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New York reimagined, tutti i progetti che non hanno mai visto la luce

“Never Built New York”, la mostra al Queens Museum alla scoperta di quel che avrebbe potuto essere

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Courtesy the Queens Museum. Photo by Hai Zhang

Si chiama Never built New York la mostra che fino al 18 febbraio ospita al Queen’s Museum una suggestiva raccolta di progetti che avrebbero potuto cambiare il volto della Grande Mela. Curata da Sam Lubell e Greg Goldin e allestita da Studio Christian Wassmann, l’esibizione ha attinto a 40 archivi tra pubblici e privati alla ricerca delle idee perdute e non realizzate. Un grande cimitero delle idee, di una realtà che sarebbe potuta essere, di edifici che avrebbero potuto plasmare lo skyline più famoso del mondo e che invece hanno lasciato spazio a quelli che tutti conosciamo. Una testimonianza delle esigenze che cambiano, dei problemi tecnici e pratici che l’architettura deve affrontare nel corso del tempo.

Molti i nomi illustri e i progetti visionari, in anticipo sui tempi o semplicemente troppo bizzarri per vedere la luce. Da Frank Lloyd Wright, a Robert Moses, da Diller Scofidio + Renfro, fino a Frank Gehry, e Zaha Hadid, sono molti i maestri che si sono visti rifiutare l’ok le cui creature vengono per la prima volta proposte al pubblico. A volte, come gli architetti di tutto il mondo sanno bene, i progetti non sono stati accantonati, quanto ridimensionati. È il caso, ad esempio, della torre di Howe e Lescaze per il Museo d’arte Moderna che, progettata nel 1930, servì da spunto per il PSFS di Philadelphia nel 1932, considerato il primo grattacielo americano.

Foto: Courtesy The Museum of Modern Art, New York

In mostra, alcuni di questi progetti sono stati sviluppati in modellini collocati dove avrebbero dovuto sorgere, per farci vedere la forma che avrebbe assunto New York. Possiamo così vedere l'Harlem Skyrise Project di R. Buckminster Fuller & Shoji Sadao e June Jordan (in copertina).

Foto: Courtesy Columbia University GSAPP

Foto: Courtesy The Frank Lloyd Wright Foundation Archives

Tra le chicche, merita una menzione particolare il progetto per Ellis Island di Frank Lloyd Wright, che aveva pensato a una vera e propria città futuristica sull’isola. Il controllo totale che l’architetto esigeva ha però fatto naufragare il tutto, e l’isola ospita ora il più austero Museo dell'immigrazione.

Foto: Courtesy Columbia University GSAPP

Tra le icone mancate, svetta poi la torre di I.M. Pei, dalla forma iperboidale che ricorda i più moderni edifici orientali e che nel 1956 sarebbe stata più alta dell'Empire State Building.

Foto: Courtesy Library of Congress

Ma persino un Central Park rischiava di essere tutt’altro. Il timore che il polmone verde della città non fosse all’altezza del confronto con illustri omologhi, come le Tuilleries di Parigi, aveva portato a idee sontuose. Come quella di Richard Morris Hunt che, nel 1863, oltre a un’ordinata ripartizione del terreno, voleva fornirlo addirittura di cascate.

Foto: Courtesy The Estate of R. Buckminster Fuller

Per uno sguardo distopico, la medaglia va invece al Dome over Manhattan di Buckminster Fuller del 1960: una cupola di vetro e alluminio che avrebbe dovuto racchiudere parte di Manhattan per proteggerla dai venti freddi e permettere invece un lussureggiante giardino tropicale.

Foto: Courtesy Columbia University GSAPP

www.queensmuseum.org

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di Stefano Annovazzi Lodi / 31 Ottobre 2017

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