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Perché si parla tanto della stazione di Zaha Hadid a Napoli?

Un tempio bellissimo dell'alta velocità molto difficile da raggiungere, un pitone bianco che ha sollevato tante polemiche

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Martedì 6 giugno alla presenza delle più alte cariche dello stato, presenti il primo ministro Paolo Gentiloni e il ministro dei Trasporti Graziano Delrio, è stata inaugurata la nuova stazione dell’alta velocità di Napoli Afragola. Dopo la Stazione Marittima di Salerno (leggi anche → Zaha Hadid e il terminal marittimo di Salerno), la Campania può vantare un altro gioiello architettonico progettato dallo studio Zaha Hadid Architects, la cui direzione è oggi nelle mani di Patrick Schumacher dopo la scomparsa della dama dell’architettura contemporanea. 

Immagine ⓒ Zaha Hadid Architects

La nuova stazione, ad elevato contenuto tecnologico e costata quasi 70 milioni di euro, ha in realtà una storia complessa e l’inaugurazione del 6 giugno è di fatto la quinta inaugurazione dall’inizio dei lavori. Il progetto porta come prima data il 2003 e doveva essere concluso nel 2008: ritardi e rinvii non sono certo una novità per lo studio Hadid che già nel cantiere del MAXXI di Roma conobbe le complessità e i paradossi del sistema italico sulla gestione delle grandi opere. 

 Photo ⓒ Jacopo Spilimberghi

L’architettura è un manifesto dello stile inconfondibile di Zaha Hadid: un pitone albino super-snodato si erge nelle campagne campane e diventa un ponte-infrastruttura che unisce i due fronti della ferrovia, dotato di tutti i servizi di cui ormai necessita il viaggiatore del XXI secolo. Lo scheletro organico del grande serpente è realizzato in cemento rinforzato al quale sono agganciate 200 costole di acciaio rivestite in Corian bianco: il corpo sinuoso è coronato da un tetto hi-tech in vetro trasparente e dotato di pannelli solari così da garantite all’edificio anche l’etichetta di green sustainability. 

 Photo ⓒ Jacopo Spilimberghi

Allo stato dell’arte però si stenta a riconoscere il valore del nuovo progetto sul territorio. Se l’architettura monumentale della stazione è di grande impatto e la distribuzione interna dei flussi risulta efficiente, la posizione dell’edificio e i suoi collegamenti con la città e il contesto metropolitano rimangono ancora molto deboli. La nuova stazione sorge infatti a 12 chilometri dal centro del capoluogo campano e a livello infrastrutturale non è connessa né con la metropolitana napoletana e né con la rete della Circumvesuviana.

Photo ⓒ Digital Media - FS Italiane

Dall’11 giugno la stazione è entrata effettivamente in azione e sarà attraversata da 18 Frecce di Trenitalia e 18 Italo di Ntv in entrambe le direzioni Nord-Sud, in attesa di intensificare il traffico ferroviario nei prossimi mesi per poi culminare nel 2022, quando sarebbe prevista l’apertura della tratta ad alta velocità Napoli-Bari.

Photo ⓒ Jacopo Spilimberghi

Ecco che il pitone albino, al momento, rimane un sacro tempio isolato, difficile da raggiungere e la cui Pizia deve ancora scioglierne l’arcano. Destino attualmente condiviso da altre realtà simili, basti pensare alla cattedrale nuda dell’alta velocità di Reggio Emilia disegnata da Santiago Calatrava e, per non pescare sempre nel nostro mare, anche alla stazione dell’alta velocità di Lione, sempre firmata dall’ingegnere spagnolo. Sono questi episodi mancati, fantasmi (ironicamente tutte le architetture citate sono bianche) di un’architettura troppo spesso vittima di un politica di interessi economici e non dono disinteressato al servizio dei cittadini.

Disegno, planimetria ⓒ Zaha Hadid Architects


di Giovanni Carli / 12 Giugno 2017

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