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Architettura, drama e Millennial Pink: il film da vedere al cinema aspettando gli Oscar

Ambientato "dietro l'angolo del posto più bello del mondo", l'ultimo film di Sean Baker, Un sogno chiamato Florida, è un capolavoro pop in cui l'architettura diventa parte del cast

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The Florida Project è il nome originale di Walt Disney World, Florida, il parco divertimenti sviluppato da Walt Disney negli anni '60 a seguito del successo di Disneyland, California, inaugurato nel 1955.

Walt non era contento del fiorire di business accessori che il suo parco californiano aveva generato e desiderava più controllo dell’area che circondava il suo parco. Il magnate della“fabbrica dei sogni” aveva una visione ben precisa: il resort e l’area circostante devono essere un prototipo della città del futuro, una comunità moderna, minuziosamente pianificata, che serva da blueprint per un nuovo modo di vivere la città.

The Florida Project – uscirà in Italia il 1 febbraio 2018 con il titolo di Un sogno chiamato Florida –, è anche il nuovo film del regista Sean Baker, pioniere di una sorta di neo-realismo pop americano che si è subito guadagnato un posto di prestigio nell'indie Hollywoodiano con il saturatissimo Tangerine (interamente girato con un iPhone 5), frizzante storia di amicizia tra due prostitute transessuali di West Hollywood durante la notte di Natale.

Sempre di amicizia femminile parla Un sogno chiamato Florida, ma questa volta attraverso qualcosa di talmente familiare che è impossibile non identificarsi: l'amicizia che nasce all’età di 6 anni. 

Moonee (Brooklynn Prince) e sua madre Halley (Bria Vinaite, esordiente scoperta dal regista su instagram) vivono all’ombra del “posto piú magico al mondo”, Disney World, in un motel gestito dal manager/figura paterna Bobby (un Willem Dafoe strepitoso, candidato all’Oscar come migliore attore non protagonista,). Situato sulla route 192 e circondato da una quantità di location dai nomi e l'aspetto fiabeschi e ridicoli come la "via dei Sette nani”, “Mondo Arancia" o l’enorme gift shop a forma di Mago Merlino brutto, l’hotel Magic Castle è il rifugio temporaneo di famiglie americane senza fissa dimora, un posto in cui nessun turista si azzarderebbe a passare le vacanze.

L’amicizia tra i bambini (e gli adulti) di famiglie costrette dalla povertà a vivere in minuscole camere di motel a 40$ a notte è tenera e irresistibile, e culmina in un atto finale che difficilmente lascerà un’occhio asciutto in sala. 

Moonee e i suoi amici vivono in un mondo popolato da personaggi buffi, surreali, a volte pericolosi che orbitano attorno al vero protagonista muto di questa storia, l’unico, assieme a Moony, a comparire nel poster ufficiale del film: il Magic Castle Inn.

Ingombrante, geometrico, astratto e ROSA, terribilmente ROSA, quasi fosse girato da Wes Anderson, è il personale castello delle meraviglie dei bambini del quartiere. Un hotel cosí ingombrante da diventare parte del cast.

Il regista ha raccontato come nel lontano 2011 si sia trovato a percorrere l’autostrada che porta a Disney World e di essere rimasto folgorato nel vedere i bambini del posto (nessuna maglietta di Cenerentola, nessun gioco di Topolino) giocare nei parcheggi di questi immensi complessi turistici. 

Da perfetto storyteller degli ultimi della società, degli strani, dei bizzarri, Sean Baker ha subito capito che c’era una storia da raccontare, quella dei bambini degli “hidden homeless” che vivono appena dietro l’angolo del posto più magico del pianeta.

Quell'area di Orlando è la prova tangibile, l’ambientazione perfetta, lo specchio reale degli effetti della recessione: si stima che oltre 1,700 famiglie siano rimaste senza fissa dimora in Florida, nell’Osceola County, e la maggior parte di loro vive in stanze di motel grotteschi e coloratissimi, costruiti in sovrabbondanza attorno a una delle maggiori destinazioni turistiche del paese.

Un sogno chiamato Florida parla di questo, ma non è mai retorico nel raccontare la povertà.

Suonerà un po' anni 90, ma come non definire profondamente pop questo piccolo capolavoro succoso e dolce come una Big Buble che mantiene il sapore per tutte le sue (quasi) due ore di durata?

P.S.: Se vi trovate in Florida, a Orlando, potete soggiornare nella location del film prenotandolo facilmente su Booking.com per 40$ a notte. Non capita tutti i giorni di poter dormire dentro a un set cinematografico.


di Federica Bonfanti / 27 Gennaio 2018

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