ELLEdecor.it
X

Questo sito utilizza cookie, inclusi cookie di terze parti. Alcuni cookie ci aiutano a migliorare la navigazione nel sito, altri sono finalizzati a inviare messaggi pubblicitari mirati. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy, che ti invitiamo pertanto a consultare. Accedendo alla nostra Cookie Policy, inoltre, potrai negare il consenso all'installazione dei cookie

Elle Decor Italia

Libeskind firma il nuovo Museo dell'Olocausto di Ottawa

Completato a Ottawa il progetto in onore delle vittime e dei sopravvissuti canadesi, che decostruisce la stella di David

00-museo-olocausto-libeskind-ottawa
Doublespace Photography

Lo scorso 27 settembre, un monumento in onore delle milioni di vittime dell’Olocausto, il Museo dell'olocausto di Libeskind, è stato completato nella città di Ottawa. “Perché in Canada?”, vi chiederete. Perché la terra dei ranger fu uno dei più importanti approdi di salvezza per lo sventurato popolo ebraico in fuga dalla follia nazista, assassina e omicida. Il National Holocaust Monument dello Studio Libeskind vuole raccontare e mantenere viva la memoria di uno dei capitoli più bui della storia umana, proponendo al visitatore un’esperienza in cui si avvicendano architettura, arte, panorama e cultura. Un messaggio di forza e capacità di sopravvivenza che porta anche la firma di “una squadra incredibile”, tiene a precisare l’archistar Daniel Libeskind, composta dal Lord Cultural Resources, dal fotografo Edward Burtynsky, dal landscape architect Claude Cormier, e dalla studiosa dell’olocausto Doris Bergen. 

Composta da sei volumi di cemento triangolari, questa di Libeskind è un’opera spigolosa e problematica, in cui lo stesso decostruttivismo sembra immortalato in una lotta immane contro le rigide geometrie del razionalismo fascista e la forza stigmatizzante dei simboli. La scelta dei triangoli, infatti, non è casuale: essi non rappresentano soltanto le punte della Stella di David, l’odioso distintivo - qui quasi decostruito - che furono costretti a indossare gli ebrei. All'interno dei lager, triangoli e altri simboli marchiavano anche omosessuali (un triangolo rosa), Testimoni di Geova (un triangolo viola), Zingari, Rom e Sinti (un triangolo marrone per i primi, la lettera "Z" per gli altri), prigionieri politici (un triangolo rosso), e così via. Triangoli, appunto, che qui fanno da modulo della struttura e sembrano decostruiti e riassemblati un immenso monumento in calcestruzzo a vista, il National Holocaust Monument appunto.

Due piani distinti, uno ascendente e l’altro discendente, assumono quindi diversi significati: il primo sembra puntare verso il futuro; l’altro discende verso gli spazi interni gli inferi della memoria, la contemplazione.

Nelle parole dello Studio Libeskind il National Holocaust Monument viene descritto in questi termini: “le sei forme triangolari in cemento costituiscono altrettante aree con programmi specifici: lo spazio  ‘dell’interpretazione’, con la storia canadese dell’Olocausto, tre ambienti di contemplazione individuali, un grande ambiente centrale di ritrovo e orientamento; il torreggiante “Sky Void” che presenta la Fiamma eterna della Memoria, un modulo alto 14 metri che circonda il visitatore in uno spazio sacro, quasi da cattedrale, e ritaglia il cielo dall’alto”. 

Sui tutti i muri degli spazi triangolari, le fotografie monocromatiche e in larga scala di Edward Burtynsky sono dipinte in dettaglio. Murali evocativi che vogliono trasportare il visitatore da questi ambienti di muri inclinati e di corridoi simili a labirinti verso i luoghi dell’olocausto, ma fotografati allo stato in cui si trovano oggi: campi di sterminio, di morte, foreste, in un grigiore che rima con desolazione.

Dall’ambiente di ritrovo centrale sale la “Scala della Speranza”, una scalinata che taglia attraverso un muro drammaticamente inclinato e punta verso gli edifici del Parlamento: un movimento che riconosce simbolicamente ai sopravvissuti del Canada il loro contributo al paese, nel continuare a ricordare i pericoli del “genocidio di stato”. Le generazioni di sopravvissuti saranno anche omaggiate da un bosco di alberi di conifere che crescerà - come i superstiti hanno fatto in Canada - intorno al monumento. Ma è di notte che l’atmosfera assume toni drammatici - ancorché sereni - grazie al contributo di Focus Lighting, di New York: le luci sembrano scaturire rispettosamente dall’architettura stessa del National Holocaust Monument di Libeskind, senza distrarre il visitatore.

Come ha spiegato Libeskind, “ancora oggi il mondo è minacciato dall’antisemitismo, dal razzismo e dal fanatismo”. Parole che suonano ancora più attuali oggi che i giornali titolano con l’inquietante ascesa dell’estrema destra in Austria, “nuova spina per l’Europa” (così La Stampa), un’Europa che siamo abituati a pensare come unica “culla dei diritti”. Ma il Canada non è da meno: da tempo sostiene i diritti fondamentali delle persone “senza distinzione” di razza, classe, e credo. Un sostegno vivo e attuale, che il National Holocaust Monument di Libeskind vuole omaggiare.

libeskind.com 

holocaustmonument.ca

LEGGI ANCHE:

Cosa ci fanno i serbatoi d'acqua in tavola? Chiedetelo a Daniel Libeskind

Citylife Shopping District: tutte le chicche e le prime foto

La torre di Libeskind segue le opere di Isozaki e Hadid


di Roberto Fiandaca / 17 Ottobre 2017

CORNER

Architettura collection

[Architettura]

Le location del potere

Le ambientazioni del film di Sorrentino, tra cinema e realtà

Costume

[Architettura]

I giardini più belli di New York

Un nuovo libro sugli spazi verdi meno conosciuti della città

Travel

[Architettura]

Dentro la Torre Prada

Una visita, anzi 3, dentro l’ultima architettura di OMA

Musei

[Architettura]

Creatività a passo di tango

Guida di viaggio a Buenos Aires in 10 tappe

Travel

[Architettura]

Week end al Monte Verità

Un itinerario nella vecchia colonia di Herman Hesse

Travel

[Architettura]

Palazzo Citterio, porte aperte

6.500 mq dedicati ad arte moderna e mostre temporanee

restyling

[Architettura]

15 film d'architetto

I film famosi che un architetto deve vedere almeno una volta

Costume

[Architettura]

Asfalto e pallone

Se il calcio italiano (come l'urbanistica) deve ripartire dalle periferie

Costume

[Architettura]

Il Guggenheim nel deserto

Rapponen porta le architetture di NY nei paesaggi più remoti

progetti

Hearst Magazines Italia

©2018 HEARST MAGAZINES ITALIA SPA - RIPRODUZIONE RISERVATA - P. IVA 12212110154 | VIA ROBERTO BRACCO, 6, 20159, MILANO – ITALY

Pubblicità | Link utili | Cookies policy | privacy policy siti web