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C'era una volta il chiosco dei giornali

La lotta per la sopravvivenza delle storiche edicole nell’era dell’editoria digitale, tra restyling hi-tech, scelte temerarie e firme d’eccellenza

chioschi-dei-giornali-parigi
Getty Images

Anche le celebri edicole haussmaniane di Parigi chinano il capo di fronte alla sempre più diffusa rivoluzione digitale, lasciando lentamente posto a nuove edicole 2.0, un segno dei tempi.

Ma quella dei caratteristici chioschi di giornali in stile art-déco, disegnati a fine Ottocento dall'architetto Gabriel Davioud è una resa onorevole che, in perfetta sintonia con la Ville Lumiére, non rinuncia allo stile: a sostituirle arrivano, infatti, i comfort digitali di nuove strutture firmate della designer Matali Crasset, cresciuta sotto l’ala di Denis Santachiara e Philip Starck.

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Un tempo aggiornate finestre aperte sul mondo e riconoscibili luoghi di incontro, i chioschi con l’avvento dei social e dell’informazione online hanno cominciato a vivere tempi duri. Colpiti dalla crisi della carta stampata e dall’evoluzione delle abitudini per sopravvivere hanno dovuto reinventarsi.

Così dopo aver festeggiato il secolo e mezzo di storia, anche le 400 edicole parigine, vere icone della città al pari delle rosse cabine telefoniche londinesi, hanno iniziato ad accusare l’età. Era diventato troppo digital il mondo che le circondava e così questi gloriosi simboli della rivoluzione urbanistica haussmaniana di fine Ottocento hanno dovuto optare per un buen retiro.

Decorazioni art-déco e disegni floreali verranno lentamente sostituiti dai dettagli più moderni dei nuovi chioschi firmati Matali Crasset, in un mix di design pulito, linee ispirate ai tetti della Ville Lumière e facciate di vetro. Più accessibili, confortevoli e green, grazie all’utilizzo di materiali riciclati e illuminazione LED, le nuove edicole dei giornali saranno disponibili in tre colorazioni: verde, grigio e rosso.

Ma se Atene piange, Sparta non ride, e così un po’ in tutta Europa i chioschi cercano di restare al passo coi tempi per sopravvivere. 

A Milano ne sa qualcosa l’Edicola Radetzky, gazebo primo Novecento d’epoca austroungarica situato lungo la Darsena, che dopo essere stato chiuso e abbandonato ha saputo diventare un apprezzabile esempio di rigenerazione urbana.

Sotto il caratteristico tetto a pagoda della piccola struttura e dietro le pareti sulle quali un tempo venivano appesi gli editti ufficiali, oggi, la protagonista assoluta è l’arte. L’edicola, infatti, è diventata un’imprevedibile sede distaccata del Pac, il Padiglione d'Arte Contemporanea, una mini galleria dedicata alle più attuali intuizioni creative.

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Per ammirare un altro esempio di “chioschi sopravviventi”, basta recarsi a Mantova e cercare l’Antica Edicola dei Giornali di piazza Canossa. Un piccolo gioiello nel cuore della città, un chiosco fine Ottocento in stile neogotico salvato da uno stato di degrado e abbandono, anche grazie all’intervento del FAI. Per rinascere, oggi, questa struttura di ferro battuto, lamiera, legno e vetro, al posto dei giornali vende fiori, accostando profumi sempre nuovi ad antichi e nobili ricordi.

 
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Per concludere questo viaggio alla scoperta della nuova vita dei chioschi è il caso di tornare tra le vie meneghine per scoprire un nuovo concept di edicola. Il Verso Kiosk, in corso di Porta Ticinese 40, per garantire un futuro all’idea di chiosco si è concentrato su uno dei rami forse meno conosciuti ma decisamente più vivaci del mondo della carta stampata, quello delle riviste indipendenti.

L’edicola ospita oltre 100 testate selezionate dall’art director e collezionista Luca Pitoni, raffinatissime combinazioni di design, materiali e scelte tipografiche che raccontano storie difficilmente reperibili sui social: dallo slow journalism alla cultura gastronomica, dalle migrazioni al ciclismo, dal linguaggio della cartotecnica all’abitare.


di Francesco Marchesi / 4 Aprile 2018

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