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Cosa puoi fare per salvare la villa di Gio Ponti in Iran

Una petizione da firmare online contro la decisione di demolire Villa Nemazee, a Teheran, per costruire un hotel stellato

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Foto Archivio Gio Ponti

Villa Nemazee a Tehran è l’unica opera di Gio Ponti rimasta inalterata in Medio oriente. Ora rischia di essere demolita per costruire al suo posto un hotel di lusso

Una petizione per salvare un capolavoro di Gio Ponti in Iran. L’appello è rivolto a tutti gli amanti dell’arte e dell’architettura nel mondo: è necessario firmare per salvare dai bulldozer Villa Nemazee a Tehran. Ad oggi oltre 5000 persone si sono mobilitate per opporsi alla decisione dell’attuale proprietario, già autorizzata dal tribunale addetto, di costruire al suo posto un hotel cinque stelle di 20 piani. Un vero e proprio abominio, se si considera che la villa è l’unica opera dell’architetto milanese rimasta inalterata in Medio Oriente.

Tutte le foto: Archivio Gio Ponti

L’obiettivo della petizione spontanea è sensibilizzare la comunità internazionale e le principali autorità del settore perché intervengano a difesa di un esempio estremamente notevole di architettura moderna. Tra queste l’UNESCO e il Politecnico di Milano, già coinvolti nella conservazione di un altro edificio di Ponti a Baghdad, danneggiato durante la guerra in Iraq.

Nel distretto di Niavaran, a Nord della capitale, Villa Nemazee è parte di una serie di tre costruzioni progettate da Ponti negli anni '50. Le altre proprietà, Villa Planchart e Villa Arreaza, si trovano entrambe a Caracas in Venezuela. Progettata nel nome di quella “joie d'y vivre” spesso invocata dall'architetto Ponti, la villa presenta i tratti distintivi del suo stile, risalenti al periodo della realizzazione del Grattacielo Pirelli, considerato la sua opera più significativa. La pianta aperta, la balconata del soppalco che sormonta l’area del soggiorno centrale, il patio interno, le ampie vetrate alternate a piccole finestre irregolari, testimoniano la sua perenne ricerca dell’eleganza e un’inclinazione visionaria verso tutto ciò che è innovativo e stupefacente.

Le linee architettoniche si piegano all'uso delle stanze, il marmo chiarissimo dei pavimenti crea un leit motiv tra gli ambienti, mentre gli arredi e l’illuminazione provano il talento del Ponti designer. Nella villa infatti, oltre ad alcuni suoi pezzi iconici, sono presenti vari esempi delle celebri "pareti organizzate”, ovvero pareti prefabbricate in cui sono integrati apparecchi e attrezzature aventi funzione specifica. Spiccano inoltre varie ceramiche di Fausto Melotti e opere di Paolo De Poli, collaboratori di Ponti nel progetto di Teheran.

“Se questo capolavoro si trovasse in qualunque altro luogo sarebbe protetto”, ha denunciato al Guardian Leila Araghian, autrice del recentissimo Tabiat Bridge. Come lei, molti altri architetti locali sono preoccupati della negligenza che le autorità iraniane stanno dimostrando nei confronti del patrimonio artistico e architettonico del Paese.

"Più di 300 opere sono state registrate a Teheran e nei suoi dintorni negli ultimi anni - fa notare al giornale inglese Parshia Qaregozloo, curatrice del padiglione dell’Iran all’ultima Biennale di Venezia - ma molte di queste restano sconosciute ai più e rischiano la demolizione improvvisa".

Visto che la causa ci coinvolge per più di una ragione, come italiani e appassionati di architettura, firmare è un dovere. Qui il link alla petizione

www.gioponti.org

 

 


di Laura Ghisellini / 8 Gennaio 2017

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