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Jade Doskow fotografa gli edifici abbandonati degli Expo Universali

Jade Doskow raccoglie nel libro fotografico Lost Utipias la fine delle World's fair in giro per il mondo

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Jade Doskow

Se ormai è possibile assistere in diretta alla presentazione di novità tecnologiche, come il nuovo iPhone (leggi anche → Una grande notte a Cupertino), un tempo l’unico modo per entrare in contatto con le innovazioni più sensazionali erano le World’s Fair. Non fosse per Expo 2015 forse non molti se ne ricorderebbero, come infatti non molti si ricordano che quest’anno la Word’s Fair 2017 è stata organizzata in Kazakistan.

Se l’appeal non è più quello di un tempo, bisogna considerare che una volta gli Expo Universali erano il teatro della presentazione di invenzioni che hanno in effetti cambiato il mondo. A Londra nel 1851 il pubblico vide per la prima volta le prime dentiere e la pistola a tamburo Colt, quella del far west. Nel 1855 a Parigi vennero presentate il primo sassofono nonché la macchina da cucire Singer. Nel 1876, a Philadelphia, fu la volta del telefono. Per l’occasione venivano allestite strutture faraoniche spesso simboleggiate da un elemento particolarmente riconoscibile (la Tour Eiffel a Parigi… o l’albero della Vita a Milano). Inutile dire che, finita la manifestazione, buona parte di questi edifici non furono convertiti a dovere e rimasero a testimoniare l’ottimismo del tempo perduto, e ad arrugginire come relitti urbani.

Jade Doskow, fotografa americana di base a New York, dal 2007 è impegnata in un progetto molto ambizioso: andare alla ricerca di questi relitti e vedere cosa ne è rimasto. Un progetto che ha trovato l’appoggio del crowfunding e che di recente è stato raccolto nel libro “Lost Utopias”, edito da Black Dog, e inserito da American Photo nella lista dei 50 libri fotografici più belli dell’anno (leggi anche → 5 libri di design da comprare a settembre).

Edifici che puntavano a un futuro radioso, e che di certo erano stati accolti come avanguardie dell’architettura e dell’ingegneria ma che, esaurito il loro compito primigenio, non hanno saputo tenere il passo dei tempi, per mancanze loro o per la miopia dei governi che li hanno commissionati. Un grande cimitero delle illusioni passate che, come racconta Jade nell’intervista che conclude il volume, hanno una carica ancora maggiore degli edifici devastati dalla guerra, perché erano concepite con l’intento stesso di stupire con un'idea di futuro che poi è spesso andata perduta.

Un progetto che l’ha portata a viaggiare per l’America, l’Europa e l’Asia e che viene regolarmente esposto (è stata a Milano al Forma Meravigli) e da cui è stato tratto un documentario che vedrà la luce nel 2018. Dieci anni di dedizione festeggiati con un’edizione limitata di cinque foto 16X20 presentata alla galleria Tracey Morgan.

 

www.jadedoskowphotography.com


di Stefano Annovazzi Lodi / 18 Settembre 2017

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