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Elle Decor Italia

I 7 lounge degli aeroporti più belli del mondo

Da ambienti asettici a spazi con forte carica evocativa, ecco come stanno cambiando i terminal degli aeroporti

I terminal aeroportuali sono per loro natura luoghi dello standard, in cui nulla è lasciato al caso e tutto è calcolato con precisione, dal livello acustico alla lunghezza dei percorsi, dalla frequenza e collocazione dei luoghi di sosta, al tipo e quantità di informazioni trasmesse.

Il design di questi spazi di transito deve sviluppare, attraverso l’organizzazione delle aree funzionali, la scelta dei materiali e degli oggetti di arredo, una valenza positiva e rassicurante: il viaggiatore di passaggio, smarrito in un Paese sconosciuto, ritrova se stesso in un ambiente nel quale i linguaggi espressivi e le regole di comportamento sono sempre identici a prescindere dal fatto che ci si trovi a New York, Vienna o Tokyo.

A questa tendenza generale si sta sovrapponendo negli ultimi anni un nuovo approccio, che si manifesta soprattutto nell’allestimento delle aree lounge delle principali compagnie aeree: la creazione di un’identità forte legata all’esperienza del viaggio, le cui componenti sono una grande attenzione alle esigenze del passeggero e il disegno di spazi per il relax che richiamano le radici culturali della compagnia stessa. Che si tratti di consumare il pasto tra un volo e l’altro, di partecipare a una riunione di lavoro o semplicemente di riposare leggendo il giornale, tutti i riti connessi sembrano trovare ispirazione in un forte richiamo nell’uso di materiali, di forme e di atmosfere tipicamente local.

La compagnia Finnair nel 2014 ha affidato allo studio dSign lo sviluppo integrato dei nuovi interni per le cabine dei suoi aeromobili, insieme a quello per la Premium Lounge presso l’aeroporto di Helsinki- Vantaa. L’obiettivo del progetto è proprio quello di offrire al passeggero un’esperienza ininterrotta che inizia al controllo bagagli e termina a quello doganale: il risultato è uno spazio caratterizzato dalla presenza dei tipici legni chiari scandinavi, sui quali trovano collocazione le poltrone imbottite, tra cui la celebre Womb chair di Saarinen prodotta da Knoll International. Un’autocitazione d’autore, che rimanda subito al mitico terminal TWA realizzato dal maestro nordico nel lontano 1962 al JFK di New York, per il quale Saarinen disegnò personalmente sedute e poltrone su misura, integrate nella sinuosa struttura in calcestruzzo dell’edificio.

Nel 2013, Alitalia, insieme allo studio Robilant Associati, riconcettualizza l’idea di lounge con lo spazio ‘Dolce Vita’, all’interno dell’aeroporto di Roma Fiumicino: non più solo un luogo di relax in attesa del volo, ma un vero proprio flagship store rappresentativo dei valori e degli elementi distintivi di Alitalia e dell’eccellenza italiana nel mondo, grazie anche alla collaborazione dei migliori brand nazionali con divani B&B Italia, mosaici Bisazza e illuminazione Prandina, tra i tanti. Nel 2015, dall’incontro con Marco Piva nasce il progetto Casa Alitalia, che propone negli hub di Fiumicino e Malpensa un’idea di lounge come luogo più domestico che pubblico. Una volta varcato l’ingresso, ispirato ai portoni dei palazzi italiani rinascimentali, l’atrio di accoglienza, le zone per il relax e le aree destinate alla ristorazione sono progettati come ambienti di una grande casa, all’interno della quale trovano collocazione le icone del design made in Italy, come le sedute Poltrona Frau e le lampade Flos.

La contaminazione tra culture diverse è anche la chiave per il progetto della Lounge Cathay Pacific, a Hong Kong, firmato da Ilse Crawford. Per la designer londinese era necessario distaccarsi dall’ambiente aeroportuale, neutro e asettico; il risultato è un mondo lontano dalla tipica estetica da compagnia aerea, che ricorda piuttosto le atmosfere di un elegante appartamento, in cui il salotto, la biblioteca e la sala da pranzo sono organizzati in una zona benessere curata in ogni dettaglio. La firma di Studioilse è riconoscibile nell’uso di materiali naturali come pietra calcarea, ottone e onice. A questi si aggiungono pezzi di design d’autore firmati Sergio Rodriguez, Verner Panton e Lindsey Adelman.

Ricreare un paesaggio impossibile tra le mura di un terminal, utilizzando l’evocazione della natura, è invece l’idea alla base del progetto per la nuova business lounge Air France nell’aeroporto di Parigi Charles de Gaulle, disegnato da Noé Duchaufour-Lawrance, insieme allo studio di comunicazione Brandimage. Le forme, i materiali e i colori (sfumature di beige, verde e ocra) evocano il mondo organico. Le grandi lampade ad albero definiscono gli spazi relax e scandiscono i movimenti all’interno della sala. Per l’occasione il designer francese ha immaginato un’illuminazione indiretta, ottenuta attraverso microfori a forma di foglia applicati al legno di rivestimento, che disegna gli involucri all’interno dei quali alloggiano poltrone in cuoio cucito a mano separate da pannelli curvi scolpiti nel Corian®.

Il nostro viaggio si conclude a New York, a pochi passi dal vecchio terminal TWA di Saarinen che sarà trasformato in un boutique hotel, per essere avvolti dall’atmosfera anni ’60 della nuova Virgin Atlantic Clubhouse del JFK: uno spazio lussuoso e coloratissimo, firmato dallo studio Slade Architecture, la cui composizione ruota attorno a una nuvola luminosa composta da 2.000 cilindri dorati che modellano il soffitto dell’area bar. L’ambizione della compagnia era quella di suggerire un’esperienza capace di arricchirsi ogni volta che i viaggiatori avessero una nuova occasione di visitare la lounge. Qualcosa di molto lontano da quella sensazione di disorientamento che è una delle componenti meno eccitanti della nostra supermodernità. 


di Massimiliano Giberti / 22 Novembre 2016

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