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Il giardino giapponese di Kengo Kuma a Portland

L'architetto ha completato l'ampliamento di un angolo di paradiso orientale in USA, considerato tra i giardini giapponesi più belli del mondo

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Jeremy Bittermann

Pochi sanno che a Portland, in Oregon, si trova un giardino giapponese tra i più belli del mondo. A dirlo è, per esempio, il Journal of Japanese Gardening, che nel 2013 ha premiato quello di Portland come migliore giardino giapponese lontano dal Paese del Sol Levante.

Una piccola gemma, incastonata sulla West Hill del Washington Park, aperto negli anni ‘60 e che col tempo è diventato un punto di riferimento per chi cerca la pace nella grande metropoli.

Oggi, per stare al passo coi tempi e il numero sempre crescente di visitatori e dunque per preservare quel carattere appartato che contraddistingue i giardini giapponesi, è stato realizzato un sostanziale ampliamento. L’autore è Kengo Kuma, super architetto nipponico, alla sua prima esperienza negli Stati Uniti. Kengo, solitamente abituato a progetti maxi (come lo stadio olimpionico per Tokyo 2020), aveva il compito di accrescere l’attrattiva del parco ma anche di costituire un polo che avvicinasse i visitatori alla cultura giapponese tout court.

Tutte le foto: Jeremy Bittermann

La doppia ispirazione proviene dai monzenmachi, le cittadelle che circondavano i santuari e i templi in Giappone, nonché dalla Katsura Imperial Villa a Kyoto. Un'architettura che si rifà alla tradizione, dunque, e che vuole rispettare la natura che la circonda.

Un intervento da 35 milioni di dollari, che ha fornito al parco 3,4 ettari in aggiunta ai 9,1 che già vantava, e tre strutture a due piani che sono state preferita un’unica, giudicata troppo ingombrante. Costruiti intorno a un cortile centrale, infatti, Kuma ha pensato un padiglione, un caffè e una garden house. All’interno, è un tripudio di cultura giapponese. Il padiglione, nominato Jordan Schnitzer Japanese Arts Learning Center, richiama varie tecniche di costruzione giapponesi. Le porte in legno di noce sono state intagliate con una particolare tecnica, chiamata “chona”, dal maestro Nakamura Komuten, mentre i pannelli che rivestono il tetto sono in bambù. In questo contesto, verranno ospitate mostre, corsi di lingua, workshop artistici nonché una libreria tematica ed esibizioni musicali. Al bar sarà possibile gustare le specialità giapponesi, mentre la garden house porterà avanti i corsi di orticultura.

Gli edifici sono disposti secondo il tipico zig-zag del metodo “Gancho”, che richiama gli schemi degli stormi delle oche in volo. È stata ricostruita persino la muratura di un castello, grazie alla perizia di Suminori Awata, quindicesimo discendente di una famiglia di muratori di pietra. Il tutto è immerso nell’atmosfera fragile e sospesa dei giardini giapponesi, di cui tre del tutto nuovi, attraversati da rivoli e cascate.

L’intervento è infatti pensato per sposarsi alla perfezione con il panorama circostante, come dimostra la scelta dei materiali. In un graduale alleggerimento verso l’alto, dalla pavimentazione della piazza in pietra si passa ai tetti inferiori in metallo, fino ai tetti ricoperti di erba che assorbono l’acqua piovana.

Premiato con il LEED d’oro, il Cultural Village è all’avanguardia per quanto riguarda la sostenibilità energetica. 24 pozzi corrono per 90 metri sottoterra per sfruttare le fonti geotermiche sottostanti. Il curatore del giardino giapponese, Sadafumi Uchiyama, ha inoltre progettato un sistema di canali che permette di raccogliere l’acqua piovana in una cisterna e distribuire quella in eccesso al sistema idrico della città, limitando nel contempo il rischio di frane.

japanesegarden.org 

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di Stefano Annovazzi Lodi / 18 Ottobre 2017

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