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London Design Museum, ottimismo dopo Brexit

Progettato da John Pawson, OMA, Allies and Morrison e Arup, uno spazio d’eccellenza che consolida e promuove il design e l’architettura in Inghilterra

“Trasferire il museo nel quartiere di Kensington è la cosa più importante che ho fatto nella mia carriera, fino ad oggi”, afferma commosso Sir Terence Conran, fondatore del London Design Museum, alla conferenza stampa di presentazione del nuovo edificio di Kensington High Street.
A seguito di un investimento di 83 milioni di sterline e un ciclopico lavoro di progettazione e riqualificazione della durata di otto anni, che ha coinvolto John Pawson, OMA, Allies and Morrison e Arup, il museo lascia la vecchia sede nello Shad Thames per avvicinarsi geograficamente, nonché allinearsi in termini di ampiezza e qualità, ai principali musei della città.
Lo scopo dell’impresa era creare uno spazio d’eccellenza che consolidasse e promuovesse il design e l’architettura in Inghilterra. “Oggi questa ambizione si realizza - commenta Conran - e dubito che ci sia qualcun altro al mondo capace di fare una cosa del genere al momento. Certo, la Cina o Singapore costruiranno probabilmente un museo più grande in futuro. Ma non credo sarà migliore. La prima volta che ho varcato l’ingresso di questo spazio ho pensato ‘caspita, è una cattedrale’”.
In effetti il termine si addice a descrivere il senso di grandezza e di celebrazione architettonica che si percepisce osservando dall’esterno questo imponente ma sinuoso edificio modernista degli anni ‘60, profondamente rivisitato in base a un lungo processo di negoziazione con l’English Heritage.
L’istituto che protegge le architetture storiche del Paese ha fatto pressione perché fossero mantenuti e valorizzati alcuni elementi distintivi della struttura originaria, come l’iconico tetto in calcestruzzo caratterizzato da iperboli e parabole che si incontrano in un gioco di volumi estremamente suggestivo.
Il tetto è senza dubbio la star, ma anche la struttura in legno con cui John Pawson ha incorniciato l’ampio atrio, creando una serie di livelli e camminamenti, avvalora la sensazione di trovarsi in un tempio contemporaneo per devoti del design ma anche neofiti.

Su questo livello si trovano anche lo shop e una delle due gallerie per le mostre temporanee. ‘Fear and Love: Reactions to a complex world’ sarà inaugurata il 24 novembre, con l'apertura dell'edificio al pubblico.

Il primo piano è in larga parte dedicato all'apprendimento: nei 500 mq del Center for Learning, finanziato da Swarovski Foundation, saranno organizzati corsi di digital design, creatività e artigianato ma anche filmaking e broadcasting. Su questo livello sono stati inoltre ricavati una biblioteca e un archivio, gli uffici per il personale, un ristorante e un caffè, la sala per i membri e una sala per eventi. Al piano superiore è installata la mostra permanente ‘Designer Maker User’ a cura di Studio Myerscough, pensata per chi vuole farsi una prima idea di cosa significa design, dal punto di vista di chi lo progetta, lo produce e lo usa. A partire dall’opera collaborativa realizzata dai visitatori, che hanno votato sul sito e sui social l’oggetto quotidiano secondo loro migliore in termini di design, si viene guidati alla scoperta di questo mondo, tra grandi classici come lo spremiagrumi di Philippe Starck per Alessi e esempi estratti dalla vita inglese, come la mappa della Tube.  
“In nostro tentativo è coinvolgere il pubblico in un dialogo - spiega Alice Black, direttore esecutivo del museo -  perché questo non è un posto dove vogliamo dare sentenze su quale sia o meno un esempio di buon design, ma vogliamo offrire strumenti perché ciascuno possa esprimere il proprio giudizio critico, riferendosi alla propria vita.”

OMA si è anche cimentata nell’impresa di rimuovere tutta la base originaria dell’edificio e realizzare due livelli di sottosuolo. Nel primo ci sono un auditorium di 200 posti, mentre nel livello ancora inferiore è installata ‘Beazley Designs of the Year’ che, per il nono anno consecutivo, premia i progetti che si sono distinti in sei diverse categorie della creatività, dalla grafica alla moda.  
Il Design Museum avrà un programma di mostre a rotazione. Alice Black ci anticipa che la prossima sarà dedicata alla California, culla di company come Apple, Google, Airbnb che stanno guidando il mondo intero in una direzione completamente innovativa. Inoltre nel 2017 sarà celebrato il centenario della rivoluzione russa immaginando un mondo sovietico disegnato da architetti e artisti.

Oltre all’obiettivo di coinvolgere e interessare chi non sa molto di queste materie e di offrire attività di apprendimento, è evidente che il museo intende sfidare la comunità di design e dimostrare che è possibile guardare oltre progettando nuovi scenari del futuro che rispondano ai problemi attuali. “Per me il design è un modo di comprendere il mondo attorno a noi, - conferma Deyan Sudjic, alla guida del museo dal 2006 - fa funzionare la tecnologia, è il riflesso della nostra cultura ed è un motore dell’economia. Noi pensiamo il museo come un forum per esplorare l’impatto dei rapidi cambiamenti che il design porta alla società per questo non indagheremo solo gli oggetti attorno a noi ma anche le idee che incideranno sul futuro delle nostre vite.”
Anche se ci sarebbe piaciuta un po’ più luce naturale - ma i costruttori spiegano che le limitazioni imposte sono state numerose - e anche se a pochi giorni dall’inaugurazione molti spazi restano ancora da allestire, crediamo che il futuro del nuovo Design Museum non deluderà le attese. Ad osservarlo non sarà solo la comunità europea e internazionale, in tempi delicati di trattative post referendum Brexit, ma anche le istituzioni inglesi (leggi anche → Il primo London Design Festival dopo Brexit e → Studiare design ai tempi di Brexit)
L’appello arriva direttamente da Sir Conran: “È fondamentale che il governo inglese comprenda l’importanza del design per la qualità della vita dei cittadini e per l'economia. L'industria creativa può dare un enorme contributo anche per la percezione dell'eccellenza della nostra nazione all’estero. Ogni azienda manifatturiera inglese dovrebbe avere un designer nel proprio board... e forse anche al nostro Paese ne servirebbe uno in questo periodo”. Dalla platea della conferenza stampa si leva una risata breve ma eloquente.  
“Il design parla di ottimismo ed è ciò che si respira in questo luogo – conclude Conran. - Pulito, fresco, cordiale e pieno di sorprese: mi piacerebbe vivere qui. Spero che possa contribuire a educare e ispirare la futura generazione e fare la differenza sul mondo intorno a noi.”

designmuseum.org


di Laura Ghisellini / 21 Novembre 2016
tags:

musei , Londra , Oma , John Pawson

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