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Nella Giornata della memoria, 10 monumenti per non dimenticare

Nel giorno dedicato alle vittime della Shoah, ecco come l'architettura ha interpretato il senso della memoria

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Getty Images

Il 27 gennaio è ormai dal 2005 la Giornata Internazionale della Memoria. Un’occasione per il mondo intero per riflettere sul passato, sui propri errori e sulle aberrazioni dell’umana natura.

Ovunque nel mondo, ma soprattutto in Europa, sono state commissionate opere che ci aiutassero a non dimenticare, a capire la gravità indicibile dei crimini che hanno scosso il continente nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Se l’epicentro è a Berlino, che non perde occasione per fare ammenda per le vittime della Shoah, sono molte le opere suggestive, che vanno da semplici lapidi a veri musei.

Ecco, allora, 10 luoghi della memoria in tutto il mondo che usano l'architettura per ricordare.

Cominciamo da Budapest, dove, nell’aprile 2005, Can Togay e Gyula Pauer installarono una scultura tanto semplice quanto suggestiva. Una serie di scarpe in ferro anni ’40, abbandonate sul Danubio, è il correlativo oggettivo della tragedia: tra il ’44 e ‘45, 3500 persone furono infatti spogliate delle scarpe e assassinate dalla polizia della croce frecciata ungherese con un colpo di fucile prima di essere gettate in acqua.

Tutte le foto: Getty Images

Non meno significativo è la Hall of Names, l’archivio che, in Israele, conserva i nomi e le biografie degli ebrei vittime dell’olocausto. Un archivio che per ora conta 2 milioni di nomi, ma che punta, idealmente, ad accogliere tutti i 6 milioni di morti. Al centro della stanza, una cupola cilindrica tappezzata da circa 600 fotografie è la goccia che rappresenta il mare di volti perduti.

Come detto, a Berlino sono molti i monumenti a memoria futura. A cominciare dal Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa, a due passi dal Bundestag e dalla porta di Brandeburgo. Una spianata dove a suo tempo sorgevano il palazzo e le proprietà di Goebbels, che ora sostiene 2711 stele in calcestruzzo, opera di Peter Eisenman e Buro Happold. Una struttura ordinata che però, a causa dei dislivelli del terreno, ingloba progressivamente il visitatore, intrappolandolo. Metafora di un sistema preciso che porta alla follia.

Sempre nel Mitte, a Babelplatz, un altro monumento, progettato da Micha Ullman, ricorda l’infamante rogo di libri del ’33. Una nicchia che sprofonda nel terreno, piena di scaffali vuoti, con un monito che ha dell’orrorifico: “Chi brucia i libri prima o poi brucerà uomini”.

È solo del 2008 l’apertura del Memoriale agli omosessuali perseguitati sotto il nazismo. Un cuboide di cemento, progettato da Elmgreen & Dragset, e vandalizzata più volte. Non lontano, un’insegna recita il Paragrafo 175, legge che, tra il ’50 e il ’60 (poi riformata, ma annullata definitivamente solo nel 1994), metteva fuori legge l’omosessualità. Uno schermo rappresenta video di effusioni tra coppie omosessuali di ambo i sessi.

La Germania non ha dimenticato altre minoranze perseguitate, come quella dei Sinti e dei Rom. A vent’anni dalla decisione, nel 2012 è stata inaugurata una fontana circolare del diametro di 12 metri al cui centro spunta una pietra triangolare con un fiore, opera dell’artista israeliano Dani Karavan. Sono stati 500000 i morti di queste etnie nei campi di concentramento.

A Vienna, un monumento a ricorda le 65.000 vittime ebraiche austriache della Shoah. A Judenplatz, sulle spoglie della sinagoga, Rachel Whiteread ha eretto un cubo in acciaio e cemento alla cui base sono iscritti i nomi dei luoghi in cui avvennero le stragi, e i cui lati sono composti da libri con le coste rivolte all’interno, a simboleggiare le storie delle vittime che nessuno ha potuto raccontare.

Anche in Italia non mancano i monumenti. Come il Memoriale, forse non abbastanza conosciuto, nella Stazione Centrale di Milano. Inaugurato nel 2013, si estende per un’area di 7000 metri quadri su due piani, di fronte al palazzo delle ex Regie Poste. L’area è ideata in due parti, il memoriale vero e proprio e un laboratorio di studio, ed è stata privata degli elementi apposti nel dopoguerra, restituendola così all’aspetto originario. Oltre alle testimonianze e alle incisioni dei nomi, alle carrozze d’epoca, si può accedere al binario 21, quello dal quale partì il convoglio che, il 30 gennaio del ’44, portò 650 ebrei reclusi a San Vittore ad Auschwitz.

Due anni fa è stato è stato inaugurato il Memoriale della Shoah di Bologna, ideato da Set Architects nei pressi della stazione dell’Alta Velocità. Due blocchi di acciao cor-ten di 10 metri d’altezza posti uno di fronte all’altro, lasciando spazio per il passaggio di una sola persona. Le celle vuote su un lato richiamano i loculi dei campi di concentramento, mentre l’altra parete, completamente liscia, riflette i passanti.

Un bando internazionale ha stabilito che il nuovo memoriale di Londra (che si aggiungerà a quello di Hyde Park), sarà quello proposto da Sir David Adjaye, Ron Arad e Gustafson Porter + Bowman. 23 lamine di bronzo che creano un reticolo di 22 spazi (come i 22 Paesi in cui le comunità ebraiche sono state distrutte durante la guerra) e che conducono a una sorta di caverna centrale, spazio di contemplazione antistante un centro di documentazione posto sottoterra.

Courtesy: Adjaye Associates


di Stefano Annovazzi Lodi / 27 Gennaio 2018

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