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Case moderne di lusso: dall'architettura agli interior, fino alla definizione di ogni aspetto del design

Grattacieli e complessi residenziali. Le star del progetto pensano ad involucro, spazi interni, arredamento e dettagli decorativi

Chiamarli semplicemente appartamenti è più che riduttivo: la nuova generazione di case moderne di lusso che sta cambiando profondamente l’idea di residenza urbana, dagli Stati Uniti alla vecchia Europa, propone a quanti se li possono permettere progetti firmati dai più importanti architetti internazionali, arricchiti da soluzioni personalizzate e da una serie di servizi esclusivi che fanno invidia a molti hotel a 5 stelle.

Si tratta a tutti gli effetti di un innovativo prodotto immobiliare che unisce capacità imprenditoriale e processi di produzione industriale all’esperienza artigianale degna di un’antica sartoria. Una rivoluzione che ha spinto molti brand storici del mondo dell’arredo a specializzarsi nella progettazione, produzione e installazione di sistemi integrati per l’ambiente domestico, dal living al bagno, fino alla cucina.

Tutto questo dialogando con i progettisti per immaginare soluzioni personalizzate capaci di definire l’identità di una casa che, solo sulla carta, nasce come oggetto seriale. Ma per capire meglio quale sia la natura di queste due componenti, industriale e artigianale, la cui somma ha prodotto i design apartment, è necessario fare un passo indietro di qualche decennio.

Chicago 1951, lungo Lake Shore Drive svettano le torri in acciaio e vetro firmate da Mies van der Rohe: 288 appartamenti di lusso che rappresentano una delle prime operazioni immobiliari di case moderne di lusso dove la firma del progettista, che insieme all’architettura progetta anche gli arredi e gli allestimenti interni, diventa anche un potente veicolo comunicativo e commerciale. In questo processo il ruolo dell’interior design è fondamentale: realizzare soluzioni sartoriali, attraverso metodi di produzione industriale ad alto contenuto tecnologico, diventa la chiave per sviluppare progetti che siano allo stesso tempo iconici e funzionali.

Lo capisce perfettamente Ian Schrager, vero e proprio guru nel mondo dell’imprenditoria immobiliare che, dopo aver inventato negli anni Settanta lo Studio 54, negli Ottanta il Palladium, e ridefinito i boutique hotel, inventa nel 2007 i design apartment. Per sviluppare questo nuovo modello residenziale di ambiete moderno di lusso a New York si affida agli svizzeri Herzog & de Meuron.

Il risultato è rappresentato da 40 Bond Street: 28 appartamenti con interni curati dall’inglese John Pawson caratterizzati da materiali pregiati e finiture esclusive realizzate su disegno da Christian Liaigre. Sempre a New York, ma insieme a un altro general contractor, Herzog & de Meuron hanno appena ultimato uno dei grattacieli residenziali più innovativi nel panorama contemporaneo: si tratta del 56 Leonard, 145 ville moderne urbane in cristallo che stanno sorgendo nell’area di TriBeCa, impilate l’una sull’altra come tante scatole in equilibrio instabile. Un vero e proprio residence in verticale completo dei più esclusivi servizi, tra cui il fitness center, la biblioteca e una piscina lunga più di 20 metri, aperta sul solarium esterno e affiancata da una vasca idromassaggio ad acqua calda, affacciata sul fiume Hudson. Per l’occasione il duo svizzero ha curato anche il disegno degli interni, sviluppando con Molteni&C e Dada alcuni arredi esclusivi, come il bancone cucina a forma di pianoforte o il camino a tutta altezza, senza dimenticare il disegno dei sanitari firmati per Laufen.

Il design italiano è protagonista anche al 432 di Park Avenue, in un’altra torre che sta modificando lo skyline di Manhattan, firmata da Rafael Viñoly e dall’interior designer Deborah Berke che ha scelto le collezioni Aran per arredare 142 ambienti cucina, 482 stanze da bagno, 214 camere, 78 lavanderie. Direttamente sulla High Line si trova invece il primo contributo di Zaha Hadid (leggi anche → Zaha Hadid, in vendita il primo appartamento a New York) al panorama architettonico della città: un edificio per 39 residenze, con interni integrati alla natura scultorea dell’involucro. Tutte le cucine sono arredate da Boffi, con mobili della linea Xila (e il plus delle strutture a isola create in collaborazione con Zaha Hadid Architects), così come i bagni.

Se la rinascita di New York passa anche attraverso questa nuova generazione di edifici residenziali, all’interno dei quali i brand italiani rappresentano spesso la prima scelta per la realizzazione degli allestimenti, anche in Europa il fenomeno si sta diffondendo con rapidità. L’Italia sta vivendo una nuova stagione, meno orientata ai grandi numeri e più concentrata sulla qualità dell’offerta: le residenze CityLife di Milano, su progetto di Zaha Hadid e Daniel Libeskind, si sono accreditate negli ultimi anni come teatro di sperimentazione per i brand dell’arredo che stanno facendo del custom-made un loro biglietto da visita.

Milano Contract District (leggi anche → Cosa è successo al party del Milano Contract District), che rappresenta l’evoluzione del tradizionale General Contractor, si sta occupando della fornitura degli arredi negli appartamenti disegnati dalle archistar. E grazie a un’offerta tailor made, che può contare su un pool di aziende nostrane, è in grado di allestire una scenografia domestica 100% Made in Italy.

A Londra la storica centrale di Battersea, resa mitica dalla copertina di un album storico dei Pink Floyd, rivive attraverso il progetto di Ian Simpson Architect: per l’occasione Lema ha progettato e installato tutte le armadiature per allestire le zone living e notte dei nuovi appartamenti. Nel porto di Amburgo, Herzog & de Meuron hanno quasi ultimato la trasformazione di un ex magazzino rivestito di mattoni, sovrapponendogli un monumentale complesso multifunzionale rivestito in vetro e caratterizzato dalla presenza di tre sale da concerto. In più, all’interno del nuovo edificio trovano spazio un hotel e 45 appartamenti che godranno di una vista sensazionale sul fiume e sulla città. L’interior designer Kate Hume ha sviluppato il progetto di una residenza campione di 400 mq al diciottesimo piano, collaborando con Minotti che ha messo a disposizione varie sedute, tra le quali i divani Seymour disegnati da Rodolfo Dordoni. 

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