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Le Terme di Caracalla come non le avete mai viste. Grazie al 3d

Le Terme romane diventano il primo grande sito archeologico italiano interamente fruibile in 3D

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Mai come negli ultimi anni la tecnologia e l’informatica hanno rivoluzionato il settore del turismo archeologico. L’ultima emozionante novità giunge da Roma, dove le Terme di Caracalla, eccezionale testimonianza dell’antichità romana, si proiettano improvvisamente nel futuro diventando il primo sito archeologico italiano interamente visitabile in 3D.

 

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Un percorso di 10 tappe, di cui 6 con la realtà virtuale, frutto della collaborazione tra la Soprintendenza Speciale di Roma, CoopCulture e l’Istituto di Scienze e Tecnologia della Cognizione del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Il progetto si chiama “Caracalla IV Dimensione” e corona un processo già avviato di valorizzazione dei luoghi della cultura (tra cui Santa Maria Antiqua, la Domus Aurea, e il progetto “Luoghi segreti del Palatino e del Foro Romano” del 2017).

La “video guida con realtà virtuale” delle Terme di Caracalla è resa possibile da una tecnologia piuttosto semplice detta cardboard, che si basa su un visore con all’interno un modernissimo cellulare dotato di un software specifico.

Con l’uso di qualche pulsante, e di un sistema di “georeferenziazione”, il pubblico può fruire di una visita archeologica totalmente immersiva: le ricostruzioni 3d occupano infatti tutto lo spazio visivo e permettono ai turisti di rivedere ciascun ambiente nello stato in cui si trovava nel 216 d.C., data in cui l’imperatore della dinastia dei Severi fece erigere il complesso termale. Per le ricostruzioni filologiche ci si è serviti degli studi più recenti, e del lavoro di Marina Piranomonte, direttore del monumento, e dell’archeologa austriaca Gunhild Jenewein.

Oltre a offrire la spettacolare visione delle terme ricostruite nelle loro decorazioni originali, la realtà aumentata restituisce al complesso anche statue ed opere che latitavano da questi ambienti dal XVI secolo: da quando i primi scavi a scopo collezionistico e culturale andarono ad arricchire di tesori artistici la collezione Farnese e quelle di altre nobili famiglie. Opere d’incomparabile bellezza poi finite a Piazza Farnese, alla Reggia di Caserta e al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (questi due partner del progetto), che grazie alla tecnologia tornano finalmente - e virtualmente - a casa. Tra tutte, lo splendido gruppo scultoreo noto come Toro Farnese (o Supplizio di Dirce), oggi custodito a Napoli ma visibile nella Palestra orientale grazie al visore 3d. 

Come si può immaginare, la storia di queste rovine è molto lunga e affascinante. Fino al 306 d.C., anno della costruzione delle Terme di Diocleziano, quelle di Caracalla - dette anche Thermae Antoninianae - mantennero il primato di più grande impianto termale dell’antichità. Misurano infatti 110.000 metri quadrati e furono ultimate dai successori dell’imperatore, Eliogabalo e Alessandro Severo, che si occuparono del recinto esterno dell’edificio. Tra le curiosità spesso citate c’è quella che, per accedervi, la via Appia fu allargata e trasformata nella via Nova, più ampia e alberata, e per sostenere l’imponente approvvigionamento idrico fu necessario deviare l’Acqua Marcia, terzo acquedotto di Roma, detta appunto Aqua Antoniniana.

Strutturalmente, questo complesso si distingueva dalle altre grandi terme imperiali: il nucleo centrale era infatti separato dagli ambienti di servizio, presenti invece nel recinto (palestre, biblioteche, etc). Decorazioni sfarzose, novità architettoniche e giochi d’acqua regali le resero presto imbattibili per magnificenza e bellezza. Oggi, spazi come il Frigidarium, le palestre occidentali e orientali, gli spogliatoi (Apodyterium), le saune (i Laconica e il Caldarium), rivivono in tutto il loro splendore mentre ad accompagnarci è il racconto audio con le parole del filosofo romano Seneca. La visita virtuale permette anche di comprendere le Terme di Caracalla in tutta la loro complessità, ovvero nel loro ruolo, ormai riconosciuto, di vero e proprio Foro degli imperatori della dinastia dei Severi, con le sue biblioteche, le ricchissime opere d’arte, i i colonnati, i capitelli, i mosaici, le fontane, i bassorilievi. 

Il loro declino iniziò con il re dei goti Vitige, che nel 537, durante la guerra gotica, interruppe strategicamente l’afflusso d’acqua alle terme, decretandone la chiusura. Ma gli servì a poco, perché quella guerra, sedici anni dopo, la vinsero comunque i bizantini di Giustiniano e Belisario.  

Con il VI secolo, sprofondiamo nell’oscuro dimenticatoio del basso medioevo. Com’è accaduto a molti monumenti del passato, anche le terme diventano oggetto di trascuratezza, abuso e dell’imprevedibile eterogenesi dei fini: la parte centrale viene convertita a ospizio gratuito per pellegrini (xenodochio), altri settori vengono adibiti a vigneti o addirittura a cimitero. Alcuni marmi e metalli di pregio, come colonne e architravi, le ritroviamo oggi in altri monumenti, come nel Duomo di Pisa (frutto già del bottino di Palermo) e nella Basilica di Santa Maria in Trastevere. L’ultima colonna integra viene portata via a metà del 500. 

Si è già detto che il rinascimento fu epoca di scavi e saccheggi, ma l’interesse archeologico vero e proprio procede nei primi anni del 900 (quando vengono liberati i sotterranei) e continua fino alla fine degli anni 30, quando torna alla luce il più grande esempio di mitreo conosciuto a Roma.

Con brevi interruzioni, dal 1938 a oggi le terme di Caracalla sono sede di concerti e spettacoli all’aperto. Oggi, grazie al giusto incontro tra tecnologia e politica culturale, portano in Italia un tipo di visita archeologica in 3d senza precedenti. E la quarta dimensione? E' quella del confronto continuo tra presente e passato, cui il pubblico può accedere al modico prezzo del biglietto. 

 

 

 

 

 


di Roberto Fiandaca / 11 Gennaio 2018

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