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Crespi d'Adda, il capolavoro di archeologia industriale a due passi da Milano

Prima di Zuckerberg c’erano i Crespi e il loro suggestivo villaggio industriale da esplorare tra utopia e funzionalità

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freemanphoto via Flickr

Qualche passo tra le strade di un’utopia architettonica e sociale ottocentesca, diventata patrimonio dell’umanità, per un itinerario alla scoperta dello charme industriale di Crespi d’Adda. A guidare la promenade tra i luoghi più iconici di questa cittadina a misura di lavoratore, nata dalla volontà dell’industriale Cristoforo Benigno Crespi, un Virgilio d’eccezione: il presidente dell’Associazione Culturale Crespi d’Adda, Giorgio Ravasio, professionista del mondo della moda diventato tra i principali promotori dell’inserimento di Crespi d’Adda nelle liste dell’UNESCO.

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“Il mio interesse per Crespi d’Adda è nato da bambino”, ricorda Ravasio, “quando l’ho conosciuta attraverso le parole dei miei nonni. Sono stati proprio i loro racconti a spingermi a realizzare qualcosa che valorizzasse il territorio in cui vivo. Così, grazie anche ad amici come Enzo Galbiati e Andrea Biffi, siamo riusciti a far inserire il villaggio operaio nella World Heritage List. Un progetto che ho seguito sin dall’università e che mi ha trasmesso anche molti insegnamenti utili per la mia vita professionale. Occuparsi delle proprie radici è un fantastico modo per scoprire nuovi orizzonti”.

La prima mossa per esplorare Villaggio Crespi, nato in funzione del Cotonificio Crespi, non può che essere una lenta passeggiata tra le strade e, soprattutto, le abitazioni che ne disegnano il volto. Edifici e costruzioni, realizzati dalla famiglia Crespi, che rispecchiano la natura utopica di questo microcosmo e le posizioni dei loro abitanti originari. Ogni casa, infatti, veniva realizzata diversamente a seconda di chi l’avrebbe abitata: dai primi palasòcc di tre piani alle successive casette per gli operai dotate di giardino e ogni comfort, dalle più articolate case dei capireparto alle lussuose ville dei dirigenti, passando per gli edifici dedicati alla collettività (dopolavoro, scuola, chiesa, ospedale, bagni pubblici, cooperativa, ecc) e il castello, la suggestiva villa padronale, utilizzata dai Crespi come residenza estiva.

Un post condiviso da Andrea Decano (@andreadecano) in data:

 

“In questi edifici si nasconde uno dei segreti più contemporanei di Crespi d’Adda, quell’idea di bellezza applicata alla funzionalità di cui questo villaggio operaio è una delle prime espressioni”, continua Giorgio Ravasio, “un leitmotiv che è possibile ritrovare anche nelle creazioni dei grandi del nostro tempo, dal design all’economia, dall’architettura alla moda, un’inclinazione che non crea solo prodotti migliori, ma anche un mondo migliore”. 

Un ottimo punto dal quale è possibile ammirare l’espressione concreta di quest’idea è sicuramente il Belvedere, un suggestivo palcoscenico per lo spettacolo della planimetria e del mix di architetture di questo villaggio operaio, all’interno della quale ogni edificio è un affascinante ingranaggio di un più ampio meccanismo urbano. 

“L’istantanea di un microcosmo autosufficiente in grado di favorire le relazioni e ospitare tutti i dipendenti che, a dispetto dei suoi anni, si dimostra più che contemporaneo, legandosi idealmente a progetti avveniristici come, ad esempio, la Zee Town: il nuovo, gigantesco, quartier generale di Facebook immaginato dall’archistar Frank O Gehry per il colosso di Mark Zuckerberg”, spiega il presidente dell’Associazione Culturale Crespi d’Adda.

 

Un post condiviso da Andrea Santantonio (@charlie_as87) in data:

Un passaggio fondamentale lungo questo ideale filo d’Arianna, legato alla storia del Cotonificio Crespi e della sua comunità, è una sosta alla fabbrica che per molto tempo ha rappresentato il cuore pulsante del paese. Dietro gli scenografici Cancelli Rossi, si cela una monumentale sintesi di estetica ed efficienza, la cui suggestiva veste fu firmata dagli architetti Ernesto Pirovano e Gaetano Moretti fondendo rigore funzionale, tracce di Neodecadentismo austriaco e licenze floreali Art Nouveau. A vegliare il tutto, l’imponente ciminiera alta più di 70 metri.

Un post condiviso da Valeria Guerrini (@valeriaguerrini) in data:

 

Il visionario progetto di Crespi d’Adda accompagnava il dipendente in tutte le fasi della vita, anche in quelle meno desiderabili come l’ultimo addio. Persino in un momento di forzato minimalismo, l’estetica non rinuncia ad accompagnare la triste funzione. A dominare il cimitero, l’imponente e teatrale profilo del mausoleo Crespi, una rivisitazione in senso industriale di un’evocativa ziqqurat in cemento armato. Il resto è affidato a un’ispirazione molto british e a suggestivi cancelli di ferro battuto.

 

Un post condiviso da Adriana (@odrien) in data:

A fornire energia a quest’organismo urbano, la centrale elettrica di Crespi d’Adda che ha permesso al villaggio industriale di diventare il primo paese in Italia a essere dotato di illuminazione pubblica. Con la sua imponente struttura in cemento è un vero e proprio monumento al progresso a pelo d’acqua, un gioiello di ingegneria e di decorazione dove l’energia è bellezza e la bellezza è energia.

 

Un post condiviso da Anna Bi (@4nna_bi) in data:

Per non allontanarsi troppo e recuperare un po’ di forze, l’ultima tappa è un vicino esempio di fluidità, energia e adattabilità: il fiume Adda. Una sosta magari non sempre protagonista delle visite guidate e dei laboratori didattici che per tutto l’anno animano le vie di Crespi d’Adda, ma che sa offrire meraviglia e relax con i suoi splendidi paesaggi naturali. 

Infine un piccolo percorso parallelo, un itinerario per la mente. Fino al primo ottobre, Crespi d’Adda ospiterà Produzioni Ininterrotte, il primo festival dedicato alla letteratura del lavoro. Tante le iniziative in programma, compresi incontri con gli autori e presentazioni di volumi dedicati al lavoro e all’industria, il tutto all’ombra delle architetture inconfondibili di una funzionalissima utopia urbana.

www.crespidadda.it

 


di Francesco Marchesi / 25 Settembre 2017

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