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Lo studio islandese di Olafur Eliasson è aperto al pubblico

Apre a Reykjavik la succursale dello studio berlinese. Ma prima di essere una factory, Marshall House era un'ex fabbrica di aringhe

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Photo: Ari Magg. Courtesy of the Marshall House

Nella fredda Reykjavik, una ex fabbrica di aringhe è stata trasformata, dopo diec’anni di chiusura e abbandono, in uno spazio vivo e creativo dal nome Marshall House.

Una struttura rinata grazie all’impegno degli architetti Ásmundur Hrafn Sturluson e Steinþór Kári Kárason, dello studio Kurt og Pí, che nel rinnovo sono riusciti a preservarne i tratti più autentici e originali. Oggi, l’ex complesso industriale Marshall House è una piattaforma per artisti emergenti che ospita al suo interno realtà creative e no-profit, tra cui una succursale islandese dello studio di Olafur Eliasson, artista di fama internazionale. 

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Classe 67, Eliasson è di origini sia danesi che islandesi. Ha raggiunto la notorietà grazie alle sue sculture e grandi installazioni, opere d’arte spesso esposte in spazi pubblici e che fanno dialogare elementi naturali come luce, acqua, e aria.

Per averne un’idea, basti ricordare che nel 2008 Olafur fece scendere un’immensa cascata d’acqua artificiale dal ponte di Brooklyn. L’opera si chiamava New York City Waterfalls e fu una delle più costose di sempre. O ancora, alla Tate Modern di Londra, Eliasson espose un grande sole dal nome The weather project, opera che contò circa 2 milioni di visitatori. Ma la lista è di opere è molto più lunga.

The Marshall House, Studio Olafur Eliasson ­ Reykjavik, 2017. Courtesy of i8 Gallery, Reykjavik and the Marshall House

Dopo anni trascorsi a fotografare i vulcani islandesi da un piccolo aereo a noleggio, Olafur Eliasson deve aver deciso che lo studio berlinese aperto nel 1995 non gli bastava più. Nasce così questa succursale dentro Marshall House. Con le sue parole: “aprire uno studio satellite a Reykjavik è, per me, un passo molto naturale. Mi sono sempre sentito emotivamente collegato all'Islanda; il suo paesaggio e le condizioni di luce uniche sono grande fonte di ispirazione, oltre a essere un ambiente in cui testare le idee artistiche, quasi come in uno studio”.

Uno “studio nello studio”, quindi, reso unico anche dalla sua apertura al pubblico. Merito di Börkur Arnarson di i8 Gallery, agente islandese di Olafur, che ha voluto promuovere in questi ambienti una trasparenza e un senso di comunità tutto nordeuropeo, difficile da comprendere per noi italiani, così gelosi dei nostri spazi di lavoro privati. Dentro vi troviamo esposte installazioni, sculture, dipinti, che vanno dagli inizi della sua carriera fino a oggi.

The Marshall House, Studio Olafur Eliasson ­ Reykjavik, 2017. Courtesy of i8 Gallery, Reykjavik and the Marshall House

Uno studio con meno stanze di quello berlinese, ma che promuove un’atmosfera più informale. Qui le finestre a est fanno spaziare lo sguardo verso Harpa, la nuova sala da concerto e centro conferenze di Reykjavík completata nel 2011. È stato proprio Olafur Eliasson a firmarne la particolarissima facciata in celle di vetro, quasi ad alveare, che riflettono diversamente la luce col variare del sole. Con lo stesso vetro blu e verde di quelle finestre, Eliasson ha progettato le lampade per il suo nuovo spazio, quasi a far comunicare idealmente le due strutture attraverso la trasparenza e la luce.

The Marshall House, Studio Olafur Eliasson - Reykjavik, January 2018. Courtesy of i8 Gallery, Reykjavik and the Marshall House.

“Lo studio è davvero al centro di ciò che faccio,” ha spiegato. “Qui è dove trovo l'ispirazione, dove i sentimenti provati trovano un corpo, una forma. Stare attorno a materiali e modelli, percepire l'impatto degli scambi sociali collaborativi: ecco come ottengo nuove idee. I miei dialoghi con scienziati, filosofi, politici, agenti culturali e, ovviamente, il mio team di studio sono vitali per il mio processo di creazione artistica. È nelle connessioni tra le cose e le persone che vedo emergere il loro potenziale”. 

The Marshall House, Studio Olafur Eliasson ­ Reykjavik, 2017. Courtesy of i8 Gallery, Reykjavik and the Marshall House

Oltre allo studio di Olafur Eliasson, Marshall House ospita oggi il museo a conduzione artistica NÝLO (o The Living Art Museum). Kling & Bang è invece uno spazio espositivo di base gestito da artisti su base volontaria, con nuove mostre ogni 7-8 settimane. 

Mettere in piedi Marshall House è stato per gli architetti di Kurt og Pí “il sogno di una vita”. Tra lavori e norme urbanistiche da rispettare ci sono voluti 10 anni. La capitale islandese è protetta da norme molto restrittive, per questo gli esterni del magazzino per aringhe sono rimasti rigorosamente bianchi. Quanto agli interni, le numerose finestre rendevano difficile organizzare lo spazio espositivo, da ciò l’idea di muri divisori temporanei.  Ma l’impresa più difficile sembra essere stata far sparire l’olezzo di aringa. Per farlo si è dovuto rimuovere da questi ex magazzini il pavimento originale, risalente al 1948!

olafureliasson.net


di Roberto Fiandaca / 22 Gennaio 2018

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