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Le case occupate più belle del mondo

Un tour per l'Europa alla scoperta di 12 case occupate suggestive che hanno saputo lasciare un segno forte nella storia della loro città.

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A Barcellona, Casa Tarragó, meglio conosciuta come La Carbonera

L’occupazione di spazi altrui abbandonati per garantirsi l’inalienabile diritto ad una casa è vecchia quanto la storia della civiltà, tanto che l’origine del termine ufficiale squat si fa risalire al diciassettesimo secolo, per indicare le case occupate dai Diggers inglesi per trasformarle in libere ed egualitarie comunità contadine.

Attualmente si calcola che oltre un miliardo di persone viva in edifici occupati abusivamente, giacché lo squatting quanto meno allenta le dinamiche di potere conseguenti al possesso di quel bene che è la casa.

Tra gli anni Cinquanta e Settanta, con l’aggravarsi della speculazione immobiliare, la liberalizzazione selvaggia del mercato, la crescita della disoccupazione e la conseguente emarginazione sociale, aumentò anche il numero delle famiglie e dei giovani che non potevano più permettersi un tetto sulla testa e la creazione di isole comunitarie in cui si condividevano spazi abitativi ed interessi divenne più frequente e concreta.

Solo con il tempo, però, l’occupazione di un edificio abbandonato divenne un’azione organizzata ed anche ideologicamente motivata, tanto che gli immobili requisiti, spesso splendidi antichi palazzi lasciati in uno stato di colpevole decadimento, presero a svolgere una funzione controculturale, artistica e di aggregazione.

SiViaggia.it, il portale italiano dedicato ai viaggi, ha pensato di raccogliere gli squat europei più belli e più incisivi sulla società. Di seguito, vi offriamo una rassegna delle case occupate più belle d’Europa, alcune delle quali sono state ormai demolite ma hanno comunque lasciato un’impronta indelebile sulla storia della città.

 

Era il 1999 quando un trio di artisti, che di lì a poco sarebbero divenuti un collettivo, chiamato En casa de Robert, electrón libre occupò in Rue de Rivoli 59 a Parigi un edificio abbandonato di sei piani che aveva precedentemente ospitato una grande banca. Tra il Louvre e il Centre Pompidou, in una delle arterie commerciali più importanti del centro storico di Parigi, sono stati allestiti oltre trenta atelier di artisti – alcuni del quali abitano stabilmente l’edificio da anni mentre altri sono solo di passaggio – che vantano un flusso di migliaia di visitatori a settimana, oltre ad una galleria d’arte che vende opere di artisti da tutto il mondo. Nel 2006 il Comune ha acquistato lo stabile, lo ha completamente restaurato e riassegnato al modico prezzo di € 130 mensili agli artisti, che adesso lo autogestiscono tenendolo aperto al pubblico sei giorni su sette.

 

Una delle case occupate abusivamente con le vicende più travagliate è indubbiamente il Rote Flora di Amburgo: si tratta di un teatro di fine Ottocento che ha cambiato diverse destinazioni d’utilizzo fino alla sua occupazione nel 1989, quando fu convertito in un centro culturale attivo nonché collettore della sinistra tedesca. Un incendio nel novembre del 1995 distrusse gran parte dell'edificio, che però venne ben presto rinnovato e restaurato. Più volte sono stati avviate trattative per contratti di locazione e vendita a privati, ed ogni volta la popolazione locale è letteralmente insorta per difendere il Rote Flora, fino alle spettacolari mobilitazioni del 2014, in seguito alle quali il comune del distretto di Altona ha sancito che non sarà più demolito e resterà un centro culturale attivo.

 

La Snakehouse, sulla Spuistraat, nel pieno centro di Amsterdam, è una casa occupata di quattro piani occupata dal 1983, nella quale convivevano e lavoravano una decina di artisti. Conosciuta con il nome di DeSlang, poi ribattezzata Snakehouse per l’enorme murales di un serpente sulla facciata dipinto nel 1987 da una giovane pittrice, divenne molto presto un riferimento artistico della città, con mostre d’arte e proiezioni settimanali gratuite di film indipendenti.

Recentemente però, l’immobile è stato acquistato da una società edile, la De Key, che ha deciso di non cercare alcun accordo con gli artisti residenti, alcuni dei quali, come Jacques van Heuven, seppur abusivi abitavano lì da trentadue anni, e trasformare lo stabile in un complesso di appartamenti di lusso.

 

Amsterdam, come l’Olanda in generale, è sempre stata una città all’avanguardia per quello che riguarda questioni inerenti alla libertà personale, e qui il movimento di occupazione divenne ben presto un fenomeno sociale alle cui esigenze il governo ha sempre cercato di andare incontro. Tra i numerosi edifici occupati qui troviamo, sempre sulla Spuistraat, la famosa casa Vrankrijk, costruita nel 1875 come laboratorio di falegnameria e occupata nel 1982 per evitare che venisse rimpiazzata da un palazzo residenziale. La Vrankrijk dispone di una caffetteria, di una sala da concerti, che tra il 2005 e il 2006 è stata ristrutturata per migliorarne l’acustica, e di uno spazio di discussione, dove si radunano gruppi per parlare di globalizzazione, economia alternativa e anarco-femminismo. Dal 2008 al 2012 la caffetteria è stata chiusa a seguito di una lite tra un residente e due visitatori, uno dei quali ha riportato danni permanenti.

 

Tra le case occupate più celebri al mondo c’è sicuramente la Kunsthaus Tacheles, conosciuta semplicemente come Tacheles, a Berlino, costruita nel 1908 come centro commerciale. In mano alle SS durante la Seconda Guerra Mondiale, ormai fatiscente rischiò di essere demolita subito dopo la caduta del muro, ma venne prontamente occupata da un gruppo di artisti che lo resero ben presto un punto di riferimento artistico. Il nome deriva da un termine yiddish che rimanda al parlare liberamente ed esprime già chiaramente la volontà di fare controcultura rispetto alla censura imposta dalla DDR.

Al suo interno si trova anche uno dei bar più alternativi della città, il Cafè Zapata.

Dopo incalcolati tentativi di sgombero e diverse sentenze di sfratto, il Tacheles è stato chiuso nel 2012, ed è attualmente oggetto di una radicale ristrutturazione che si inserisce all’interno del piano di recupero dell’intera zona circostante.

 

Occupata nel 1973 da giovani senzatetto o temporaneamente scappati di casa, e così chiamata in onore di Tommy Weissbecker, un anarchico morto durante un tentativo di arresto, la Tommy Weissbecker Haus, ancora a Berlino, spicca nel già colorato quartiere di Kreuzberg per i murales che ricoprono la facciata e i lati dell’edificio. Completamente distrutta nel 1975 in quello che viene considerato il raid di polizia più devastante in città dal secondo dopoguerra ad oggi, è stata poi ristrutturata grazie a fondi stanziati dal Senato e dal Salone Internazionale dell’Edilizia e attualmente ospita una sala concerti ed un pub.

 

Suona quasi ironico che la Teufelsberg, adesso una sorta di ibrido tra lo squat e la galleria d’arte alternativa, inizialmente fosse un istituto tecnico militare nazista che non fu mai terminato. Sorge su una collina artificiale, sempre a Berlino, costruita sui resti dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, e non stupisce che il suo nome in tedesco significhi “la montagna del demonio”, poi ribattezzata “la collina delle spie” giacché dagli anni Cinquanta fino alla caduta del muro divenne una stazione d’ascolto della NSA sotto il controllo dell’intelligence americana e britannica.

Tuttora in mezzo ad un florido bosco che bisogna attraversare a piedi per almeno una ventina di minuti, e adesso interamente decorata da graffiti e murales, consente una vista mozzafiato sulla città e dà asilo a decine di persone ogni notte.

 

A Barcellona, nel quartiere dell’Eixample, sorge Casa Tarragó, meglio conosciuta come La Carbonera, un edificio che salta subito agli occhi per i maestosi murales che ne decorano la facciata (vedi foto cover). Probabilmente il palazzo più antico di tutto il quartiere, almeno tra quelli che sono ancora in piedi, venne costruita nel 1864 da un progetto dell’architetto Antoni Valls i Galí e nel seminterrato ha ospitato un laboratorio per la lavorazione del carbone da cui deriva il suo nome.

Dopo la vendita che doveva portare alla sua demolizione, è stata occupata dal 2008 al 2014 ed attualmente è stata inserita nel Piano di Protezione Speciale per il patrimonio artistico, in modo da impedirne lo smantellamento.

 

Sempre a Barcellona, non per nulla la città europea con più case abusive per chilometro quadro, nel quartiere La Salut, c’è anche Los Blokes Fantasma, uno stabile a più piani ormai trasformato in centro culturale alternativo e sottoposto a ispezioni ufficiali periodiche. Oltre ai consueti murales lungo tutta la facciata, è d’impatto il messaggio dipinto sul tetto, Okupa Y Resiste, “Occupa e Resisti”.

 

Con la modifica della legge che permetteva di insediarsi abusivamente in un’abitazione abbandonata qualora si potesse dimostrare di non averne forzato l’entrata, è radicalmente cambiata anche la situazione degli storici squat londinesi. Nel famoso, a tratti famigerato, quartiere afrocaraibico Brixton di Londra, infatti, per oltre trentadue anni è stata attiva Casas Brixton, un complesso di sette alloggi in stile vittoriano di proprietà dello Stato in cui hanno trovato dimora oltre settanta persone e che è stata sede di aggregazione e di numerose attività culturali.

 

Alquanto travagliata anche la storia del Kukutza, a Bilbao: tre diversi edifici occupati – i gaztetxe –, alternativamente tra il 1996 e il 2011 nel quartiere Recalde. Soprattutto l’ultimo, il Kukutza III, colmò il vuoto istituzionale sulle questioni culturali e d’intrattenimento, offrendo spazi per la pratica della danza, dell’arrampicata, delle arti marziali, oltre ad una biblioteca, una mensa, un teatro ed un laboratorio per la produzione artigianale della birra. Dopo lo sfratto definitivo, tra i più problematici della storia, con oltre 140.000 euro di danni, decine di feriti e 64 arresti, anche i commercianti di quartiere hanno lamentato la perdita di quel fermento che aveva reso tanto vitale il quartiere.

 

Anche in patria non mancano esempi fortunati di squat autogestiti: festeggia quest’anno i trent’anni di attività il CSOA Forte Prenestino, un’antica fortezza militare all’interno del Forte Prenestina, appunto, nel quartiere Centocelle di Roma. Oltre all’entrata, costituita da un vero e proprio ponte levatoio che rimane fissato per tutto l’anno, i due edifici, nei quali abitano stabilmente decine di persone, presentano molti tunnel e camere sotterranee dove vengono organizzate mostre, spettacoli teatrali, concerti ed altre attività. Nei due grandi piazzali tra gli edifici in estate sono inoltre allestiti palchi dove si svolgono numerosi eventi. L’occupazione ha permesso di recuperare degli spazi all’interno di una struttura di circa tredici ettari, strappandoli al degrado e all’abbandono, e di averli resi fruibili dall’intera popolazione.

 

 

 


di Lia Morreale / 25 Gennaio 2017

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