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La biblioteca nell'epoca del touch screen, secondo OMA

Con il progetto per la Biblioteca de Tocqueville a Caen sviluppato insieme a Barcode Architects, lo studio olandese ripensa il posto della carta nell'era digitale

Caen, la città francese ridisegnata nel Medioevo per volere di Guglielmo il Conquistatore aggiunge alle sue numerose abbazie e cattedrali un nuovo tempio simbolo dell’architettura contemporanea: la Biblioteca Alexis de Tocqueville, disegnata dallo studio OMA di Rem Koolhaas in collaborazione con Barcode Architects (Dirk Peters and Caro van de Venne).

Come spesso accade, la Storia si diverte a intrecciare i destini degli antenati ancestrali e degli eredi dell’attualità: risulta curioso come proprio due gruppi di architetti olandesi siano gli autori del progetto quasi ad onorare la memoria dell’amatissima moglie del Conquistatore sopracitato Matilde delle Fiandre.

La sfida raccolta da OMA non deve essere giudicata con sufficienza come l’ultima ‘koolhassata’ del genio di Rotterdam: progettare una biblioteca nel secondo decennio del ventunesimo secolo dove il trionfo del digitale ha definitivamente consacrato lo scroll down e avvelenato lo sfoglio - pare che la profezia de Il Nome della Rosa sia compiuta - appare quasi anacronistico. Ci vuole coraggio a interpretare Caen - bellissimo avamposto super-fortificato normanno -come versione di un’Alessandria la Grande 2.1: ebbene nel contenitore di Rem Koolhaas labirinti di libri e documenti ricostruiscono con dispositivi hi-tech la compianta architettura di carta. Perché dopotutto la carta resiste all’ I-pad, rimane sempre l’ “estremo atto di grazia” , dono di Dio, come la definì Gutenberg, e oggi ce l’ho ricorda Mark Kurlansky nel suo ultimo libro-saggio Carta.

La Biblioteca Alexis de Tocqueville, inaugurata il 13 gennaio, sorge nella Presqu’ile de Caen, ponendosi come filtro tra il centro storico della città e un’area di imminente urban redevelopment. La planimetria ad X dell’edificio è nata dall’intersezione degli assi tracciati dai quattro monumenti più importanti della città cosicché la biblioteca risulti idealmente generata dalla tensione architettonica del tessuto urbano. La X è anche il segno primigenio che marca una presenza, la X segna dove scavare per trovare il tesoro. L’ironia di Koolhaas è subito riconoscibile: il piano interrato, rivestito completamente in cemento armato e mantenuto a temperatura costante custodisce i manoscritti antichi e i libri più rari della collezione.

Il precedente modello della Central Library di Seattle e il progetto non realizzato della biblioteca di Jussieu, sempre firmate OMA, è il riferimento principale per la distribuzione interna: ogni piano è uno spazio continuo, libero da pilastri e partizioni verticali fisse, sono le componenti d’arredo (sedute e tavoli) e gli scaffali montati su ruote a definire possibili e variabili micro-spazi nel macro-spazio. Scale mobili, griglie metalliche, piani inclinati, pareti tridimensionali ad effetto wow sono i ‘fondamentali’ che attraversano e disegnano la sezione del vuoto tra i piani.

Nello logica di Koolhass della ‘congestione’ che non prevede la funzione unica ma la paranoia dell’inclusione , la biblioteca è un luogo civico per la condivisione di conoscenza e per il flusso delle informazioni, luogo di lettura e introspezione ma soprattutto spazio pubblico di totale fruibilità. Il progetto include un auditorium, un ristorante, uno spazio espositivo e una terrazza sul waterfront.

Ogni braccio della X per ogni livello è dedicato a un settore disciplinare: scienze umane, scienza e tecnologia, letteratura, arti. Per adeguarsi allo Spirito del Tempo estensioni digitali della collezione cartacea sono state integrate nei ripiani delle scaffalature.

La grande sala di lettura del primo primo piano è il palcoscenico trasparente del progetto: attraverso le vetrate floor-to-ceiling delle facciate Caen entra nelle storie dei libri raccolti e, viceversa, i protagonisti di avventure e amori tormentati mai corrisposti fuggono dalla carta per perdersi nei vicoli e scalare i pinnacoli delle architetture normanne.

oma.eu

www.barcodearchitects.com


di Giovanni Carli / 28 Gennaio 2017

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