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Dov'è, e come è fatta, la nuova sede di Emergency a Milano

A Milano l’architettura si pone al servizio dell’innovazione sociale con un grande progetto firmato TAMassociati

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@ Marcello Bonfanti

Da scuola a sede di Emergencyi: il fil rouge della conoscenza collega i due luoghi perchè anche la convivenza pacifica può diventare materia di apprendimento

Per la nuova sede di Emergency a Milano il Comune ha messo a disposizione una vecchia scuola abbandonata in piazza Sant'Eustorgio, a due passi dai Navigli. Un luogo deputato alla conoscenza, uno di quei luoghi con una funzione sociale che l’architettura ha attivamento sostenuto creando, nelle varie epoche storiche, luoghi che potessero aiutare l’insegnamento e l’apprendimento, il dialogo fra discepolo e maestro e infine lo scambio di conoscenza e informazione. E quando la cultura cambia, il luogo architettonico si adegua a questa innovazione. Cambia la metodologia, il rapporto tra i protagonisti del dialogo, a volte, come in questo caso, cambia la “materia” che si vuole insegnare.

Sembra che questa visione stia alla base di questo progetto di un’ex scuola in disuso in centro a Milano diventata grazie al progetto di TAMassociati la sede di Emergency, un luogo diverso ma pur sempre spazio di apprendimento dove impara per conoscere meglio la società e il rapporto con l’altro. Non a caso le pareti candide ci accendono di scritte rosse, memorandum di quello che sta succedendo nel mondo, se solo riuscissimo ad aprire l’orizzonte e guadare alle situazioni socialmente degradate, umanamente pericolose e necessarie d’aiuto. Conoscere qui diventa una “materia” di studio da essere umano, dove l’altro, lontano geograficamente e culturalmente, può diventare invece un’occasione di crescita personale e sociale.

Come rendere tutto questo in un’architettura d’interni? La risposta degli architetti è stata quella di trasformare questi locali in disuso in un bene comune aperto alla città: un processo progettuale realizzato in poco più di una anno ha ridato così vita a un immobile di 3.600 mq e ai suoi 2.300 mq di spazi esterni restituendolo a Milano e alla sua cittadinanza. Ma si va oltre: si trasforma qui un'architettura pubblica in un attivatore di innovazione sociale attraverso un progetto che riqualifica l’edificio esistente e lo rende energicamente più efficiente attraverso delle scelte orientate eticamente sia sul piano tecnico che su quello procedurale e metodologico. Open allora sembra il motto di questa nuova realtà: spazi aperti nella ristrutturazione di interni, e spazio aperto alla cittadinanza che lo riesco a percepire come proprio e come elemento generativo di altri beni comuni: un circolo virtuoso che sappia coinvolgere gli utenti sottolienando la loro responsabilità di individui sociali.

Incontri pubblici, dibattiti, mostre e spazi disponibili sia nella struttura struttura che nel giardino che nascono per promuovere una cultura di pace perchè conoscere vuol dire spesso accettare. Una funzione civica importante che sembra continuare aggiornandola lo spirito scolastico del precedente progetto: anche qui si impara. E non solo: i due primi piani dei cinque esistenti, sono dedicati non solo alla formazione e all’educazione ma anche allo svago, offrendo occasioni di forte socializzazione. A pianterreno gli spazi per mostre e incontri pubblici, il ristoro e lo sportello di orientamento socio-sanitario, al primo piano aree dedicate alle attività di formazione e volontariato, biblioteca, info point e vendita gadget. Gli spazi esterni sono stati destinati a giardino pubblico con valorizzazione del verde. Gli ultimi tre piani - 375 mq ricavati dal sottotetto - sono invece dedicati all’attività di pianificazione e coordinamento culturali e sanitarie di Emergency a livello nazionale e internazionale.

 

La ristrutturazione si è basata fondamentalmente su due elementi: quello del rispetto, mantenimento e valorizzazione degli elementi architettonici preesistenti, e l’adeguamento tipologico e tecnologico attraverso la creazione di uno spazio fluido che richiamasse il concetto del ‘borgo medievale’, di collaborazione concettuale e spaziale di tutti i collaboratori coinvolti. Per attuare questa strategia si è utilizzato un particolare apparato grafico e cromatico, chiarezza compositiva e organizzazione funzionale degli suoi spazi per ottenere il risultato di . un’architettura ‘parlante’, familiare e accogliente.

www.tamassociati.org


di Paola Testoni / 21 Settembre 2017

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