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Alla scoperta della nuova vita di Detroit

Un viaggio tra le strade della ex-Motor City, ferita quasi mortalmente dalla crisi e rialzatasi grazie alla creatività

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Getty Images

Cosa vedere a Detroit? Tra interi complessi industriali dismessi, ripopolati da nuovi spazi per la creatività, case abbandonate trasformate in enormi installazioni artistiche e maestosi edifici dalle seducenti cicatrici, ecco un itinerario nella Detroit rinata: un’araba fenice del Midwest, passata da ruggente Motor City a moderna Pompei piegata dalla crisi, per diventare infine un laboratorio della cultura urbana del futuro. Sulla strada per la rinascita, alti e bassi: il poco invidiabile primato del più grande fallimento di una municipalità nella storia americana e l’onore della nomina UNESCO come prima City of Design di tutti gli Stati Uniti; scheletri architettonici ingombranti, diventati protagonisti degli scatti dei cacciatori di rovine moderne, e ammalianti realtà tutte da scoprire nate dalle ceneri del passato. 

Una di queste è sicuramente il Russell Industrial Center, con la sua solida struttura in cemento e le sue tipiche grandi finestre da fabbrica. Questo ex complesso industriale del 1925, progettato dall’architetto Albert Kahn, negli ultimi anni sta diventando rapidamente una vera Mecca per creativi. Il labirinto di corridoi della struttura, infatti, oggi ospita quasi 150 studi di architetti, professionisti del cinema, pittori, stilisti, artigiani, scultori e designer, dando forma a una fertile oasi delle idee dove è possibile creare, fare network e scoprire sempre qualche novità (russellindustrialcenter.com). 

 
 

Più in là, lungo la Russel Street, è possibile confrontarsi con un altro esempio di rinascita. Il Wasserman Projects non è solo uno spazio suggestivo, ma è soprattutto un palcoscenico in continua evoluzione per l’arte, il design e la musica, che mette in scena originali collaborazioni artistiche e interessanti sintesi tra discipline diverse. Una particolarissima realtà che promuovendo la fantasia e il talento, attraverso un vivace calendario di incontri ed esposizioni, ambisce a diventare uno dei fili principali di quello straordinario tessuto umano e creativo che è Detroit  (wassermanprojects.com). 

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Nuova strada e nuovo progetto. Nello specifico l’Heidelberg Project, una vera galleria diffusa all’aria aperta, nata nel cuore di una decadente area urbana con lo scopo di migliorare le vite delle persone che la abitano attraverso l’arte. Questo museo comunitario fu fondato nel 1986 dall’artista Tyree Guyton e dalla sua famiglia per dare voce a una protesta politica: tornato in Heidelberg Street, dopo aver servito nell’esercito, Guyton rimase sconcertato dalle condizioni di degrado del quartiere e inizio a colorare e decorare gli edifici. Oggi, questa riserva urbana per l’arte, in continua evoluzione, ha compiuto 30 anni e, dopo essere sopravvissuta a ordinanze di demolizione e incendi dolosi, continua a rappresentare una straordinaria dimostrazione del potere della creatività (facebook.com/HeidelbergProject). 

 

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A testimoniare l’illustre passato di quella che la guida Lonely Planet ha eletto come la seconda tra le città da visitare nel 2018, restano le tracce delle architetture ottocentesche che valsero a Detroit il soprannome di Parigi dell'ovest, le eleganti facciate dei grattacieli art déco, le firme di maestri assoluti come Mies van der Rohe e tanti iconici edifici. 

Uno di questi è il Fisher Building, un simbolo del paesaggio di Detroit da molti considerato come il più bel palazzo commerciale di tutti gli Stati Uniti. L’edificio è uno dei lavori più importanti dell’architetto Albert Kahn, che negli anni Venti ne disegnò la seducente silhouette di oltre 130 metri e ne riempì gli spazi con ventuno ascensori ed elementi di pietra calcarea, granito e marmo. Tra i dettagli più spettacolari della costruzione spiccano la sontuosa volta della lobby, decorata con oltre quaranta tipi di marmo, e una scenografica scultura sulla facciata. 

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Più moderno ma non meno suggestivo, l’inconfondibile profilo del complesso simbolo della skyline di Detroit: il GM Renaissance Center. Disegnato principalmente dall’architetto John Portman, questo agglomerato di sette grattacieli interconnessi fu eretto alla fine degli anni Settanta per essere un iconico emblema della Motor City, generata dall’indomabile spirito di Henry Ford. Oggi il GMRenCen, come è stato affettuosamente soprannominato, con le sue vetrate a specchio riflette l’anima della nuova Detroit, continuando a rappresentare un tratto distintivo del panorama, oltre che un futuristico simbolo di orgoglio e speranza per gli abitanti della città (gmrencen.com). 

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Per il relax, un altro fantastico esempio della rinascita di Detroit. Il Foundation Hotel fu progettato per restituire una nuova funzione al vecchio quartier generale dei vigili del fuoco e oggi rappresenta un accogliente mix di passato e futuro, abitato da esempi di ispirato design ed elegante contemporaneità, mattoni a vista e moderne soluzioni architettoniche. Al suo interno l’hotel accoglie anche l’Apparatus Room, uno dei più ricercati ristoranti della città, nato dal leggendario “ritorno a casa” dello chef stellato Thomas Lents (detroitfoundationhotel.com). 

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di Francesco Marchesi / 8 Dicembre 2017

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