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5 cose da scoprire su Palermo, che è molto più moderna di quanto si creda

La capitale della cultura 2018 è in piena rinascita, ed è il momento di scoprirne un'immagine nuova, di città che ha ospitato tanti grandi architetti italiani

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L'intervento di Carlo Scarpa a Palazzo Abatellis. Foto seier+seier via Flickr

“La resurrezione di Palermo: come il campo di battaglia della mafia diventa una capitale della cultura” titolava il Guardian qualche mese fa in un articolo in cui elenca l’elenco dei successi più recenti della città: nominata capitale della cultura 2018, con un centro storico che a luglio dovrebbe diventare patrimonio Unesco e destinata ad ospitare Manifesta, la biennale di arte contemporanea più importante d’Europa, nel 2018.

Maurizio Carta, docente di urbanistica presso l'Università di Palermo, racconta al Guardian che la mafia “ha sfigurato la bellezza di Palermo vomitando tonnellate di calcestruzzo senza alcun riguardo per il patrimonio storico e artistico della città. Hanno demolito splendide ville del XIX secolo e depositato le macerie direttamente sulla costa vicina, rovinando le spiagge”.

Ma oggi la città sta riprendendo vita, un clima di rinnovata fiducia spinge i proprietari a rinnovare i palazzi storici e le amministrazioni pubbliche a investire in nuovi spazi sociali e culturali.

Un esempio calzante per capire questo rinnovato clima che si respira Palermo è La Cala, un fronte mare off-limits che grazie a due giovani architetti, Sebastiano Provenzano e Giulia Argiroffi, torna ad essere un centro di aggregazione, uno spazio a disposizione dei palermitani (il progetto ha vinto il Premio Biennale Internazionale di Architettura di Bilbao nel 2015 .

 

Eppure quando si leggono le guide turistiche o gli articoli dedicati a cosa vedere a Palermo sembra che la città si sia fermata all’Ottocento. In realtà da allora tanti grandi architetti si sono confrontati con il suo territorio e hanno lasciato segni inequivocabili del loro passaggio. Ecco allora 5 indirizzi per scoprire una Palermo moderna e inaspettata.

Carlo Scarpa: Palazzo Abatellis

Nel 1953 l’architetto veneziano eseguì a Palermo uno degli interventi più significativi nella moderna concezione del restauro architettonico in Italia: nella dimora signorile del Cavaliere Francesci Abatellis nel cuore del quartiere della Kalsa, oggi sede della Galleria regionale per l’arte medioevale, Scarpa concepì un progetto di allestimento definito da Walter Gropius “Un capolavoro. La miglior ambientazione di museo che mi sia mai capitato di incontrare in tutta la vita”. All’interno di uno degli edifici più significativi dell'architettura gotico-mediterranea nella Sicilia occidentale, Carlo Scarpa riesce a isolare i capolavori esposti con soluzioni geniali, uno uso raffinato dei materiali e dettagli straordinari (uno su tutti, il sostegno dei dipinti posto su un unico lato, in modo da poterli ruotare manualmente a seconda delle condizioni di luce).  

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Carlo Broggi: Grattacielo Ina Assitalia

Il grattacielo più alto di Palermo fu completato nel 1955 su progetto di Carlo Broggi e rispecchia appieno i canoni estetici del razionalismo italiano: 65 metri di altezza per 17 piani al centro dell’ex rione Villa Rosa L'edificio su cui fino a pochi anni fa svettava il logo illuminato dell'Ina Assitalia. A legarlo alla città sono i rilievi di Nino Geraci che raccontano La Sicilia e le sue attività lavorative

Un post condiviso da . Roberto . (@robi182) in data:

 

Gae Aulenti : Palazzo Branciforte

Un restauro di cinque anni ha trasformato Palazzo Branciforte in uno splendido centro culturale moderno all’interno di un palazzo del XVII secolo.  Il merito è di Gae Aulenti, che con il suo segno colorato e pulito ha dato nuova vita a questo vecchio edificio in disuso, raggiungendo un punto altissimo nel Monte di Santa Rosalia, un ex spazio di archiviazione in legno con un sistema labirintico di scaffali, scale e piattaforme che oggi ospita mostre d'arte temporanee.

Un post condiviso da Alla Carta (@alla_carta) in data:

 

Italo Rota: Lungomare Foro Italico

Con il suo progetto di un “mare verde” Italo Rota ha voluto restituire “il mare” ai cittadini palermitani, riproponendo l’antica passeggiata, ma anche uno spazio per lo sport, per i bambini e per il tempo libero. Il segno di Rota si riconosce nei dissuasori in terracotta invetriata ispirati al profilo del busto di Eleonora d’Aragona, scolpito dal Laurana, presenti in alcune sale del Museo Abatellis. 
In ceramica sono anche le panchine, con cuscino blu, “divani” disposti “a stanze”, con tappeto in cemento rosso al centro, decorato da giovani artisti palermitani.

Un post condiviso da Patrizia Gigliotta (@patriziagigliotta) in data:

 

BBPR : Palazzo Amoroso

I maestri del razionalismo italiano Gian Luigi Banfi Lodovico Barbiano di Belgiojoso Enrico Peressutti ed Ernesto Nathan Rogers sono gli autori di Palazzo Amoroso di piazzetta Santo Spirito, un progetto completato nel 1974 che rappresenta un raro modello cucitura tra città antica e architettura moderna di un brano di città antica con gli strumenti lessicali dell´architettura moderna. I Palermitani lo chiamano La milanese, perché è una palazzina senza balconi ma “con minuscole finestre tipo quelle che si vedono a Milano”. Se volete scoprine anche gli interni, c’è un appartamento in affitto su Airbnb.

Un post condiviso da Giov (@giobanni_br1) in data:

 
di Carlotta Marelli / 22 Giugno 2017

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