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Rossa ma non troppo, viaggio a San Pietroburgo tra architettura soviet e nuova creatività

A 100 anni dall’Ottobre Rosso, un itinerario nella città degli zar sulle tracce di una rivoluzionaria creatività

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Getty Images

A un secolo esatto dalla fine della Russia zarista e dall’inizio all’era sovietica, ecco un viaggio a San Pietroburgo, città da scoprire, tra tracce della rivoluzione, antiche tradizioni, moderno design ed echi contemporanei dell’ormai scomparsa Unione Sovietica.

Accanto a simboli come l’Ermitage o l’incrociatore Aurora e alle location più segrete della città consigliate dallo stilista David Koma (LEGGI ANCHE → 10 meraviglie segrete di San Pietroburgo), uno dei luoghi da visitare nell’ex Capitale dell’Impero Russo è sicuramente la Casa-Museo n°13 dove a fine ‘800 soggiornò per qualche anno il giovane Lenin, pianificando le mosse per creare una nuova Russia. Qui sarà possibile scoprire la formula di interior design ultra essenziale che ispirò una vera rivoluzione, celata dietro un’insospettabile combinazione di spartani arredi d’epoca. 

Dopo aver fatto tappa alle radici dell’Ottobre Rosso, perché non avventurarsi nel lato più occidentale dell’ex-Urss, attraversando la soglia del Museum of Soviet Arcade Machines pronti per una vera epifania: ebbene si, anche i sovietici amavano i videogiochi.

Colori vivaci e design accattivante caratterizzano i 40 Coin-op originali, tutti in rigoroso soviet style, raccolti tra le mura di questo originalissimo museo. Risalenti agli anni Settanta e Ottanta, questi videogiochi arcade pur ammiccando ai loro omologhi “capitalisti” restano fedeli all’ideologia marxista, quindi nessun high-score, ma grande attenzione a coordinazione, pensiero razionale e riflessi. (www.15kop.ru/en). 

 

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Per i collezionisti più incalliti, dopo la stanza di Lenin, un altro indirizzo molto local. L’Udelnaya Flea Market è un vero paradiso per tutti i cacciatori di cimeli sovietici e per i maestri indiscussi dell’arte della contrattazione. Tra le bancarelle di questo mercatino nei pressi della stazione della metropolitana Udel’naya è sempre possibile improvvisare una caccia alle rarità d’oltre Cortina di Ferro, avvistando con un po’ di fortuna, tra i tanti oggetti esposti, una perla di design sovietico come una macchina fotografica vintage o una vecchia macchina da scrivere.

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Molti riferimenti al passato comunista caratterizzano anche alcune delle location più contemporanee della città. Una di queste è il Red Stars Hotel, un albergo di 6 piani che sotto uno dei simboli storici dell’Unione Sovietica, la stella rossa, nasconde un’anima profondamente votata alla modernità. Accanto alle tecnologie più recenti e a scelte di design super contemporanee, la protagonista assoluta è la creatività, infatti, il Red Stars non è solo un semplice hotel, ma una vera e propria galleria diffusa di street-art. Ogni piano è decorato da graffiti ispirati a diverse capitali del mondo e le sale dell’hotel ospitano periodicamente workshop, master class e shooting fotografici. Il sesto piano dell’edificio ospita un ostello con una splendida vista sulla città, riservato ai viaggiatori più avventurosi (red-stars-hotel.ru).

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Dall’ultimo rifugio di uno dei padri della rivoluzione, il Messico, arriva la bevanda regina di uno dei migliori bar di San Pietroburgo, citato anche nel prestigioso elenco dei World’s Best Bars. Dietro la porta marrone de El Copitas, da qualche anno, la tequila più che omaggiare Lev Trockij celebra il sogno di tre ragazzi che superando rigide frontiere, pregiudizi e difficoltà di ogni tipo sono riusciti ad aprire il primo cocktail bar dedicato all’agave della Russia.  All’interno, suggestioni da speakeasy (le prenotazioni sono possibili solamente via social) evocano il “passato borderline” dell’attività e vivaci dettagli centroamericani fanno da sfondo a ottimi cocktail che uniscono note messicane e tradizione russa.

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A sbiadire il rosso intenso dell’Ottobre del 1917, anche se involontariamente, ci pensa il ristorante CoCoCo, con il suo nome che ricorda un famigerato acronimo contrattuale non particolarmente in sintonia con l’eredità culturale lasciata da Lenin e compagni. In ogni caso a far sentire meno precari gli ospiti del ristorante gestito da Matilde Shnurovа, ci penseranno gli arredi eleganti e le tante gustose tentazioni immaginate dallo chef Igor Grishechkin, fondendo tracce della tradizione, prodotti stagionali biologici a chilometro zero ed elaborate soluzioni estetiche di food design (kokoko.spb.ru).

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Infine, per immergersi definitivamente nella nuova San Pietroburgo basta arrivare all’Au Pont Rouge, un iconico grande magazzino firmato nei primi del Novecento da Konstantin de Rochefort e V.A. Lipskii, sulla scia di realtà come le Galleries Lafayette, e recentemente oggetto di un radicale intervento di restyling realizzato dallo studio Cheungvogl. Il progetto ha creato un nuovo spazio espositivo dove convivono telai d’acciaio racchiusi in strutture di cemento, una grande cupola, un innovativo sistema robotico e una scenografica scalinata art nouveau. Il resto è affidato a un bianco diffuso e omogeneo che, come un paesaggio invernale, caratterizza gli ambienti di un nuovo spazio pubblico, commerciale, sociale e culturale. L’anima più contemporanea del progetto è sicuramente la Selfie Room, una galleria bianchissima con una lunga panca in legno e un grande specchio, nella quale è possibile esercitare l’attualissima arte del selfie o l'antica pratica della riflessione e del self control (www.cheungvogl.com/au_pont_rouge.htm).

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di Francesco Marchesi / 6 Novembre 2017

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