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Tutto quello che devi sapere sul cohousing (e due progetti milanesi da tenere d’occhio)

Dalla Danimarca degli anni 60 a Milano, l'abitare diventa uno stile di vita che punta tutto sullo spirito comunitario e sulla sostenibilità

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Un progetto nel pieno centro di Milano che ha fatto scalpore, (e ha registrato il tutto esaurito in poche settimane) ha portato l’opinione pubblica a parlare di nuovo di cohousing: non più come sogno utopico ispirato alle città del nord Europa ma come effettiva possibilità di abitare.

La coabitazione è nata in Danimarca per iniziativa dell’architetto Jan Gudmand- Høyer che nel 1964 raccoglie un primo gruppo di amici con i quali acquista una serie di proprietà adiacenti per condividerne alcuni spazi. Oggi, circa l'8% delle famiglie danesi vive in un sistema di cohousing, dove spartisce con i propri vicini giardini, manutenzione e forniture energetiche.

L’idea si è rapidamente diffusa in Scandinavia, in Germania e negli Stati Uniti, dove è sorto il famoso Swan's Market di Oakland, un ex-mercato comunale che oggi ospita ventidue famiglie che condividono una sala e una cucina per incontri, una palestra, una hobby room, una lavanderia e anche una stanza per gli ospiti. 

Più di recente anche il Regno Unito si è interessato al cohousing, con risultati interessanti come quello di Lilac, acronimo che sta per Low Impact Living Affordable Community e che identifica una cooperativa di coabitazione a Leeds, UK, immaginata dagli abitanti stessi in collaborazione con White Design Associates  e composta da una serie case in legno e paglia disegnate usando il sistema ModCell. Qui l’età degli abitanti spazia dai 20 agli 80 anni e le unità residenziali vanno dal monolocale all’appartamento con quattro camere da letto. Tutte le case affacciano sui giardini, anche se ognuno gode di una piccola area esterna privata. 

Abitare qui significa abbracciare uno stile di vita, che prevede l’intenzione di svolgere un ruolo attivo nella comunità partecipando ad almeno una delle nove "squadre di lavoro" che si occupano, ad esempio, di giardinaggio e manutenzione e di partecipare alle riunioni generali.

Se vi suona vagamente hippie, siete fuori strada: il cohousing 4.0 è estremamente razionale e punta alla sostenibilità ambientale sociale ed economica, attrae le persone sole, specialmente le più anziane, che non vogliono vivere né in isolamento né in abitazioni convenzionali, ma anche le famiglie che cercano ambienti in cui crescere i bambini in maniera compatibile con il proprio lavoro. 

Sopra e in apertura: immagini del progetto COventitidue a Milano

E nel nostro Paese? Il pioniere del cohousing in Italia è Newcoh, l’organizzazione che tramite il portale Cohousing.it ha cominciato a promuovere l’abitare condiviso e partecipato nel 2006 e che oggi vanta quattro progetti realizzati – Urban Village Bovisa a Milano, Cohlonia Club Residenziale a Pisa,Cosycoh il Cohousing in affitto per giovani a Milano e TerraCielo a Rodano – e due in corso. 

Uno è COventidue, primo progetto di cohousing a Milano in pieno centro che ristrutturerà un palazzo storico in stile liberty di corso XXII marzo per ospitare entro la primavera 2018 58 appartamenti. Progettista è l’architetto Leopoldo Freyrie con lo Studio Freyrie Flores Architettura, che spiega: “Per gli Architetti – i quali garantiscono la professionalità e la sostenibilità dell’intero progetto - questa formula innovativa comporta uno spostamento della committenza dall’impresa immobiliare all’utente finale, ossia il futuro abitante che incide su ogni passaggio del progetto”.

Due immagini del progetto Urban Village Navigli

Per il secondo progetto di cohousing a Milano in corso Newcoh ha scelto invece di affidarsi a Cino Zucchi, che firmerà Urban Village Navigli ristrutturando un vecchio edificio scolastico milanese nei pressi del Naviglio Grande e della chiesa di San Cristoforo. “Su un’area di 9.600 mq, sorgeranno 5 palazzine per un totale di circa 110 unità abitative. Come nei nostri precedenti progetti, prevediamo il massimo livello di qualità abitativa con raggiungimento della classe energetica A+, prezzi degli appartamenti inferiori alla media della zona nonché alta sostenibilità ambientale, economica, sociale, e una particolare attenzione ai giovani under 35, per i quali stiamo studiando formule innovative e vantaggiose di adesione” racconta Marco Bolis, General Manager Newcoh.

www.cohousing.it

www.lilac.coop

LEGGI ANCHE:
Social housing a Milano? Si può!


di Carlotta Marelli / 24 Luglio 2017

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