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Sette passi nella Trieste che non ci si aspetta

Non solo Bora, ma straordinarie raffiche di creatività da scoprire tra le strade della città di Italo Svevo

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Schiva, pensosa, fascinosamente mitteleuropea, a Trieste cosa vedere? Oltre che dalla celebre Bora, la città è attraversata anche da un vento di idee e creatività che la rende una città dal volto contemporaneo e spesso inaspettato, qui raccontato in 7 tappe tutte da scoprire.

Se non sapete cosa vedere a Trieste partite dal lungomare della città, in riva Tommaso Gulli, dove queste raffiche sferzanti di nuove intuizioni hanno trasformato le architetture ottocentesche dell’ex Magazzino Vini nella nuova Eataly di Trieste: un’oasi dedicata al piacere del gusto e dell’incontro, affacciata sul blu. Il progetto di recupero firmato da Archea Associati ha rivoluzionato la storica struttura, costruendo un vero e proprio edificio nell’edificio. Nel rispetto delle connotazioni architettoniche e paesaggistiche della città, all’interno dell’ex Magazzino Vini ha preso forma un’ulteriore struttura di 3600 mq, eterea, traslucida e completamente indipendente con una grande finestra che permette di gustare nuovi gustosi sapori accompagnati da una straordinaria vista del porto di Trieste (leggi anche → Com'è il nuovo Eataly di Trieste).

 

Un post condiviso da Giorgia Palma (@giopalma) in data:

Per i momenti di svago, un’ottima tappa è la Stazione Rogers, in Riva Grumula. Nata negli anni ’50 da un progetto dello Studio Belgiojoso Peressutti e Rogers per essere una stazione di servizio a supporto della raffineria Aquila, dopo un lungo periodo di abbandono, questo ex-distributore di carburante è stato trasformato, una decina di anni fa, in un distributore di cultura dall’associazione Ernesto Nathan Rogers. Dopo un accurato restauro, la Stazione Rogers è diventata un centro polivalente di aggregazione e divulgazione, un luogo espositivo e d’incontro, nel quale è sempre possibile trovare nuove pagine da leggere nel bookstore, ottenere informazioni turistiche, scoprire nuove creazioni, d’arte e design o ascoltare dell’ottima musica dal vivo (www.stazionerogers.org).

Un post condiviso da Bianca Baroni (@white_lords) in data:

 

Sotto la spinta dei venti di cambiamento, Trieste tra i luoghi di interesse vanta anche un altro suggestivo indirizzo che ha mutato pelle. L’ex Pescheria Centrale in Riva Nazario Sauro, infatti, è diventata il Salone degli Incanti, un Centro Espositivo d’Arte Moderna e Contemporanea pieno di fascino. Costruito nel 1913, su progetto dell’architetto Giorgio Polli, l’edificio riprende l’idea precristiana di basilica: un luogo di socialità che è stato arricchito da atmosfere veneziane e citazioni palladiane. Il suggestivo spazio affacciato sul mare e oggi animato da esposizioni sempre differenti (salonedeglincanti.comune.trieste.it).

Un post condiviso da Matteo (@matteo.merli) in data:

 

In ogni caso anche una città attraversata dal vento ha bisogno di un cuore stabile e pressoché immutabile. A Trieste questo è senza dubbio rappresentato dall’Antico Caffé San Marco di via Battisti, dal 1914 casa di celebri esponenti della letteratura triestina, da Umberto Saba a James Joyce, da Italo Svevo a Giani Stuparich. Oggi il caffé omaggia i suoi ispirati frequentatori con una piccola e raffinata libreria, immersa in una dimensione estetica che cita la Secessione Viennese, tra decorazioni pittoriche, arredi in marmo, ghisa  e legno (caffesanmarcotrieste.eu).

 

Parlando sempre di legno, a Trieste trova posto un vero e proprio piccolo tempio dedicato a questo materiale e alle eccellenze dell’artigianalità. Vud, in via Diaz, è un concept store, un laboratorio di falegnameria, uno studio di progettazione, ma soprattutto un luogo di scoperta dedicato al legno. Nato dall’idea di una coppia di architetti in cerca di un radicale cambio di vita questo paradiso del legno triestino è il luogo ideale per trovare il tagliere perfetto tra infinite proposte in rovere, noce, ciliegio e tanti altri tipi di legno o farsi realizzare splendidi arredi su misura. All’interno del negozio sarà difficile non farsi rapire dai profili di tanti differenti oggetti nati da antiche tecniche artigianali e scenograficamente illuminati da lampade dal design industriale (vud-design.com).

Un post condiviso da omartorovaca (@omartorovaca) in data:

 

Sempre in via Diaz è possibile visitare un altro luogo dall’anima assolutamente particolare, non un negozio vintage, non un laboratorio, ma una vera opportunità di riscatto per ogni oggetto. Katastrofa è un’oasi espressamente dedicata alla seconda vita delle cose dove vecchie macchine da scrivere, giocattoli di legno, grammofoni e mobili usati vengono studiati e ritrasformati in qualcosa di nuovo che fonde decori inaspettati come richiami floreal-romantici, citazioni punk-rock-barocche o altre bizzarre commistioni di stili (katastrofa.it).

 

Un post condiviso da B. (@beatricecoppellotti) in data:

A pochi passi dal Museo Sveviano, in piazza Barbacan, vale la pena superare la soglia d’ingresso di Combiné, un atelier tutto al femminile creato da una jewelry designer e da una fotografa. Lo spazio è allo stesso tempo un laboratorio, uno studio fotografico e una galleria che espone e vende i lavori realizzati dalle due proprietarie in perfetta sintonia con le loro personalità. Tra ambienti accoglienti e atmosfere eleganti non mancano mai gioielli contemporanei nati da materiali inusuali, intensi ritratti e i frutti di continue collaborazioni con artisti e designer (www.combinetrieste.com).

 

Un post condiviso da Combiné (@combine_trieste) in data:

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di Francesco Marchesi / 25 Agosto 2017

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