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La vera storia delle Watts Towers, capolavoro di un immigrato italiano in America

Le due iconiche torri di Los Angeles vennero erette da un immigrato italiano animato da un sogno: fare qualcosa di grande

watts-towers-simon-rodia
Getty Images

Italiani, popolo di santi, poeti e navigatori. C’è un po’ di tutto questo nelle Watts Towers, un’opera relativamente poco conosciuta di Sabato Rodia, un emigrato italiano in America che per trent’anni si è dedicato alla realizzazione di un sogno confuso, contaminato da un po’ di sano ottimismo a stelle e strisce.

Nato nei pressi di Avellino e arrivato in USA nel 1895, Sabato tira avanti come può, prima come minatore in Pennsylvania, poi come manovale in California. Dopo un matrimonio finito male, nel 1920 acquista un lotto di terreno quartiere Watts di Los Angeles. Mosso dalla necessità, prima ancora di esprimersi attraverso l’arte, di “fare qualcosa di grande” con le sue mani, Sabato erige una serie di strutture architettoniche interconnesse che nel tempo profilano due torri: nasce Nuestro Pueblo (“la nostra città” in spagnolo, probabilmente a causa dell’ampia comunità di latinos). Lavoratore indefesso, “Simon” attinge a piene mani a materiali di scarto che trova un po’ ovunque: bottiglie, lattine, piastrelle, persino palle da bowling con cui decora le piccole guglie, gli archi e le pareti della sua creatura. Senza nessuna formazione, Simon Rodia costruisce una pianta dalla vaga forma di arca, i cui alberi sono costituiti dalle due torri e la cui prua punta dritto verso l’Italia. Affascinato dalle grandi figure italiane, come Michelangelo, Galileo, e Marco Polo, ambisce a iscriversi nella tradizione dei grandi pensatori italiani.

Un filmato del ‘57 ce lo mostra al lavoro, con quell’accento che ci ritroviamo un po’ tutti, e poi nella casa umile in cui metteva i dischi dell’opera italiana, che purtroppo è bruciata nel 1956. Un artigiano che ha elevato il suo lavoro ad arte, senza progetti, e senza soldi. Un groviglio di metallo, di portali, di archetti variopinti che sfuggono a qualsiasi scuola. Persino il cemento, armato con una rete metallica a sostegno dei tondelli di acciaio, era di sua invenzione. 

 

Dopo che Rodia ebbe ceduto la proprietà a un vicino per trasferirsi da famigliari a causa dell’età, la città di Los Angeles decise per la demolizione dell’opera di una vita. L’attore Nicholas King e il montatore William Cartwright la rilevarono per preservarla e mobilitarono architetti, fan, accademici per salvare le Watts Towers. Furono allora condotti test ingegneristici per attestarne la sicurezza, che si conclusero con la distruzione della stessa gru designata a condurre i test. Due metri di fondamenta, e quasi trenta di altezza non sono stati scalfiti neppure dagli incendi, dai riots del ’65 e ‘91 né dal terremoto del ‘94.

Tutte le foto: Getty Images

Unico italiano inserito (e quindi omaggiato per sempre) nella copertina più famosa di sempre, quella di Sgt pepper lonely hearts club band dei Beatles, Rodia ha eretto una cattedrale laica che ricorda gli slanci del neogotico, frutto però dell’estro di una sola persona, che si arrampicava senza protezioni per abbellirla fino alla fine, e che l’ha firmata con le sole iniziali e il calco dei suoi strumenti di lavoro. 


di Stefano Annovazzi Lodi / 11 Dicembre 2017

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