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Super Superstudio: un'occasione di confronto con un passato ancora attuale

In mostra al PAC di Milano l'esperienza di uno dei gruppi di architetti italiani che ha maggiormente influenzato la cultura occidentale del XX secolo

Al PAC di Milano è stata inaugurata la mostra Super Superstudio, dove le icone del radical design italiano anni '70, incontrano 19 artisti contemporanei che ne hanno tratto materia per il loro lavoro.

In quanto tempo può invecchiare un’idea? In un’epoca nella quale qualsiasi pensiero sfugge rapido al ritmo dello scorrere del pollice sullo schermo di uno smartphone, la risposta potrebbe essere scontata. Visitando però gli spazi del Padiglione d’Arte Contemporanea la sensazione netta è che alcune idee, nate e cresciute quasi cinquant’anni fa, conservino una forza e un’attualità costanti.

Fondato a Firenze, nel 1966, da un gruppo di giovani architetti (Adolfo Natalini, Cristiano Toraldo di Francia, Gian Piero Frassinelli, Roberto e Alessandro Magris ed in seguito Alessandro Poli), il Superstudio è stato uno dei protagonisti della cosiddetta Architettura Radicale. Che si tratti di oggetti di design o di megastrutture che invadono interi territori, le loro opere, esposte nei principali musei di New York, Gerusalemme, Graz, Roma, hanno da sempre messo in crisi sia il paesaggio fisico che quello culturale nel quale si collocavano, attraverso azioni elementari reiterate che avevano la capacità di metterne a nudo le debolezze e le contraddizioni.

Super Superstudio, curata da Andreas Angelidakis, Vittorio Pizzigoni e Valter Scelsi, non è soltanto il racconto della straordinaria esperienza di uno dei gruppi di architetti e artisti italiani che ha maggiormente influenzato la cultura occidentale del XX secolo, ispirando tra gli altri, grandi architetti come Zaha Hadid, Rem Koolhaas e Bernard Tschumi, ma la dimostrazione di come l’universo fatto di immagini e architetture utopiche, costruito da Superstudio tra il '66 e il '78, si ripresenti in forme anche molto diversificate, nell’opera di artisti contemporanei che non si sono necessariamente relazionati in modo diretto con il collettivo fiorentino.

La mostra ospitata al PAC ricostruisce alcuni dei progetti più importanti di Superstudio, nella sezione curata da Pizzigoni e Scelsi, che riuniscono i pezzi di design più iconici, le installazioni e i film, riallestiti attraverso una sequenza di spazi che richiama direttamente il Monumento Continuo, di certo la loro opera più famosa. Parallelamente a questo racconto, trovano collocazione le installazioni di 19 artisti provenienti da tutto il mondo e individuati da Angelidakis, in funzione di una serie di affinità intuitive con il lavoro del gruppo radicale italiano. «Nel selezionare gli artisti contemporanei da inserire nella mostra – commenta il curatore greco – abbiamo scelto quei lavori che potessero essere immaginati come potenziali risposte agli enigmi del Superstudio. Le opere prodotte dal gruppo nel 1970 sono radicali ancora oggi, perché hanno dato forma ad un’architettura non di proposte, ma di premonizioni, non di oggetti, ma di domande».

Lo spazio del PAC, contaminato da un allestimento fatto di semplici lastre in cartongesso la cui geometria ne sconvolge l’assetto originario, si anima così di un dialogo generato dall’accostamento tra opere lontane nel tempo più di mezzo secolo. Può capitare quindi che le microarchitetture di Patrick Tuttofuoco, piccole installazioni sospese generate da griglie ortogonali, si confrontino con gli oggetti d’arredo della serie Quaderna di Zanotta, tavoli e sedute rigorosamente squadrati, sulla cui superficie è tracciato un reticolo cartesiano. Oppure che la Super Superficie, un parallelepipedo fatto di specchi che riproduce all’infinito un paesaggio fatto di quadrati bianchi, si rifletta nei tubi neon di CHARMS++ di Pae White: una serie di tubi luminosi multiformi che colonizzano indifferenziatamente le superfici di una delle sale.

Passeggiando per la mostra con Valter Scelsi, che per l’occasione con Baukuh ha firmato anche il ridisegno degli spazi del PAC, emerge dal suo racconto come le opere insieme al progetto espositivo facciano parte di un unico processo creativo ancora in divenire. Il Monumento Continuo che nel 1969 si materializzava in un muro infinito capace di fagocitare Manhattan insieme al deserto del Nevada, per costruire una infrastruttura a rete infinita, continua ad essere attuale proprio perché mette in rilievo tutte le contraddizioni del mondo che attraversa. Allo stesso modo, la mostra Super Superstudio mette il visitatore di fronte ad una personale lettura della realtà nella quale viviamo quotidianamente. Non si tratta tanto di una verifica dell’esattezza o meno delle premonizioni che Superstudio attraverso le sue opere ha messo nero su bianco, ma piuttosto dell’occasione per progettisti e designer contemporanei di guardare con gli occhi del 2015 a una moltitudine di idee che di certo non sono ancora invecchiate.

Super Superstudio
PAC – via Palestro 14, Milano
11 Ottobre 2015 – 6 Gennaio 2016

www.superstudiogroup.com
www.pacmilano.it


di Massimiliano Giberti / 14 Ottobre 2015

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