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A demogo il Premio Giovane Talento dell'Architettura Italiana 2015

Intervista agli architetti dello studio trevigiano, premiato dal Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori con il prestigioso riconoscimento

Lo studio demogo, composto da Davide De Marchi, Alberto Mottola e Simone Gobbo, ha ricevuto il riconoscimento del Premio Giovane Talento dell’Architettura Italiana 2015, conferito dal Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori. Fondato nel 2007 a Treviso, fin dalle sue prime opere ha dimostrato un costante impegno nella sperimentazione architettonica per la costruzione di progetti, in Italia e all’estero, capaci di cogliere e comunicare un personale approccio alla contemporaneità. Caratteristica di demogo, che affronta in parallelo progettazione e ricerca, è l’attenzione al contesto urbano e paesaggistico interpretato come fonte inesauribile di storie e momenti di ispirazione che concorrono al disegno della nuova architettura.

A pochi giorni dalla cerimonia ufficiale di premiazione, che si terrà a Roma il 18 dicembre, abbiamo incontrato i membri dello studio per approfondire la loro visione e il loro approccio alla materia.

Nel vostro lavoro è sempre posto in primo piano il ruolo del contesto. Come declinate il contesto ai differenti stadi della progettazione architettonica?
Abbiamo un approccio tendenzialmente molto esteso, cerchiamo di indagare utilizzando e costruendo noi stessi strumenti di analisi differenti in ogni progetto e, di conseguenza, in ogni contesto. È un metodo dispendioso, molto lento e personale, spesso influenzato dai nostri interessi individuali, e dalla percezione che ognuno di noi ha del sito.

Interessante e stimolante per la professione dell’architetto è potersi confrontare con rapporti di scala del progetto sempre diversi. Partendo dall'analisi delle esperienze del municipio di Gembloux e del Bivacco Fanton, esistono possibili analogie tra il pensare un oggetto XL e il pensare un oggetto XS?
In realtà il livello di complessità non ha per noi relazioni dirette con le scale differenti dei progetti, cerchiamo in ogni caso di aumentare e amplificare i dati di studio, di allargare il campo delle possibilità originali, le implicazioni sulla scala hanno una maggiore ricaduta sulle possibilità di controllo dell'opera finale. Questo aspetto è molto interessante e mostra i limiti tra lo spazio ideale, elaborato nelle discussioni nei tracciati, e lo spazio costruito, sottoposto al dominio dell'abitare.

Qual è la vostra idea di comfort per uno spazio interno e quali elementi concorrono al felice raggiungimento dell’obiettivo? 
Abbiamo in genere un approccio spaziale al progetto, ci interessa la regola e la sua conseguente possibilità di deformazione. La nostra stessa idea di comfort ha a che fare con la dimensione e la luce dell'architettura, discutiamo molto sulla percezione e le reazioni che il progetto dovrebbe evocare.

Non siete estranei ai premi, già in passato avete ricevuto importanti riconoscimenti. Come considerate questi momenti di vittoria? Sono occasioni per stimolare a fare ancora di più, sono appaganti soddisfazioni del lavoro svolto, o altro ancora? 
Ognuno di noi vive questi momenti in modi differenti, sono spesso legati all'emotività che ci attraversa. La vita di uno studio è poco incline alla linearità, progressi ed errori convivono quotidianamente; è qualcosa che ti rende talvolta instabile, ma probabilmente è l'unico modo per continuare con intensità ed onestà in questo percorso di ricerca comune.

demogoarchitecture.wordpress.com
www.awn.it


di Giovanni Carli / 16 Dicembre 2015

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