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I 700 posti di Milano raccontati nei libri: nasce la Mappa Letteraria di Milano

Quarto Paesaggio ha mappato 700 indirizzi, e altrettante citazioni, per andare alla scoperta di una città che da sempre ispira l'arte

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Getty Images

Vi è mai capitato di andare in giro per Milano e non trovare le parole per descriverne la bellezza? Sfatato il mito di una città tutto lavoro e niente svago, che rispetto ad altre città italiane non offre pane per gli occhi, i luoghi più suggestivi della città rivivono nella mappa Letteraria di Quarto Paesaggio. Una vera mappa interattiva, presentata a Bookcity, che raccoglie citazioni di autori moderni e contemporanei sui luoghi di interesse, per non lasciarvi più senza parole. Ben 700 gli angoli recensiti, in continuo aggiornamento. Chiunque, infatti, può contribuire, scrivendo alla pagina Facebook di Quarto Paesaggio, un’associazione che vuole promuovere gli spazi verdi in città. Se il terzo paesaggio di Gilles Clément era costituito dai luoghi abbandonati dall’uomo, il quarto è quello espresso dall’incontro armonico tra uomo e natura. Questa mappa di Milano, più in generale, rende atto di quanto la città abbia stimolato la fantasia dei nostri scrittori. Nonostante alcune sorprendenti mancanze (come Michele Mari) o timide presenze (come Antonio Moresco con una sola voce), l’archivio è già molto nutrito. Eccovi i nostri luoghi preferiti.

Un post condiviso da Laura Slè (@laura.ierardi_sle) in data:

 

Cominciamo con un milanese doc, da sempre cantore della città in tutte le sue facce. Si tratta di Andrea G. Pinketts che, ne Il vizio dell’agnello, così descrive Stazione Centrale. “La Stazione Centrale di Milano sembrava una grande bocca aperta di un animale morto. Una carogna. Una carcassa abitata, mantenuta viva dalla frenetica attività di parassiti, mosche, sciacalli, taxi gialli, passeggiatrici, barboni, venditori di piatti di plastica adornati da inspiegabili conchiglie con al centro la scritta "A Milano andai, a te pensai, e questo ricordo ti portai"”.

Un post condiviso da Sophia Salaroli Caniaux (@sophietta) in data:

 

Impossibile, poi, non citare Alessandro Manzoni che, nelle celebri pagine dei Promessi sposi, fa passare Renzo per Piazza Duomo. “Renzo arriva sulla piazza del Duomo; l'attraversa, passa accanto a un mucchio di cenere e di carboni spenti, e riconosce gli avanzi del falò di cui era stato spettatore il giorno avanti; costeggia gli scalini del duomo, rivede il forno delle grucce, mezzo smantellato, e guardato da soldati; e tira dritto per la strada da cui era venuto insieme con la folla...”

Un post condiviso da Professional Tourist. (@vladistic) in data:

 

Maestro del noir, anche Giorgio Scerbanenco ha tratteggiato con precisione l’atmosfera di Milano. In Viaggio di nozze in grigio, ecco svettare la Torre Branca. “La Torre del Parco è alta più di cento metri. Dal terrazzino circolare vedevamo Milano, un disco grigio che si accendeva sempre più di luci, sotto un cielo rossastro giallo, fermo, come se il giorno non dovesse più finire. C'era un po' d'aria, lassù, che muoveva i suoi capelli biondi. Dal parapetto del terrazzo molto alto, si riusciva a sporgere soltanto le spalle. L'ascensore continuava a portare su gente che non vedevamo, ma si cui sentivamo la presenza e le voci. Per i viali del parco, proprio sotto di noi, i fari delle auto lanciavano in avanti le loro antenne luminose e, lontano, la Madonnina del Duomo era già illuminata, una goccia d'oro nel rosso giallo del cielo”.

Un post condiviso da Paolo Adamoli (@ecografista) in data:

 

Vincitore nel 2014 del Premio Campiello, Giorgio Fontana è un giovane autore tra i più affermati. Oltre ad avere un’enoteca-vineria sui navigli, lo ritroviamo qui in Piazza Argentina. “Ci trovammo, come capitava spesso, in piazzale Argentina. Seduti attorno a una delle aiuole circolari, contornate da una panca di legno, ascoltai Livio ripetere di nuovo la sua decisione agli altri. Intorno a noi esplodeva il traffico di corso Buenos Aires”. Salvi quasi per caso, 2015.

Un post condiviso da Riccardo Torracca (@torracca1967) in data:

 

Fresco di Premio Strega, Paolo Cognetti probabilmente predilige paesaggi naturali e raccolti alle grandi città. Tuttavia, nel suo primo romanzo di successo, Sofia si veste sempre di nero, ritroviamo il Gasometro di Bovisa. “A metà di una strada buia Leo lega il motorino a un lampione, ti prende per mano e ti conduce dentro la vecchia Fabbrica del Gas, attraverso un buco nel muro scavato dai ladri di rame. È qui che viene a cercare i suoi pezzi di recupero. Gli chiedi a che cosa servisse quell'enorme scheletro di ruggine e lui, invece di rispondere, ti domanda con aria di sfida se sei capace di arrampicarti. Il vecchio anarchico di città non ha ancora capito di avere incontrato la ragazza dei platani, degli olmi e degli ippocastani, sovrana incontrastata di tutti gli albero di Lagobello. Da lassù, a quaranta metri dal suolo, ti accorgi per la prima volta che la periferia nord di Milano è un groviglio di ferrovie: binari corrono sopra i viadotti e accanto alle fabbriche, luccicano sotto i lampioni prima di diramarsi nel buio”.

Un post condiviso da Pietro Duroy (@mr_duroy) in data:

 

Uno degli angoli più inquietanti di Milano è descritto da Antonio Scurati in Una storia romantica. Si tratta di San Bernardino alle Ossa. “Jacopo seguì dunque Italo nella cripta della Chiesa di San Bernardino alle Ossa, in piazza Santo Stefano, a pochi passi dalla Ca’ Granda, l’Ospedale Maggiore di Milano. La cripta aveva le pareti interamente ricoperte dai crani, dalle tibie, dalle scapole e dai femori degli scheletri dei molti transitati nei secoli attraverso l’obitorio dell’ospedale. Lì, tra i muri istoriati di ossa scarnificate degli appestati o degli infanti deformi, Jacopo avrebbe giurato fedeltà alla Guelfia, l’associazione segreta che cospirava da decenni per la libertà dell’Italia, alla quale erano affiliati molti dei patrioti dell’aristocrazia milanese, monarchici o repubblicani che fossero”.

Un post condiviso da R A F (@ra.ff) in data:

 

Piaccia o non piaccia, una delle icone di Milano è di certo Torre Velasca, la cui forma inconsueta è così descritta da Aldo Nove: “Da un altro punto di vista, la Torre Velasca sembra un grattacielo in cima al quale è stato attaccato un pezzo di grattacielo più grande, e questa strana cosa lo fa sembrare simile alla torre di un castello costruito con il meccano, in una città giocattolo nel punto in cui un tempo passavano i buoi che trascinavano i morti della peste”. Milano non è Milano.

 

Un post condiviso da MilanoMind (@milanomind) in data:

Il Bar Rattazzo è frammento di vita di strada, in uno dei bar più noti di una certa movida milanese. “Il sabato successivo Marco si era presentato in Via Vetere con due ore di anticipo. Aveva intenzione di ubriacarsi, almeno un po', già prima dell'arrivo di lei, e magari scroccare a Pietro Rattazzo qualche consiglio su come trattare una finta brigatista con un piercing sulla lingua, con due grandi occhi verdi, con un conto in banca probabilmente stellare e con un ego lungo e grosso come la circonvallazione esterna di Milano”. Luigi Vergallo, Milano frammenti.

Un post condiviso da Gianluca (@thererumnatura) in data:

 

Infine, la compianta Alda Merini, che viveva sui Navigli e che in più di un’occasione ha raccontato. Qui, in Canto Milano. “È bello al mattino quando apri le finestre respirando l'aria fresca del Naviglio e l'odore dell'acqua che lava i giardini. Si sente fresco, una frescura ventenne”.

 

http://bit.ly/2A6RJ5a


di Stefano Annovazzi Lodi / 24 Novembre 2017

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