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Elle Decor Italia

I disegni di Franco Raggi

Paesaggi Italiani: cartoline in mostra alla Galleria Antonia Jannone a Milano

In uno dei piccoli saggi che compongono la raccolta l’Infra Ordinario, Georges Peréc colleziona i testi di duecentoquarantatrè cartoline illustrate, composti prevalentemente da messaggi ossessivi, minimali, forse immaginari, in cui si descrivono le scottature sulle spalle, il dolce far nulla, le mangiate e “un mare di ricordi” per chi resta a Parigi. Lo sguardo dell’autore è però capace di conferire alla banalità di queste testimonianze della nostra vita, agli esseri e alle cose di tutti i giorni, una densità inattesa che ci sconvolge e ci meraviglia.

Sono cartoline riscritte anche le 18 opere a pastello grasso su carta plastificata, che Franco Raggi presenta dal 28 maggio al 14 giugno alla Galleria Antonia Jannone di corso Giuseppe Garibaldi 125, a Milano. Si tratta di paesaggi italiani, collezionati nell’arco di una vita o semplicemente scaricati dal web, attraverso il ridisegno dei quali l’autore vuole indagare il processo di banalizzazione del bello che tali oggetti operano sulla realtà che ritraggono.

Architetto e designer, artista, fondatore insieme ad Alessandro Mendini e direttore fino all’83 della rivista MODO, docente di Interior Design all’ISIA di Firenze, Franco Raggi torna, a distanza di dieci anni dalla prima mostra, a collaborare con Antonia Jannone con una serie di fotogrammi disegnati che compongono il suo personalissimo Paesaggio Italiano. Elledecor.it ha avuto la fortuna di scambiare alcune riflessioni con lui.

Partiamo dalle cartoline: oggetti apparentemente anacronistici ma che hanno molto a che fare con la distorsione della realtà generata dalla sovraesposizione iconografia tipica della contemporaneità.
Paradossalmente, nonostante la televisione e il web ci forzino in una dimensione iperrealistica, la realtà oggettiva non esiste: si tratta un fenomeno che va sempre filtrato, ad esempio attraverso una visione estetica o artistica. Questo lavoro sul repertorio nasce da una ricerca metodica, costruita osservando, collezionando e classificando una serie innumerevole di paesaggi in cartolina; si tratta di una doppia riflessione che da un lato indaga come ciò che consideriamo bello possa essere banalizzato e desacralizzato, mentre dall’altro ricerca una lettura soggettiva e un rapporto diretto con la realtà attraverso la tecnica del ridisegno e della trasfigurazione dell’immagine originale. Volevo trasformare una cartolina in una affermazione teorica snaturando la banalità e conferendo con una tecnica grafica e pittorica alla insignificanza della cartolina una dignità sorprendente. La scelta dei soggetti è volutamente divergente: si passa da alcune preziose cartoline che fanno parte della collezione Sottsass, oggi custodita al Beaubourg di Parigi, ad alcune riproduzioni scaricate direttamente da Google, semplicemente digitando la parola “cartoline” nel motore di ricerca.

Riemerge il conflitto tra ordinario e straordinario.
La cartolina è un comune pezzo di carta sul quale è riprodotta un’immagine seriale che diventa testimonianza di un’esperienza personale, trasportando un pezzo di sé a qualcun altro. Anni fa progettai per Zanussi una cartolina parlante, sulla quale era possibile incidere la propria voce, inviando un messaggio dedicato, ma potenzialmente ascoltabile da chiunque: è questa doppia natura, pubblica e privata che rende la cartolina un oggetto affascinante. L’idea di contaminare un oggetto apparentemente sempre uguale a se stesso, ad esempio graffiandolo, rigandolo o ridisegnandone alcune parti è alla base del lavoro per Paesaggi Italiani. Un approccio sperimentato con Alessandro Mendini a partire dalla mostra L’oggetto banale, allestita alla prima Biennale di architettura dell’80: scarpe, borsette, caffettiere, dal design anonimo che venivano trasformate e decontestualizzate.

Un approccio analogico alla realtà che secondo lei è ancora applicabile oggi al design e al suo insegnamento?
È un problema filosofico: gli studenti e i giovani designer dovrebbero saper accettare il fatto che la realtà debba essere filtrata. L’eccessivo realismo provocato dalle simulazioni digitali, tipiche dei programmi di modellazione e renderizzazione, è fuorviante, perché fa apparire verosimile ciò che in effetti non lo è. Progettare significa costruire un proprio bagaglio personale di esperienze e di ricordi all’interno del quale filtrare e selezionare. In questo processo gli oggetti sono ancora importanti: taccuini per schizzare o prendere appunti, modellini di studio da manipolare e decostruire, fotografie di luoghi che per noi sono significativi o semplicemente evocativi. Magari anche paesaggi che non sono mai esistiti e che sarebbe interessante rappresentare in una nuova serie di cartoline ricordo, fatta di luoghi irreali ma veri allo stesso tempo.

Franco Raggi
Paesaggi Italiani
Galleria Antonia Jannone
28 maggio al 14 giugno
Corso Giuseppe Garibaldi 125 Milano
www.antoniajannone.it
www.francoraggi.com


di Massimiliano Giberti / 27 Maggio 2015

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