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Corten e legno, arte e architettura: l'ampliamento del museo Skissernas

Due nuovi volumi ospitano foyer, ristorante, bookshop del museo svedese

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Corten is the new black! Classe 1933, passaporto americano, è un cocktail di rame, cromo fosforo e nichel. È il materiale che più di tutti è trasversale all’arte e all’architettura; ha una pigmentazione bruna e il suo nome deriva dai due parametri che ne definiscono i tratti caratteristici: CORrosion resistance e TENsile strength. Il corten, è l’acciaio che anche quando è nuovo è già arrugginito (com’è possibile?). Ma è proprio questa peculiarità che lo rende unico. Infatti il corten grazie ad un singolare processo di ossidazione forma un film che lo protegge dalla corrosione.

La prima applicazione della lamiera di corten in architettura risale al 1964, quando il celebre architetto Eero Saarinen la impiega nella realizzazione del John Deere World Headquarters. Il giorno dell’inaugurazione, mentre in Illinois il designer finlandese sta per tagliare il nastro, in un’acciaieria della costa Occidentale uno studente di letteratura di San Francisco si sta facendo in quattro per pagarsi il college. Ancora non sa cosa accadrà di lì a poco. Non può immaginare che il cor-ten cambierà per sempre non solo il suo destino, ma le sorti stesse dell’arte contemporanea. Quel ragazzo è Richard Serra.

 

Edificio dopo edificio; scultura dopo scultura, negli ultimi cinquant’anni il corten si è diffuso in modo capillare in tutto il mondo, tanto nel campo dell’arte quanto in quello dell’architettura. Quindi se si dovesse immaginare di costruire l’espansione di un museo, perché non utilizzare il corten, il materiale che si trova nella terra di mezzo tra i due mondi? È stata proprio questa la scelta dello studio Elding Oscarson, chiamato a progettare l’ampliamento del museo Skissernas , Museum of Artistic Process and Public Art, a Lund Svezia. Questo museo, che ospita la più ricca collezione di schizzi preparatori di opere di Public Art, aveva bisogno di annettere alcuni nuovi spazi agli edifici già esistenti. Così gli architetti realizzano due nuovi volumi (rivestiti di corten per l’appunto) per ospitare il foyer,un ristorante, un bookshop e una sala multifunzione. Il volume principale, che si sviluppa in altezza per dialogare con l’edificio preesistente e con gli alberi del parco, ha prospetti disegnati da grandi aperture che vanno ad incorniciare viste privilegiate del contesto. Il linguaggio utilizzato si ispira sicuramente alla The Zollverein School dei SANAA ad Essen, in Germania, e risente anche dell’influenza delle Case più recenti degli architettti cileni Pezo Von Ellrichshausen.

 

www.eldingoscarson.com


di Piero Terzini / 23 Agosto 2017

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