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Roma: il nuovo headquarter Fendi al Palazzo della Civiltà Italiana. Il progetto di restauro

Con un contratto di affitto di 15 anni la maison di moda riunisce 3 edifici in un'unica sede, che comprende anche uno spazio espositivo per la città

La sua presenza imponente e assoluta, dal ritmo ipnotico di vuoti e pieni e dalle proporzioni perfette vestite in bianco candido, ne ha connotato l'identità di icona fuori dal tempo. Il Palazzo della Civiltà Italiana all'EUR è uno dei simboli della città di Roma, una ricca allegoria che ha ispirato le arti per l'immediatezza comunicativa, la severità classica, la monumentalità materica. Un soggetto fotogenico, ma dall'anima oscura e sconosciuta. Gli eventi ne hanno infatti segnato la storia di edificio senza interno: completato solo dopo la Seconda guerra mondiale, dopo lo stop dei lavori nel 1941 con il rinvio sine die dell’Esposizione Universale, servì prima da accampamento poi come sede dell’Esposizione Internazionale dell’Agricoltura nel 1953 e in seguito della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Quindi l’abbandono.

Per decenni utilizzato solo per qualche set pubblicitario (celebre, tra gli altri, quello di Nike-The Mission del 2000 dove il palazzo era custodito da robot-samurai), sporadiche mostre o eventi di spettacolo o moda, da oggi il Colosseo Quadrato avrà una nuova definizione funzionale. L'edificio, disegnato nel 1937 da Giovanni Guerrini, Ernesto Lapadula e Mario Romano, sarà per 15 anni il nuovo quartier generale della Maison Fendi, con un contratto di affitto da quasi 3 milioni di euro/anno che lega l'azienda di moda ed Eur Spa. Si conclude dopo circa 14 mesi, il progetto di ristrutturazione, iniziato nel luglio del 2014, e diretto da Marco Costanzi, architetto che ha disegnato lo showroom milanese del brand in via Solari (2013) e le suite luxury firmate Fendi nel centro di Roma (in progress).

«La vera sfida era trasformare un luogo concepito per esposizioni – nelle dimensioni e nell'imponenza – in un spazio che ospitasse delle funzioni quotidiane, come gli uffici di un’azienda. Le prime settimane sono state di analisi e lunghe passeggiate nelle sale interne vuote; camminate diurne perché non c’era luce, né altro impianto» racconta il progettista. «Il Palazzo incarna una delle tante stratificazioni architettoniche di questa città. Il carattere astratto e metafisico di questa scultura appoggiata a terra è stato e continua a essere d’ispirazione per molti progettisti, basti pensare a Campo Baeza o Chipperfield; i dettagli dei materiali, i giunti, le soluzioni spaziali sono di grande contemporaneità» continua. «Il problema maggiore era confrontarsi con un edificio vincolato: il progetto doveva essere reversibile. Ho cercato quindi di concepirlo come un allestimento, ragionando più che su disegni su mock-up. L’intervento riguardava più di 20.000 mq e l’edificio era stato abbandonato per 73 anni: le difficoltà sono intuibili. Ogni decisione qui era amplificata e comportava impiego di tempo e denaro. Il confronto con la Soprintendenza è stato costante».

Spiega ancora Costanzi: «Bisognava intervenire mantenendo la bellezza del Palazzo, introducendo dei cambiamenti importanti senza lasciare percezione del mutamento. Nessun over design. Per portare acqua e luce e per dotare i work spaces di tutti i servizi necessari abbiamo rivestito i pavimenti e le scale in marmo Lepanto con un legno grigio scuro, lo stesso colore degli infissi originali del 1938. Per disegnare gli ambienti funzionali abbiamo usato il cristallo, che ha permesso di non ostruire la vista del preesistente. Per gli arredi sono state fatte competizioni per tutto. Le luci interne sono de iGuzzini, le scrivanie e le sedie di Vitra, gli arredi soft sono di Fendi Casa. Cartongessi, metalli, vetri, tutto fatto su misura, sono stati realizzati da artigiani italiani: un modo per privilegiare l’eccellenza italiana».

Tre sedi riunite in un unico, prestigioso headquarter, che ospita al piano sottostante le scalinate (6000 mq) i magazzini e il Fur atelier, al piano terreno la parte logistica e impiantistica, al primo livello l’ingresso e una superficie di oltre 1000 mq per esposizioni aperto al pubblico. Dal secondo piano, che ha una parte pubblica e una di uffici privati, al settimo il layout si ripete modificandosi leggermente a seconda del numero di impiegati: sono open space con teche per meeting-room e pareti trasparenti. «Un sistema di lavoro non familiare ai dipendenti dell’azienda, che però con il tempo hanno imparato ad apprezzare molto. In 250 sono stati trasferiti a gennaio 2015, altri 250 sono arrivati a ottobre».

Con una suggestiva cerimonia sotto le stelle, Fendi ha celebrato l'apertura del Palazzo della Civiltà Italiana di Roma il 22 ottobre. Un'inaugurazione speciale non solo perché è la prima ufficiale dell'edificio di epoca fascista, ma anche perché segna l'attesa restituzione del monumento alla cittadinanza con uno spazio  per mostre ed eventi gratuiti che Fendi dona alla città. L’idea è di un luogo dove giovani talenti possano organizzare iniziative, con una selezione basata sul principio del contest. In occasione del grande opening, fino al 7 marzo 2016 è stata qui allestita una mostra sulla storia del Palazzo della Civiltà Italiana dal titolo Una Nuova Roma. L'Eur e il Palazzo della Civiltà Italiana a cura di Vittorio Vidotto e Carlo Lococo: disegni, schizzi, studi, immagini dei protagonisti dell'architettura italiana del Novecento sono accostati a opere di grandi pittori (Sironi, Severini), alle fotografie dei celebri maestri (Basilico, Ferri, Iodice), agli estratti dei film diretti da registi del calibro di Fellini, Bertolucci, Antonioni, agli oggetti di design dei progettisti contemporanei.

E prima della cena di gala sulla terrazza del Palazzo («Gli architetti avevano già pensato a un ristorante sul tetto. In base ai disegni dell’epoca, sarebbe dovuto essere in vetro sottile, con una forma molto raffinata. Peccato che non fu mai realizzato» svela Costanzi) un emozionante e sofisticato spettacolo luminoso – Poesia di Luce – ideato dall'artista e progettista di luce Mario Nanni, con la proiezione di immagini accompagnate da musica. Prima il passaggio di uno stormo di uccelli percorre il Palazzo in larghezza attraversando pieni e vuoti su uno sfondo color aurora; poi una luce indaco-tramonto illumina gli intradossi facendo vibrare le pieghe del marmo; quindi la danza delle lettere che nasce dalle statue-allegoria delle virtù del popolo italiano e, salendo lungo i piedritti, ricompone l'iscrizione UN POPOLO DI POETI DI ARTISTI DI EROI | DI SANTI DI PENSATORI DI SCIENZIATI | DI NAVIGATORI DI TRASMIGRATORI. Infine l'accensione dei 6 piani dal basso fino a illuminare la fascia in sommità. Sarà questa la nuova illuminazione permanente del Palazzo: una luce dinamica in sfumature di bianco illuminerà le colonne dei loggiati «con gradazioni d’intensità crescenti, dando vita a un inedito effetto prospettico della luce, tipico della pittura rinascimentale» spiega Nanni.

 

Fendi e il Colosseo Quadrato, ovvero l'essenza del made in Italy e l'espressione più schietta della civiltà italiana. Un legame che parla del gusto, dell'ingegno, della passione artigiana e della storia del nostro paese, che rievoca il passato della casa di moda familiare nata nel 1925 e le vicissitudini legate a un'architettura simbolo della capitale. Un legame saldo quello tra il brand e città eterna che contunua anche dopo l’ingresso nella galassia del lusso francese LVMH di Bernard Arnault e che vede l’azienda impegnata concretamente nel restauro di importanti monumenti romani da restituire alla cittadinanza. Oltre al Palazzo della Civiltà Romana, la maison ha sostenuto infatti i lavori di restauro della Fontana di Trevi (che riaprirà il 3 novembre) e quelli di risistemazione di Palazzo Fendi in via Condotti (che si concluderanno in febbraio), che per l'occasione ospiterà negozio, apprtamento VIP, suite e il ristorante internazionale Zuma di Rainer Becker.

Come dire: Rome makes History, Fendi makes Rome.

www.fendi.com
www.marcocostanzi.com
www.marionanni.com


di Alessia Pincini / 27 Ottobre 2015

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