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World Monuments Watch 2018: i 25 monumenti del mondo che rischiano di scomparire

Il programma biennale del World Monuments Fund in soccorso delle zone colpite da catastrofi naturali e non solo

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The Asahi Shimbun/ Getty Images/ World Monuments Fund

Dal 1996, il World Monuments Fund porta avanti il World Monuments Watch, un programma biennale di intervento in siti di interesse artistico-culturale minacciati dal deterioramento o che viceversa offrissero evidenti opportunità di recupero. La sponsorship di American Express ha permesso negli anni di aiutare il restauro di pezzi da novante come Petra e i templi del Foro di Roma. Focus del Watch 2018 sono 25 siti in giro per il mondo, con particolare attenzione alle zone che hanno subito catastrofi naturali e ai luoghi che hanno visto la nascita del movimento per i diritti civili.

Foto: Philip Logan/World Monuments Fund

La Government House a St. John, capitale di Antigua, simbolo della tradizione democratica dell’isola, è il primo sulla lista. Una canonica del 1700, diventata residenza ufficiale del Governatore nel 1800 e tutt’ora residenza del Governatore Generale, in rappresentanza della Regina Elisabetta II. L’edificio ha subito i rigori del clima, con acute calure, nonché tornado e terremoti. Un programma di recupero che include il giardino darà lavoro a giovani inoccupati locali prima che i danni siano irreparabili.

Foto:Erick Cespedes/ Wikimedia Commons/ World Monuments Fund

La Ramal Talca-Constitución è un tratto ferroviario di 55 miglia che connette Talca col porto di Constitución, Chile. Costruita tra il 1888 e il 1915, è punto di riferimento per i paesi che attraversa. I tentativi di ammodernare la via si sono arrestati in seguito a un violento incendio che ha lasciato la popolazione temporaneamente isolata. Lavorando a fianco delle agenzie locali, il WMF vuole ripristinarne la funzione.

Foto:Yu Zhixin/World Monuments Fund

Il Grand Theater è stata la residenza del Principe Kung, membro della famiglia imperiale Qing e rimane uno degli edifici più rappresentativi di Pechino. L’imperatore e la sua famiglia ci passarono quasi 40 anni, fino alla morte di Kung nel 1898. La residenza ospitò cerimonie ufficiali e rappresentazioni private. Nel 1930 divenne sede dell’università, e nel 1978 venne aperta al turismo. La scoperta recenti di documenti punta a uno studio approfondito della sua storia e del suo aspetto originario, progetto che il WMF ha deciso di sostenere.

Foto: Steve W./ Flicker/ World Monuments Fund

In agosto e settembre 2017, l’area caraibica, il Golfo e il Messico sono stati colpiti da molteplici uragani che hanno provocato danni inestimabili in tutta la zona. Al già pesante bilancio di perdite umane si aggiunge quello di strutture e infrastrutture che necessitano un intervento immediato per limitare i danni. WMF interverrà in tutta l’area interessata per aiutare la popolazione a preservare il suo patrimonio artistico e culturale.

Foto: Matjaz Kacicnik/World Monuments Fund

Il Takiyyat Ibrahim al-Gulshani è un edificio sufista al Cairo che versa in stato di semiabbandono. Costruito tra il 1519 e il 1524, l’edificio, voluto da Ibrahim al-Gulshani, uno sceicco sufista dell’Azerbaijan, è un’importante testimonianza del passaggio dal dominio mammalucco a quello ottomano. La mancanza di fondi stranieri e la diminuzione del turismo in seguito al 2011, rendono sono causa della rovina che minaccia la costruzione.

Foto: MIBACT/World Monuments Fund

C’è anche Amatrice tra i siti sotto la lente del Watch 2018. Il terremoto dell’estate 2016 sono ancora impressi nella mente di tutti noi, così come i 299 morti che ha causato. L’area è oggi invivibile e i danni ingenti. Nonostante il crollo di edifici storici, il campanile di Sant’Emidio è rimasto in piedi, e il patrimonio che la chiesa ospitava, ovvero il museo della città, è stato quasi integralmente salvato. Il Watch 2018 sta cercando di imbastire un progetto per la ricostruzione di queste e, forse, altri edifici.

Foto: Adli Qudsi/Ekaterina Zhuravleva/ Flickr/ World Monuments Fund

Dopo sei anni di violenti scontri tra il governo siriano e i ribelli, Aleppo è in ginocchio. 400000 morti, milioni di profughi e un tessuto sociale distrutto. Simbolo di tutto questo è il souk, fiorente mercato nato nel XVI secolo e che ha subito un incendio durato mesi nel 2012. Con l’aiuto di architetti locali, il WMF sta cercando di capire a quanto ammonti il danno e come approntare un piano di recupero.

www.wmf.org/2018Watch

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di Stefano Annovazzi Lodi / 27 Ottobre 2017

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