attraverso le ampie vetrate. Nelle aree private invece l'intimità impone che il mondo resti fuori: le finestre si restringono, lo spazio diviene rifugio. Per quanto riguarda il design, lo stile è informale, caldo e accogliente, con una marcata presenza del legno, che di nuovo rimanda alla natura circostante. A fare la guardia alla casa, sculture di corpi femminili, le cui curve si sposano con l'opera architettonica, ribadendone la spiccata vocazione artistica.

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Casa di Alvar Aalto – Munkkiniemi, Helsinki

È il 1936 quando Alvar Aalto e sua moglie Aino realizzano la casa dei loro sogni a Nord di Helsinki. La villa, metà residenza privata e metà studio, è il primo esempio di ciò che verrà chiamato funzionalismo romantico. La semplicità solida dei volumi incontra il bisogno di uno spazio accogliente e intimo, depurato da complicazioni. I materiali prescelti sono grezzi, non trattati, e adoperati in modo diverso per separare e definire gli ambienti. Ecco allora che i due blocchi giustapposti - uno in legno scuro, l'altro in mattoni dipinti di bianco - ospitano rispettivamente l’abitazione e lo studio. Il tetto piatto sorretto da pilastri in acciaio è ideale per accogliere una grande terrazza rivolta a sud, mentre la facciata che guarda verso la strada addolcisce con un patio le sue linee rigide e squadrate. Da questo lato quasi non ci sono finestre, la maggior parte di esse è sul retro, dove la luce è libera di penetrare all'interno. Costruire seconda la luce è un tratto inconfondibile dell'opera di Aalto, che pone altrettanta cura nel disegnare le sue famose lampade, tuttora in produzione. Queste, come ogni altro arredo presente nella casa, sono frutto del suo estro e della sua ricerca, che esplora una via propria - la via scandinava - allo stile internazionale.

 

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Casa di Frank Gehry – Santa Monica, CaliforniaA vederla da lontano questa casa può sembrare ancora in costruzione. Si scorgono i chiodi sporgenti, insieme a brandelli di rete e listelli di legno. Tre lati su quattro sono soffocati da uno strano guscio di vetro e acciaio, che buca i muri perimetrali e penetra all'interno. Sotto, spuntano scampoli della casa originale, un edificio coloniale rosa che Frank Gehry comprò negli anni 70 per poi stravolgerlo completamente, facendone un manifesto poetico, un audace esperimento decostruttivista. L'edificio declina in modo plastico l’irrequietezza della città che cambia: le vecchie case vengono abbattute, al loro posto ne sorgono altre. Dove c’erano i mattoni arrivano il vetro e l’acciaio. Questa brutale metamorfosi si imprime sulla pelle della casa. Il vecchio si scontra con il nuovo e genera una nuova idea di architettura come somma delle parti, sintesi stridente e straniante in cui niente è ciò che sembra. Anche le prospettive sono falsate, gli angoli e le linee ingannano. Guardiamo attraverso la finestra del soggiorno e al posto del paesaggio ci viene incontro un altro pezzo di edificio, grezzo, in uno scorcio imprevisto. La cucina diventa un surreale cortile sportivo, avvolto da una rete metallica. Gli ambienti sfuggono al nostro controllo, rifiutano le etichette, non rispondono ad alcuna regola. Sembra di assistere all'atto creativo nel suo dispiegarsi, incompiuto, tumultuoso, e per questa ancora prepotentemente attuale.

 

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di Elisa Zagaria / 6 Settembre 2017

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