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Che ne è dei siti archeologici devastati dalle guerre in Medio-Oriente?

Tra bombardamenti e saccheggi, il patrimonio artistico della Siria è a rischio. Ma si cerca di conservarne almeno la memoria

La Siria, dal marzo 2011 teatro di una delle guerre più sanguinose degli ultimi tempi, porta i segni evidenti della devastazione. Mentre la vicina Turchia ha terminato di costruire in questi giorni il muro di cemento di 330 chilometri lungo il confine, la neve e il freddo dell’inverno avvolgono in un’atmosfera spettrale città come Palmyra, Aleppo, Damasco, Bosra, un tempo capolavori di architettura medio-orientale, oggi ridotte in rovina.
Se da un lato la ferita umana è insanabile - l’ONU ha rinunciato da tempo a contare il numero delle vittime per l’impossibilità di reperire fonti attendibili - quella inferta al patrimonio artistico-culturale è il segno evidente dell’annientamento di un’intera nazione.
Tutti e sei i siti appartenenti al Patrimonio dell’Umanità presenti nella regione, più gli altri dodici luoghi segnalati dall’Unesco per la loro unicità, sono stati gravemente danneggiati con i bombardamenti, saccheggiati o completamente distrutti. Prima della guerra la Siria era una meta turistica da 8,5 milioni di visitatori all’anno (dato del 2010 diffuso dal Ministero siriano del Turismo), mentre oggi risulta difficile da raggiungere anche per gli operatori di soccorso internazionali.
Mesi fa, durante una riunione con gli Stati membri, il direttore generale dell’Unesco Irina Bokova aveva ricordato la necessità di intervenire compatti per salvare il salvabile: "tutti i siriani, insieme, devono essere in grado di recuperare questo patrimonio come simbolo di identità e dignità. [...] La tutela di questi luoghi è inseparabile dalla protezione delle vite umane, tenendo conto delle ferite e delle sofferenze della popolazione durante il conflitto in corso”. In particolare la preoccupazione era rivolta al sito di Palmyra, oasi nel deserto a nord-est di Damasco che conserva i resti monumentali di uno dei centri culturali più importanti del mondo antico.

La stessa Palmyra inseme alla Grande Moschea degli Omayyadi nel centro di Damasco (661- 750), il castello di Kerak, una rocca fortificata in Siria occidentale risalente al tempo delle Crociate, assieme all'antica città di Khorsabad fondata dal re Sargon II in Iraq (713-706 aC), e al sito di Bamiyan in Afghanistan, con le due enormi statue di Buddha distutte dai Talebani nel 2001, sono i luoghi oggi inaccessibili a cui è stata dedicata la mostra “Sites éternels”, da pochi giorni conclusa al Grand Palais di Parigi. Organizzata in collaborazione con il Museo del Louvre e Iconem, sotto l’alto patrocinio dell'Unesco, l’esposizione gratuita ha registrato un grande successo di pubblico: sono state quasi 60.000 le persone che l’hanno visitata nelle uniche tre settimane di apertura.
Con l’utilizzo di nuove tecniche fotografiche, droni e ricostruzioni digitali in 3D è stato offerto un accesso virtuale a questi luoghi, combinando l’esplorazione con documenti d'archivio, disegni, incisioni, fotografie d'epoca e testimonianze dirette.

La mostra proseguirà online attraverso vari progetti digitali, con l’obiettivo di mantenere vivo lo sforzo di ricerca e perpetuare la memoria di questi siti archeologici in pericolo. In particolare i contenuti restano consultabili su grandpalais.fr compresi i modelli scaricabili in 3D. Inoltre il Google Cultural Institute ha elaborato un percorso virtuale a 360° per esplorare i siti della mostra e il Ministero francese della Cultura e della Comunicazione mette a disposizione un sito dedicato all’archeologia e al patrimonio del vicino Oriente, come strumento di riferimento a disposizione di tutti per la diffusione delle conoscenze in questo campo.
Infine, chiunque nella vita abbia avuto la fortuna di visitare di persona i Siti Eterni, è invitato a condividere su Instagram i propri scatti taggando #SouvenirSitesEternels.

Accanto alla dolorosa frustrazione per le tante opere che probabilmente non potranno mai più essere recuperate, c’è anche chi guarda alla ricostruzione. Tra le varie iniziative in corso in tutto il mondo, ha inaugurato il 17 gennaio la mostra Sketch for Syria, organizzata dall’Università IUAV di Venezia in collaborazione con UN–ESCWA (Agenzia Onu che ha l’incarico di realizzare l’Agenda per la ricostruzione). La mostra raccoglie i lavori di 132 architetti provenienti da 26 diversi Paesi che immaginano mediante carta e matita i possibili scenari di un futuro di pace. Sperando che arrivi presto.


di Laura Ghisellini / 19 Gennaio 2017
tags:

mostre , Parigi , Venezia

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