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Elle Decor Italia

Herzog & De Meuron firmano l'ultima architettura del Vitra Campus

Mateo Kries ci racconta il nuovo Schaudepot di Weil am Rhein, disegnato dagli architetti svizzeri per raccogliere e mostrare al pubblico l'importante collezione di design del brand

Disegnato dagli architetti svizzeri Herzog & De Meuron, inaugura oggi al Vitra Campus di Weil am Rhein il nuovo Schaudepot, edificio a metà tra museo (Schau) e magazzino (Depot): uno spazio pensato per mostrare e raccontare la storia della collezione dell'azienda, ma anche per rendere visibile il lavoro, la ricerca e il sistema di raccolta dei pezzi.

L'edificio di Hezog & De Meuron è l'ultima commissione di un imprenditore-mecenate come Rolf Fehlbaum che ha trasformato questo luogo in un vero e proprio quartiere dell'area metropolitana di Basilea: “non una mostra di architettura a cielo aperto” sottolinea “ma una composizione in cui ogni edificio risponde agli altri, in cui ogni architetto dimostra di avere rispetto per chi ha costruito prima di lui”.

L'ultimo arrivato è “un edificio modesto, soprattuto se paragonato al Vitra Haus, il più iconico del campus: un'architettura semplice, che non vuole prevalere sul contenuto ed è pensata per durare a lungo senza risultare noiosa” raccontano gli architetti. “Ci siamo ispirati all'essenzialità e alla fisicità di Aldo Rossi, costruendo una facciata in mattoni rotti per sottolineare la matericità e la composizione di un elemento architettonico in un'epoca in cui tutto è digitale e privo di fisicità”.

In occasione della conferenza stampa abbiamo incontrato anche Mateo Kries, direttore del museo insieme a Marc Zehnter, che ci ha raccontato quali sono i motivi e le ambizioni di questo progetto.

La collezione documenta la storia passata e presente dell'arredamento e del design. A chi si rivolge? Cosa vuole testimoniare?
Il design riguarda tutti, quindi anche una vasta collezione come la nostra interessa tutti coloro che vogliono saperne di più circa l'ambiente in cui viviamo. È interessante per un pubblico ampio, perché molti di noi possono aver posseduto (o possiedono) pezzi che presentiamo o documentiamo. D'altra parte, la collezione è molto importante per gli specialisti e i ricercatori del design: non esiste al mondo una raccolta che include tanti pezzi rari e importanti, ma anche prototipi. Quello che vogliamo testimoniare è come il design si è evoluto nel corso degli ultimi 200 anni, a livello tipologico, ma anche dal punto di vista dei materiali, delle tecniche e degli stili. Vogliamo rendere accessibili le storie che ogni oggetto racconta sul suo tempo, il suo progettista, ma anche sugli ideali sociali del momento in cui è stato progettato.

Un aspetto importante del Schaudepot sono gli spazi votati alla ricerca e al restauro, visibili dal pubblico e accessibili da studenti e ricercatori. Quali sono le motivazioni dietro questa scelta?
Il Schaudepot non celebra solo le icone più note. Vogliamo mostrare anche come sono state sviluppate e che cosa significa conservarle per le generazioni future come testimonianze della nostra cultura materiale. La gente sa poco su cosa voglia dire fare ricerca sul design e Schaudepot si propone di rendere questo aspetto più trasparente.

E le mostre temporanee? Cosa avete in programma?
Continueremo a esporre la nostra mostra temporanea principale nell'edificio disegnato da Frank Gehry (leggi anche → Una mostra al Vitra design Museum racconta Alexander Girard). Parte della permanente, il Schaudepot ci offre un altro spazio espositivo temporaneo per eventi più piccoli, che saranno sempre legati alla collezione. Si comincia con Radical Design from Italy in the 1960s, a cui seguirà una mostra sui mobili del designer Dieter Rams. In futuro, ci saranno probabilmente mostre su alcune parti della collezione, come i disegni o i modelli architettonici, o su fenomeni singoli come la sedia monoblocco.

Come contribuisce Schaudepot al progetto Vitra Campus?
Da un lato, contribuisce al campus da un punto di vista architettonico e urbanistico. Con Schaudepot si crea un secondo accesso al Campus in direzione di Basilea e una nuova linea tranviaria che collega alla città. Con l'adiacente caffè Deli, il Campus diventa più urbano e accessibile, uno spazio ancora più pubblico di quanto non sia già. Schaudepot dona anche "un'anima" al museo: le persone sanno che possediamo questa collezione incredibile, ma non hanno mai potuto vederla prima d'ora.

Come dialoga Schaudepot con gli altri edifici del campus? La ripresa della forma archetipica della casa/capanna è un riferimento al VitraHaus?
Schaudepot è un contrasto armonico con la Fire Station di Zaha Hadid, un monolite molto statico, rosso, accanto a una scultura dinamica in cemento e vetro. Crea anche una relazione con la Building Factory disegnata da Alvaro Siza del 1992, con cui condivide la scelta del laterizio come materiale costruttivo. Il Campus ha sempre giocato con i contrasti e le analogie, proprio come qualsiasi tessuto urbano. Schaudepot prosegue in questa direzione, ma aggiunge un nuovo approccio formale che non era ancora stato esplorato.

All'esterno Schaudepot è un'architettura monolitica in clinker. All'interno invece è un “museo di vetro” che gioca sul rendere accessibile tutti gli aspetti della ricerca sul design, dalla collezione ai lavori di ricerca e restauro. Come avete risolto questo dualismo? Si tratta di un aspetto nato dal brief o sono coinvolte anche considerazioni di tipo architettonico?
Il contrasto tra l'esterno molto ermetico e l'interno trasparente è l'aspetto più interessante. Il cubo chiuso corrisponde al fatto che dobbiamo proteggere gli oggetti che teniamo qui, e questo deve essere comunicato all'esterno. Ma una volta che si entra, si vede come funziona un museo, si può guardare negli spazi non pubblici, cercare negli uffici del museo ecc. Questo doppio obiettivo di proteggere le cose e mostrarle al pubblico è al centro di ogni museo, e nel Schaudepot si riflette nella forma architettonica più archetipica che si possa immaginare.

Un'architettura sobria e austera, di aspetto quasi industriale: è una scelta stilistica per valorizzare la collezione? Come avete affrontato il tema dell'allestimento interno?
Ebbene, la miscela di sobrietà e di estetica industriale è per me quello che dovrebbe essere il carattere di un deposito museale: ha qualcosa di molto esclusivo, anche sacro, ma deve essere funzionale e non mostrare troppo. Abbiamo usato le classiche scaffalature di stoccaggio, tipiche dei depositi museali, progettandole e posizionandole in modo tale che l'interno abbia un carattere scenografico, senza perdere la sua funzione di raccolta.

www.design-museum.de

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di Carlotta Marelli / 3 Giugno 2016

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