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Cosa significa arredare un hotel oggi?

Luogo transitorio dell’ospitalità, oggi l’albergo si sottrae a ogni standard e si propone come banco di prova dell’innovazione progettuale. Una sperimentazione che le aziende italiane sostengono con realizzazioni totalmente custom made

Chissà quale albergo sceglierebbe oggi Vicki Baum per ambientare il suo best-seller ‘Grand Hotel’, uscito in Germania nel 1929, in cui la leggendaria tipologia alberghiera, sfondo dell’intreccio narrativo, è adottata come metafora della vita.

A oltre ottant’anni di distanza, l’albergo sfugge ormai a ogni standardizzazione precostituita per aprirsi a diverse interpretazioni e continui sviluppi stilistici e tematici. Pur rimanendo, oggi come ieri, un particolare e affascinante luogo dell’abitare: un vivace banco di sperimentazione progettuale e un vettore di valori contemporanei. Basti pensare che dal rispondere all’esigenza di ‘sentirsi come a casa’ — riflettendo modalità di accoglienza, personalità e dettagli dell’ambiente domestico — ha finito con l’invertire i percorsi delle influenze reciproche.

È la casa a guardare l’albergo per impossessarsi delle ultime tendenze dell’abitabilità nell’incrocio fra design, moda e architettura. Dalla sostenibilità all’autenticità, dalla ricerca del benessere alla protezione della sfera privata, dall’importanza dei rituali alla socializzazione, gli elementi che entrano in scena sono tanti e ognuno consente di individuare le peculiarità di un albergo. Piccolo o grande. Più o meno stellato.

In luoghi ameni, posizioni inconsuete oppure nel centro caotico delle città, capta i bisogni del nuovo esigente viaggiatore e bada a tessere relazioni con il contesto. Il tutto è quindi cucito insieme e differenziato, secondo quella che viene indicata come la quarta dimensione costruttiva imprescindibile: l’interattività emozionale ovvero l’esperienza diretta. Un po’ per naturale inclinazione e un po’ per il rinomato savoir-faire artigianale e industriale, sono tante le aziende italiane che supportano con interventi custom e con forniture di prodotti a catalogo i progettisti che sempre più numerosi vengono chiamati a provarsi su questo impegnativo banco di sperimentazione.

Per questo ogni hotel diventa sempre di più un luogo a sé, con una propria personalità, anche se appartiene a una catena internazionale. Lo dimostra, già a partire dal nome, fra gli ultimi inaugurati, Room Mate Giulia (leggi anche → Apre a Milano il Room Mate Giulia). Aperto a Milano la primavera scorsa, dopo i due fiorentini, Room Mate Isabella e Room Mate Luca e gli altri che la catena spagnola, fondata nel 2005 dall’imprenditore Kike Sarasola (leggi anche → Stile mediterraneo per un nuovo hotel a Barcellona), sta diffondendo ovunque. Porta la firma di Patricia Urquiola, che ha sviluppato questo suo nuovo progetto totale d’interior per alberghi – dopo il Das Stue di Berlino e il Mandarin Hotel Oriental di Barcellona – in un edificio ottocentesco a due passi dal Duomo.

È l’essenza del dialogo fra l’hotel e la città. Attraverso la scelta di materiali, cromie e decori grafici il rimando a ciò che è fuori è ricercato e tangibile. Concepiti con arredi fissi realizzati su disegno, da Cassina Contract, gli spazi comuni e le stanze sono una fresca esplosione di invenzioni e accostamenti inaspettati di oggetti, riconoscibili pezzi di arredo, e opere di artisti milanesi. Una piacevole e diffusa leggerezza stempera l’approccio rigoroso che ha guidato il progetto nel recupero silenzioso della memoria. Da assorbire per sensazioni. È il lifestyle milanese e più in generale italiano che le aziende nostrane riescono a trasmettere nell’esperienza dell’ospitalità di un luogo, complice un progetto pensato in ogni dettaglio da chi l’ha ideato.

Rimanendo a Milano, spostandoci verso il teatro alla Scala, sulla spinta del flusso di arrivi previsti dalla passata Expo e dalla sua eco, la catena Mandarin Oriental ha fissato un suo indirizzo anche qui. È il lusso orientale incastonato nella sobrietà del capoluogo lombardo: una miscela combinata ad arte, da Antonio Citterio e Patricia Viel (leggi anche → A Milano il Mandarin Oriental di Antonio Citterio e Patricia Viel), seguendo i dettami della tradizione residenziale, ispirata a Piero Portaluppi, Gio Ponti, Mario Asnago e Claudio Vender. Nell’elegante edificio del ’700, ogni mobile è su misura e personalizzato per finiture, con l’apporto di B&B Italia Contract Division, e si combina secondo temi di colore e materiali utilizzati in tutto l’hotel, per distinguere zone e funzioni. Spa, ristorante, bar, aree comuni e l’adiacente bar-bistrot. Oltre a stanze e suite, ognuna con una distinta personalità, realizzate da Poliform. La notorietà del brand si afferma così nell’incontro con il valore culturale del luogo. Sofisticata, contemporanea, eclettica, inaspettata: l’atmosfera è ciò che conta. Anche quella che i resort stabiliscono, per antonomasia, in relazione con l’ambiente, la natura e tutto ciò che è locale, soprattutto se in mete turistiche esotiche.

Il Como Point Yamu a Phuket, Thailandia, è uno degli esempi. Anche qui, nel 2014, è arrivata la versatilità italiana, con Paola Navone e Gervasoni, fusa nel rispettoso mix con le tradizioni artigianali del posto. Un incontro felice, sulla penisola che si allunga sul mare delle Andamane, con il Gruppo Como Hotels and Resorts di Singapore. Che ha dato vita a uno scrigno per il benessere fuori dall’ordinario, connotandolo come prezioso contenitore di elaborati oggetti e finiture fatti di ceramiche, intrecci, suggestioni e storie. Scenografie allestite solo per vite in transito? Niente affatto, gli alberghi sono piuttosto volani di innovazione.

A San José del Cabo, Messico, Miguel Ángel Aragonés ha progettato un complesso di nuova concezione (leggi anche → Un hotel di lusso in Messico). Inaugurato agli inizi del 2016, interamente arredato da Poliform (finiture, arredi fissi, cucine e bagni compresi), è fatto da un hotel e un’area residenziale, suddivisa in appartamenti e ville. Un progetto che declina in continuità la sfera della casa e quella dell’albergo. Si chiama Mar Adentro perché gli edifici che lo compongono, collegati fra loro da un sistema di passerelle, sono circondati o si affacciano sull’acqua. La lounge galleggia sospesa al centro, nel vuoto, disegnato dalla forma a ferro di cavallo della struttura alberghiera. L’insieme unisce visivamente il deserto e l’oceano, lasciando alle spalle la città. Ed è lo spunto per l’inizio di nuove storie. 


di Porzia Bergamasco / 21 Novembre 2016
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