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Ecco come il Guggenheim di Bilbao ha cambiato per sempre il modo di progettare i musei

Compie 20 anni il museo progettato da Frank O. Gehry, l'icona dell'architettura del XX secolo che ha cambiato Bilbao

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Getty Images

Capolavoro di Frank O. Gehry, spartiacque nel campo della museologia contemporanea, brand iconico, il Guggenheim Bilbao compie vent’anni e la sua consacrazione è planetaria. Nella settimana dal 10 al 15 ottobre, il museo ha registrato l’affluenza più alta dalla sua fondazione, 56.224 visite, mentre le altre sedi di New York e Venezia si sono unite ai festeggiamenti con una serie di eventi e celebrazioni. Punto culminante della manifestazione lo spettacolo Reflections, durante il quale 300.000 spettatori hanno potuto ammirare la celebre superficie sfolgorante dell’edificio,  in fogli di titanio, illuminata da luci multicolore. Un’esperienza da pelle d’oca.

 

©Edwin Poon

©Getty Images

La distanza temporale dal momento in cui, nel 1997, il terzo museo della Solomon R. Guggenheim Foundation fu aperto al mondo è ormai tale da consentire i bilanci. In molti tuttavia ricorderanno come fosse ieri quella cerimonia di inaugurazione a cui parteciparono i principali rappresentanti della cultura internazionale e il re di Spagna, dando avvio a un‘imponente campagna mediatica per affermare Guggenheim di Bilbao su scala internazionale.
Innanzitutto l’impatto rivoluzionario a livello architettonico fu tale da lasciare tutti a bocca aperta: si trattava di un progetto visionario realizzato mediante il software CATIA, che aveva permesso la messa in atto di soluzioni strutturali apparentemente impossibili, accorciando la distanza tra il processo digitale e il risultato analogico.
Poi c’era l’aspetto politico ed economico: costruito in un’area fortemente depressa dei Paesi Baschi, il Guggenheim nasceva infatti con altissime aspettative e non senza polemiche, soprattutto per gli ingenti fondi impiegati da parte del governo e per l’estrema complessità della sua manutenzione. Tuttavia risultò chiaro, fin dai primi tempi, che l’investimento si sarebbe trasformato in un successo e in un generale rilancio di Bilbao. Quella che era un tempo un centro industriale decaduto, divenne di lì a poco una città ecologica avanzata e un’ambita meta turistica. Oggi i volumi scultorei del Guggenheim si riflettono sulle acque del bonificato fiume Nervión e si mostrano lungo gli scorci delle vie della città, percorse da un nuovo sistema tranviario e da una metro progettata da Norman Foster che collega l’intera valle e l’aeroporto. 

 

©Getty Images

©Getty Images

La collaborazione tra gli enti amministrativi e la celebre istituzione artistica privata ha dunque fatto centro, proponendo con il Guggenheim Bilbao un modello innovativo in termini di gestione e di offerta culturale, in seguito accolto da altre importanti realtà museali.
Ad esempio, solo tre anni dopo, nel 2000, il parigino Centre de Pompidou riapriva dopo una radicale ristrutturazione ad opera di Renzo Piano avviando una forte campagna per rilanciare l’identità del marchio sulla scia del modello Bilbao.

“Somiglia a una grande avventura”, diceva lo scultore Eduardo Chillida riferendosi al Guggenheim spagnolo. Una metafora calzante per descrivere non solo il gioco di volumi scintillanti che spicca sulla riva del fiume ma anche l’esperienza che il visitatore può vivere al suo interno. Certamente i pezzi della collezione permanente, le periodiche esposizioni, ma anche tutto un contorno di attività polivalenti e interdisciplinari offerte a un pubblico ormai molto distante dal concetto di élite intellettuale. Dire “Io ci sono stato” è motivo di vanto per giovani, scolaresche, famiglie: nel 2016 si sono registrati oltre un milione di ingressi. E mentre le t-shirt del Roxy Bar passano di moda, la sagoma del Guggenheim trionfa su tazze e spillette, in vendita nel gift store.

 

©Getty Images

©Getty Images

Quale il futuro della visione Guggenheim? Purtroppo resta indefinita la data di apertura del Guggenheim Abu Dhabi (GAD), una mirabolante architettura progettata ancora una volta da Frank O. Gehry. Il museo dovrà dare vita al nuovo Saadiyat Cultural District, un polo culturale planetario previsto sul Golfo Persico. Lo stesso vale il Guggenheim Helsinki, da tempo teatro di una estenuante trattativa per la spartizione dei finanziamenti pubblici e privati.
L’arte cambia ogni cosa” dice il motto del Guggenheim. E di solito cambia ogni cosa in meglio. Purché si disponga dei fondi necessari per offrirla su vasta scala o almeno di una buona dose di coraggio per provarci. Bilbao docet. 

www.guggenheim-bilbao.eus

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di Laura Ghisellini / 23 Ottobre 2017

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